INSIDE/ Sindaco Milano, tocca a Pisapia. La parola al Pd ma...

Martedì, 13 luglio 2010 - 10:44:00


E' il giorno di Giuliano Pisapia.
L'avvocato ha presentato la propria partecipazione alle primarie al Teatro Litta in una sala gremita. Ma cosa sta succedendo nel Pd che si prepara (o dovrebbe farlo) al tentativo di "reconquista" delle terre sotto la Madonnina? La storia del Pd di questi mesi si può raccontare - con tutte le sue complicazioni, tutte le sue contraddizioni - in sette vicende personali.


Pisapia al Teatro Litta. Ecco chi c'era e chi non c'era
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LE IMMAGINI

civati

CIVATI, IL GIOVANE SEMPREVERDE - Chi lo legge sa che scrive da dio. Chi lo ascolta parlare di filosofia rimane a bocca aperta. Difficile inquadrare Filippo Civati detto Pippo, in una sola occhiata. Giovane bello di belle speranze, pasionario, brillante. Polemico quanto serve, internazionale quanto occorre. British nello stile e nelle stoccate. E' stato il leader della mozione Marino a Milano. Per Civati, una grande vetrina. Ora però è un po' in ombra. Si racconta che l'ultima nomina, alla segreteria nazionale del Pd, non sia stata esattamente a suo favore. Ci si attendeva una sua promozione e invece, al suo posto è andato Ettore Martinelli. Un segnale chiaro. Così come sono chiare le voci che lo danno troppo vicino al sempreverde Carlo Monguzzi,  ex consigliere regionale ambientalista che non si rassegna alla pensione, e troppo distante dal cuore del partito.

roberto cornelli

CORNELLI, IL SINDACO DI CORMANO - Il segretario provinciale del Pd e sindaco di Cormano, Roberto Cornelli, è l'uomo che deve gestire l'intricata questione della candidatura democratica. Parla a una parte del partito che finalmente vuole discutere di giovani, precariato, coinvolgimento, integrazione. Parla con le parole giuste. Dovrebbe essere lui il vero king maker, sulle orme di esponenti di spicco del partito sotto la Madonnina, a partire da quel Roberto Vitali segretario del Pci che quando sedeva sulla sua poltrona contava eccome. Anche a Roma. E anche a livello mediatico.
Cornelli è un giovane criminologo, fresco, svelto. E' un uomo intelligente, di buone letture. Ha ideali ben precisi. Ma - si vocifera - non appartiene più alla catena di comando, che si è interrotta sulla via di Sesto San Giovanni. E' lui il simbolo più evidente della frattura all'interno della mozione Bersani, che oppone la base, della quale Cornelli è a capo, al vertice, dove sta invece il suo ex patron politico Penati e lo stesso Bersani. In questa frattura sta tutto l'impasse del Pd, la sua incapacità di scegliere. Senza la legittimazione del vertice, Cornelli torna ad essere più il sindaco di Cormano che il potente segretario provinciale del Pd. Ed è difficile parlare ai milanesi indicando il loro futuro sindaco, se si è percepiti solo come il sindaco di Cormano.
 
Davide Corritore

CORRITORE, IL CONDIZIONALE
- Che sia tecnologico, è sotto gli occhi di tutti. Che sappia colloquiare con la Milano dell'imprenditoria, dell'industria, della finanza, è altrettanto noto. Basta sfogliare il curriculum di Davide Corritore. Che contro la finanza sporca sappia giocare le sue partite è scritto nelle carte dell'inchiesta sui derivati. Che sia simpatico lo dicono tutti i suoi amici. Che sia intelligente tutti. Potrebbe essere l'anti-Pisapia. Potrebbe. Perché Davide Corritore, consigliere comunale sempre presente all'interno della rosa dei nomi dei possibili candidati sindaci, è esattamente questo: un condizionale. Un forse. Un personaggio stimato e stimabile che non si intruppa in quella che sembra una guerra tra bande. Corritore è tutto questo perché gli manca un tassello fondamentale: il consenso all'interno del partito. Un consenso che è fatto di tessere, relazioni, network, interessi. E che a volte può anche portare ad accordi dalla mediazione molto difficile da accettare.
 
