A- A+
Milano

di Guido Camera,
avvocato del Tribunale di Milano

La tragedia che si è svolta ieri nel pieno centro di Milano deve farci riflettere. Mi riferisco all’incidente (avvenuto proprio sotto il mio studio) in cui ha perso la vita un ciclista di trent’anni che non pedalava per divertimento o sport, ma per andare a lavorare. Con i magri tempi che corrono, del resto, la bicicletta diventa sempre più un prezioso – ed economico - mezzo di trasporto per tante persone.
La dinamica dell’incidente, scrivono i giornali, è quella tipicamente caratterizzata dalla poca attenzione; in una città dove siamo sempre più condizionati dall’ansia di fare tutto in fretta, ci si dimentica – ormai patologicamente - di un elemento essenziale del vivere civile: che non ci siamo solo noi, con i nostri problemi, al mondo (e in strada). Non credo, però, che possiamo continuare a pretendere il rispetto dei nostri diritti se non siamo disposti – prima di tutto – a rispettare i diritti del prossimo. E non è solo con le grandi iniziative che noi milanesi possiamo dimostrare la grandezza della nostra città e lo spirito di accoglienza che ci ha sempre contraddistinto: sono le piccole attenzioni, che – se alla lunga trascurate – alimentano tensioni e inciviltà, civica e culturale.
Così può accadere che – in una delle strade più trafficate di Milano, abitualmente ingolfata di auto, moto, mezzi pubblici di terra e biciclette, sotto Natale ancora di più – il conducente di un pulmino per turisti, regolarmente parcheggiato (così hanno riferito i vigili), decida di aprire la portiera, probabilmente disattento, e urti il manubrio di un ciclista di passaggio: che perde l’equilibrio e finisce schiacciato da un altro furgoncino che sopravviene (a che velocità?).
Ora spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura stabilire le rispettive colpe; ci vorrà del tempo ma, purtroppo, nessuno restituirà alla famiglia il proprio caro e, credo, la coscienza dell’investitore lo tormenterà a lungo.
Però questo tragico episodio non deve rimanere fine a se stesso, potendo – anzi, dovendo - tutti noi  prendere spunto per accrescere il nostro senso di responsabilità, soprattutto quando circoliamo per la città: chi guida un’auto o una moto non deve mai dimenticare che, anche se il motore è spento, la sua condotta può coinvolgere altri utenti della strada; i ciclisti devono prestare particolare attenzione, evitando i marciapiedi e i percorsi vietati e/o pericolosi (quanto volte ho visto ciclisti andare spensierati sulle corsie preferenziali, bloccando i mezzi pubblici e mettendo a repentaglio la loro stessa vita!); l’amministrazione comunale deve sempre più individuare soluzioni e strategie che incentivino i milanesi a utilizzare i mezzi pubblici e le biciclette.
Cento leggi, del resto, servono di gran lunga meno di un briciolo di reale – e diffuso - senso di responsabilità. A cominciare dalle piccole, e ovvie, cose.

Tags:
senso responsabilità







A2A
A2A
i blog di affari
Due ori italiani a Tokyo 2020, ma “ex aequo” Tamberi (un po’) stonato
L'OPINIONE di Ernesto Vergani
Cassazione, trasferimenti immobiliari e crisi coniugali: la sentenza
Green pass, serve a poco se col vaccino posso comunque contagiare
L'OPINIONE di Diego Fusaro


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.