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Città Studi, il Comune rischia di combinare un bel danno

Il Comune di Milano rischia di combinare un bel danno a Città Studi: se a un quartiere che si chiama Città Studi togli la sede universitaria e dunque gli studi, lo mandi in crisi d’identità. Come se da Piazza Duomo togliessi il Duomo.

L’Università attira giovani che affittano case, mangiano nei ristoranti, bevono nei bar, chiacchierano per le strade, comprano nei negozi, studiano nelle biblioteche. E’ un quartiere che sugli studi ha dunque creato la propria vita, la propria economia, il proprio tessuto sociale. E va bene voler trovare un modo per valorizzare le aree Expo, ma riempire un quartiere nuovo svuotandone uno già esistente e con una sua storia, non è affatto una buona idea di sviluppo della città. Soprattutto se non hai un piano su come dare a quel quartiere un’identità nuova. Che è esattamente il vuoto mentale che vive in questo momento l'assessore all'Urbanistica Maran, uno che in zona Inganni è rimasto nella memoria dei residenti per aver speso decine di migliaia di euro per dipingere una pista ciclabile nel mezzo della strada e dopo pochi giorni - siccome è evidente che una pista ciclabile dipinta nel mezzo di una carreggiata sia inutilizzabile e pericolosa - ha speso altrettanti soldi per cancellarla.

Ora Maran, come hanno detto i residenti, rischia di trasformare Città Studi in Gotham City. In quartiere fantasma. Ma c'è un altro assessore, Filippo del Corno, che invece se vuole può farla diventare New Orleans. La capitale del Jazz.

L'assessore alla Cultura già da un po' si sta muovendo per fare sviluppare a Milano questo genere musicale e il problema Città Studi è un'occasione di svolta. Città Studi-Lambrate è infatti oggi un quartiere in bilico tra il degrado in cui vive e lo splendore in cui potrebbe vivere. Perchè un quartiere abbandoni il degrado e trovi definitivamente lo splendore è necessario trovare un motore di sviluppo che le consenta di restare al centro dell’attenzione tutto l’anno. Il Ventura Design District non assolve questo compito, perchè il design è ormai Zona Tortona e cercare di esportarlo crea una concorrenza inutile tra quartieri e giova a Lambrate-Città Studi sono per un periodo di tempo circoscritto. 

Però voglio mettere a disposizione del Comune l'idea che già proposi alcuni mesi fa per sfruttare un altro ambito che sta permeando spontaneamente in questo territorio: la musica dal vivo, in particolare il jazz. Un fiorire di iniziative private che pian piano sta coinvolgendo locali, teatri, orchestre e associazioni le quali stanno cercando di costruire un vero e proprio circuito che abbia come comune denominatore la musica jazz e come eventi aggreganti dei festival di settore, tanto da catturare l’interesse di istituzioni private (vedi Fondazione Cariplo) che già sono scese in campo per supportare questa idea. Idea che però per sbocciare in qualcosa di solido deve essere presa in mano dal Comune, che da questa iniziativa privata può partire per realizzare un vero e proprio distretto del jazz.

Come? Innanzitutto investendo nella valorizzazione dell’auditorium di via Valvassori Peroni, di proprietà comunale e intitolato proprio con il cognome di un noto jazzista (Cerri), per farlo diventare il luogo di riferimento attorno al quale sviluppare il resto. Dopodiché incentivando l’apertura di locali che facciano musica dal vivo, attraverso agevolazioni per i lavori di adeguamento del  locale, facilitazioni della concessione del tipo di attività, abbassamento della tassa sui dehors. E poi favorendo gli spettacoli di strada attraverso un programma mirato a diffondere non solo in centro ma anche nelle periferie le esibizioni dei cosiddetti “buskers” (artisti di strada), attingendo in particolar modo dagli studenti del Conservatorio. Infine, attraverso l’organizzazione periodica di un festival jazz internazionale che consenta di affermare in Italia e all’esterno il nome di Lambrate come meta di riferimento nel settore.

In questo modo, si creerebbe un interesse attrattivo tale da portare un indotto sul territorio che durerebbe tutto l’anno e non solo una settimana. Generando economia, cultura, vita, turismo. La New Orleans d’Europa.

Vincenzo Sofo (Lega Nord)

 
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