majorino

MAJORINO, L'ETERNA PROMESSA
- Il tenacissimo capogruppo del Pd a Palazzo Marino è uomo dalle grandi qualità. Giovane, idealista, moderno, con una linea  precisa. Pierfrancesco Majorino è un politico di fantasia, ma anche di esperienza. E' capace di schierarsi contro tutto e contro tutti per difendere i propri ideali (si ricorda ancora la sua sfilata a Vicenza contro la base Nato). Ideali che si sono sempre collocati a sinistra, e che hanno preso corpo nell'adesione alla mozione Marino. Ora, il problema di Pierfrancesco Majorino è che la discesa in campo di Pisapia occupa tutto il suo campo tradizionale. Come si dice in gergo, Majorino è stato scavalcato a sinistra. E a destra ci sono posizioni che il capogruppo ha sempre criticato (sull'integrazione ma non solo).

Maurizio Martina

MARTINA, IL PANCHINARO - Ha detto parole chiare, e a volte - un tempo - anche coraggiose. L'apertura al nucleare, i discorsi che hanno entusiasmato il partito. Il trentenne Maurizio Martina, attuale segretario regionale e consigliere regionale, è stato salutato come la nuova speranza del partito. L'uomo che viene dalla bergamasca produttiva, dalle valli che non vivono di retroscena ma di fatti. Sarà per questo che si è rifugiato dalle parti del Pirellone. E, pago, sta alla ruota e non gioca un ruolo nella partita delle candidature.
 
Franco Mirabelli

MIRABELLI, L'IMMARCESCIBILE
- Il coordinatore della mozione Franceschini è un uomo di consumata esperienza politica. Molti lo criticano, molti lo amano. Però alla fine lui, Franco Mirabelli, è sempre là, al centro della scena, sotto i riflettori. Segno che l'intelligenza non invecchia, al massimo migliora. Mirabelli è forse quello che meglio vive la fase di confusione all'interno dei democratici. Che sia infatti amico di Fassino, suo portavoce sulla piazza milanese, non è un segreto per nessuno. Al massimo, un orgoglio per lui. In base all'accordo Bersani-Vendola, Torino batterà vessillo democratico. E quale miglior portabandiera, e dunque candidato, del torinese Fassino, per il capoluogo piemontese? E ancora: perché Mirabelli dovrebbe levare alla mozione vincente, quella Bersani, la patata bollente della candidatura a sindaco? Domande che hanno una sola risposta: l'immobilismo.

Filippo Penati

PENATI, IL DOROTEO - L'ex presidente della Provincia di Milano ha la capacità di raccogliere anime, tessere, interessi, reti e network. Filippo Penati ha suscitato grandi passioni, così come grandi amicizie. E' capace di orientare, e ha gli agganci per farlo. E' il capo della segreteria di Bersani. E il ruolo è qualcosa che conta, in questa fase del partito. Soprattutto quando si fa un accordo con Vendola per il quale si consegna Milano a Sinistra ecologia e Libertà, leggasi Pisapia, ottenendo in cambio Torino (per Fassino sindaco) e Napoli. Ecco perché l'uomo dalle intese centriste, quello che è stato definito "il leghista di sinistra", ma che nel rapporto con il potere ricorda i vecchi dorotei dc, finisce per diventare il campione dell'avvocato di Rifondazione comunista. Un giro di valzer che sottintende una grande voglia: quello di fare il primo ballerino ancora una volta. Peccato che il ballo delle debuttanti non si adatti ad una candidatura atto terzo. Con tanti sponsor, nessuno dei quali bravo ragazzo disinteressato.

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