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Il Talebano - Provocazioni da destra
Meglio una bevuta di un buon libro. Ecco come si discrimina la cultura
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di Vincenzo Sofo

L’altro giorno facevo una passeggiata sui Navigli e, fermandomi a chiacchierare con una libraia, mi è caduto un mito: quello della sinistra milanese paladina del motto “con la cultura si mangia”.

Ho sempre rimproverato alla destra di essere troppo incurante di quello che è un ambito fondamentale di per la crescita di una comunità e soprattutto che ha sempre costituito uno dei motori principali di Milano. E ho sempre la maggiore sensibilità dei politici di sinistra nei confronti del settore culturale. Ho apprezzato molto l’idea dell’allora assessore Boeri di avviare una rassegna come BookCity (poi duplicato in PianoCity) che faceva finalmente uscire la cultura dai salotti per usarla come strumento di rivitalizzazione dei quartieri e sono rimasto affranto quando Pisapia lo ha cacciato, forse proprio perché stava facendo bene. 

Sono stato molto contento della riqualificazione di spazi come l’Ex Ansaldo e la Cascina Cuccagna e prima ancora la Fabbrica del Vapore etc. etc. e ci sono rimasto male quando, guardando chi li gestiva, ho scoperto che però - tutti questi spazi - il Comune poi li affida sempre ai soliti quattro amici appartenenti al loro “clan”. Ma mi sono sempre dato come giustificazione: “Beh, non si può certo dire che la sinistra non faccia mangiare con la cultura”.

L’altro giorno però, chiacchierando con una libraia sui Navigli, ho scoperto che in realtà il Comune (salvo i quattro amici di cui sopra) con la cultura non fa mangiare no. Ad esempio, il Comune sui Navigli non concede alle librerie la possibilità di mettere un dehors. Cioè, impedisce a chi vende libri di mettere un paio di tavolini fuori per attrarre clientela offrendo un angolino carino per sedersi a leggere. Motivo? Perché non fanno somministrazione. Ovvero: se vendi alcolici puoi attirare clientela mettendo i tavolini fuori, se vendi cultura no. 

Anche uno di “destra” (dunque becero ignorante secondo la definizione della sinistra) come me si rende conto della stupidità di una misura del genere: un’amministrazione che si vanta di essere la paladina del “con la cultura si mangia” non può limitarsi a far mangiare gli amici affidandogli ogni benedetto spazio che Milano riqualifica; un’amministrazione che veramente vuol consentire alla cultura di sopravvivere alla crisi economica deve attuare politiche che consentano a chi vuole fare impresa puntando sulla cultura di competere con il mercato. Non discriminarlo o ostacolarlo.

Ditelo voi, per favore, all’assessore Del Corno: ché forse non è che non vuole farlo ma semplicemente non gli hanno ancora detto che esiste un mondo culturale anche fuori dai salotti e dagli spazi affidati ai quattro amici.

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