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Milano

di Matteo Prencipe
Segretario Provinciale Rifondazione Comunista Milano

Il 17 maggio su RESET Marco Vitale  ha pubblicato un articolo http://www.reset.it/blog/il-silenzio-di-milano dal titolo “Il silenzio di Milano”. Il personaggio non mi è certo simpatico, è parte dell'establishement milanese che conta da sempre, uno per intenderci che non parla tanto per parlare. Quando parla lo fa per tirare delle somme. Bene, in questo articolo rivolge una "critica feroce" alla giunta di Pisapia fino a dire, "A livello nazionale sono in corso profonde trasformazioni che determineranno, nel bene e nel male, il futuro del nostro paese per decenni. E Milano tace. Non c’è nessuna voce milanese che faccia sentire il pensiero della città. Solo lamentazioni per richiedere deroghe, aiuti finanziari ed altre agevolazioni in funzione, beninteso, della miracolosa Expo 2015. L’approccio di chi governa la città è sempre più di puro stampo meridionale, piagnucoloso e mai creativo, propositivo, progettuale. E l’Expo ha sempre più la funzione consolatoria che Padre Pio ha avuto per il Sud." e oltre "... Milano tace ed il Comune continua la politica dell’amministrazione del condominio. Invero il sindaco Albertini, creatore della errata teoria che amministrare una città è come amministrare un condominio, era più visibile, più percepibile, nel bene e nel male, dell’attuale sindaco". Parole micidiali e di fuoco, che pesano, una sorta di "de profundis", di eterno riposo dell'esperienza di Pisapia.
Risponde a questo articolo "lo stratega" di giunta assessore Franco D'Alfonso http://www.arcipelagomilano.org/archives/25252 con parole piccate tipo "La Giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dal quotidiano Libero o dalle dichiarazioni prestampate (ormai nemmeno le agenzie di stampa le leggono prima di rilanciarle, sono sempre le stesse anche con gli errori di ortografia …) dei consiglieri di opposizione. In città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco."
 Bene, Marco Vitale accusa la giunta di non avere "una visione della città", un "progetto" che non sia "l'amministrare il condominio". Vitale rappresenta certamente gli interessi costituiti, ma nella sua critica coglie alcuni elementi di fondo che solo degli sprovveduti possono non vedere. Cioè che è venuto meno da tempo "la spinta", la "visione", con cui Giuliano Pisapia ha vinto le elezioni comunali. Da sinistra, la mia parte politica (Rifondazione) lo sostiene da tempo e da tempo chiediamo inascoltati che si cambi. Che si torni a ragionare di politica e di "visone del futuro", di scelte chiare per le periferie, di duro contrasto con chi sta "uccidendo le autonomie locali".  Di fare insomma politica uscendo dalla mera contabilità. La novità rilevante, è che ora la borghesia "che conta", che pure aiutarono in parte l'affermarsi di Pisapia, tira a "palle incatenate" contro la giunta.
 Che succede quindi? La risposta del D'Alfonso "lo stratega", è un autentico gioco allo "scarico barile". Ma come, proprio colui che aveva teorizzato che i partiti erano "inutili", che tutto passava dal "civismo", che la giunta decideva e il resto (mi si passi il francesismo) "chi se ne fotte", ora parla di "giunta sola"?? Che 22 su 29 consiglieri sono inutili cretini? Che i partiti si sono dissolti? Ecco, qui sta l'origine di tutto. Un progetto astruso ed incoerente, costruito da chi fin da subito (formazione della giunta) ha puntato ad "escludere i partiti", inventandosi illuministiche autorappresentanze, mostra le corde e non vuole rendersene conto. Persevera. Non se ne rende conto, neanche dopo il fallimento del risultato altrettanto "illuministico e civico" delle elezioni regionali con Ambrosoli.
La giunta Pisapia, l'amministrazione nel suo complesso e la maggioranza, si trovano oggettivamente ad un bivio. Solo ricostruendo con calma e pazienza, una relazione nuova con consiglieri comunali e di zona e con i partiti che li esprimono, dandogli protagonismo e spazio politico, sarà possibile invertire la china e passare dall'essere "amministratori di condominio" a "costruttori del futuro". Solo diventando protagonisti e mettendosi alla guida di una dura lotta politica con il governo, che ha trasformato gli enti locali in esattori, sarà possibile ristabilire parole di verità sul bilancio "lacrime e sangue", che con probabilità si sarà costretti a varare.
Solo rifiutando politicamente il ruolo supino di esattori che ci è imposto dal governo nazionale, solo dicendo con chiarezza che vogliamo rappresentare il meglio della Milano popolare, solo dando una nuova visione del futuro le risorse professionali e umane si mobiliteranno nuovamente e i cittadini e il "popolo della sinistra", potranno anche accettare nuovi sacrifici. Diversamente, sarà solo questione di tempo, le previsioni di Vitale della "Milano che non conta" si realizzeranno e all'ora sarà troppo tardi con buona pace dei D'Alfonso.


 

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