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Il Talebano - Provocazioni da destra
Giambellino, proposte da destra. Rabaiotti si ricordi del suo passato
Case Aler in Giambellino

Questa è una lettera aperta e costruttiva all’Assessore ai lavori pubblici Gabriele Rabaiotti, che nelle mani ha il destino del Lorenteggio-Giambellino. 

I 95 milioni di euro stanziati da Regione e Comune sono infatti la grande opportunità da non perdere per il futuro della città. Lo sono perché il Giambellino è uno dei quartieri storici di Milano e uno dei più degradati, che oggi ha la fortuna di poter godere dello stanziamento di denaro più grosso di tutta la Lombardia per interventi del genere. Lo sono perché a gestirli oggi c’è un assessore che quel quartiere lo conosce come le sue tasche e che nei cinque anni di presidenza del Municipio 6 ha dimostrato, parola di chi allora era consigliere di minoranza, grande attenzione.

Proprio in quel periodo è partita la sfida del Giambellino e proprio in quel periodo se ne sono annusati i primi grossi limiti, con un Pisapia che tagliò fuori dal tavolo decisionale il Municipio (come ben sa Rabaiotti) nonostante fosse l’organo che quotidianamente raccoglie le necessità del territorio, preferendo affidare qualche decina di migliaia di euro di incarico ad associazioni per questionari ai residenti. Sempre ad associazioni è stato dato in mano il Mercato Comunale e sempre le associazioni sono state rassicurate circa prossimi interventi sulla cosiddetta Casetta Verde di via Odazio (sede di associazioni) e circa una gestione della Biblioteca che coinvolga le associazioni. Peraltro più o meno sempre lo stesso giro di associazioni.

In sintesi, la riqualificazione del Giambellino è partita con uno spirito molto autoreferenziale. Spirito che tocca a Rabaiotti correggere se non vuole che l’occasione dei 95 milioni di euro vada in fumo. Quei 95 milioni di euro devono essere utilizzati per dare alla città un modello e un esempio di sviluppo a 360 gradi. Così come il progetto è proposto, è monco: qualche ristrutturazione, qualche miglioria al quartiere e un “luna park” per far sfogare le solite associazioni. Meglio di niente, per carità. Ma Rabaiotti sa bene che questa è un’occasione dalla quale si può ricavare di più.

Quei 95 milioni di euro devono servire a trasformare il Giambellino da dormitorio per sfigati a centro di vita. Da periferia abbandonata a luogo di attrazione. Devono servire a inventarsi un motore che metta in moto un meccanismo virtuoso di rigenerazione del quartiere, come accaduto in Zona Tortona e all’Isola. Devono servire a inventarsi un elemento che porti una riqualificazione a 360 gradi, non una ristrutturazione che dopo un po’ di anni sarà nuovamente da ristrutturare.

Un’idea complementare alle ristrutturazioni Rabaiotti già ce l’ha ed è quella della quale parlammo quando lui era Presidente e io consigliere di minoranza del Municipio 6: il “Museo a cielo aperto”. Ovvero utilizzare l’arte per rifare alcune facciate degli edifici popolari secondo un approccio seriamente artistico e museale, creando uno strumento di attrazione per visitatori attorno ai quali creare economia, eventi, commercio. Applicare al Giambellino la logica adottata a Lione, Berlino, Londra e compagnia, dove la gente si sposta dal centro ad alcune periferie, perché lì c’è qualcosa di interessante da vedere. E quando sono lì, lì mangiano, lì comprano, lì passano il tempo.

Una concezione che Rabaiotti colse da Presidente e che ora ci aspettiamo che realizzi da Assessore.

 

Vincenzo Sofo (Lega Nord)

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