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Il Talebano - Provocazioni da destra
"Alla città serve Sofo": Il Talebano, lettera agli identitari milanesi

Parisi è molto moderato. Dunque, a chi vuol dare un’impronta identitaria netta alla prossima amministrazione milanese non resta che votare Sofo.

Questo è un suggerimento che rivolgiamo direttamente agli elettori “di destra”: leghisti, conservatori, pro-famiglia, patriottici o qualunque sia la vostra connotazione. Purché siate identitari.

Vi scriviamo perché sappiamo che vi state annoiando a morte di fronte a questa campagna elettorale, fatta molto di tecnicismi e poco di contenuti profondi. Molto di carezze tra avversari e poco di scontri su che cosa fare. Molto di slogan e poco di visioni. Molto di similitudini e poco di divergenze.

Sala somiglia a Parisi, al quale somiglia Mardegan che però ammicca a Sala. Quello del 5 Stelle neppure si è capito ancora come si chiama ma ci si ricorda solo la criniera e Basilio Rizzo sembra una rievocazione storica da festa in piazza con le salamelle. Gli altri neppure li consideriamo. Ecco il pensiero diffuso.

La “sinistra” ha i suoi grossi problemi ma noi ce ne freghiamo perché se si tirano i capelli tra loro a noi fa solo piacere.

Alla “destra” invece serve Sofo. Perché noi lo sappiamo che “la destra”, ovvero la seconda metà di quello che la politica ama definire centrodestra, è abbastanza arrabbiata con Parisi. Lo trova un poco moscio e manageriale, non ne ha apprezzato le posizioni molto neutre sul tema famiglia, i battibecchi con Salvini, le prese di distanze dai alcuni candidati per lui troppo radicali. Non ne vede la grinta sulle questioni periferie, immigrazione, politiche sociali… ovvero su quei temi sui quali Pisapia è uscito palesemente sconfitto. La “destra” considera Parisi troppo moderato, lo vede troppo poco diverso da Sala e si chiede se valga la pena andarlo a votare.

Votatelo. Perché sennò poi finisce come la Moratti: che aveva commesso gli stessi errori e ne ha pagato pegno vedendosi voltare le spalle dall’elettorato “di destra”. Ma poi la conseguenza sono stati cinque anni di Pisapia. Oggi, se c’è una cosa certa, è che non vogliamo altri cinque anni alla Pisapia.

Ci sarebbe potuto essere un candidato sindaco migliore per “la destra”? Può essere. Ma Milano lo sapete bene che è città borghese manageriale e moderata. Dunque i candidati sindaco non potevano che essere borghesi manageriali e moderati. Tutto poi sta ai partiti che lo portano avanti.

Parisi è lì non per sua iniziativa ma perché scelto da una coalizione alla quale poi dovrà rispondere. Di questa coalizione, la Lega Nord è la forza più grossa. E la forza più grossa non può che avere il peso decisionale più rilevante. Dunque tutto sta nel far sentire a Parisi chi è quello forte da ascoltare.

Per questo “alla destra” serve Sofo. Perché Sofo della Lega è il talebano. Quello che ha scatenato le ire di Majorino perché ha dichiarato che i soldi delle politiche sociali devono andare innanzitutto a bisognosi, giovani coppie e famiglie. Quello che fa da braccio destro a Cristina Cappellini, l’assessore regionale che ha scritto “Family Day” sul Pirellone. Quello che fa simposi con icone della cultura controcorrente come Buttafuoco, Massimo Fini e De Benoist. Quello che propone per Milano la visione identitaria per eccellenza, quella della città-villaggio e ne è talmente convinto che per realizzarla lancia veri progetti ad hoc per trasformare ogni periferia in un centro di vita. Quello che per lanciare la sua idea di Milano capitale identitaria si è messo accanto non solo Salvini, ma anche Marion Le Pen.

Insomma, quello con le idee forti. Quindi lasciate che Parisi faccia il moderato senza preoccuparvi. Che tanto poi quando sarà Sindaco, a moderarne la moderazione ci pensa Sofo.

Il Talebano, per mano di Dario Leotti

Tags:
vincenzo sofoelezioni amministrative 2016 milanoil talebano
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