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Milano

di Filippo Astone

"La disfatta del Nord", pubblicata da Longanesi, è una corposa inchiesta, oltre 400 pagine, che hanno richiesto all'autore due anni di lavoro. La tesi è che le classi dirigenti del Nord hanno gestito in modo pessimo sia i loro territori, sia il Paese intero, affidato nelle loro mani. Questo ha prodotto in buona parte l'attuale disastro. Certo, la crisi mondiale ha fornito un comodo alibi. Ma in Italia i tassi di recessione, disoccupazione, deindustrializzazione, criminalità, sfiducia e ineguaglianza sono peggiori della media Ocse e di quelli degli altri Paesi occidentali avanzati.

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Questa tesi viene sviluppata e dimostrata grazie a un filo conduttore che coinvolge la Lega Nord, Il Veneto, Comunione e Liberazione, la pessima gestione della Regione Lombardia, Formigoni, la Fiat, le elite economiche settentrionali, Monti. Ecco, Mario Monti, che con il suo governo poteva essere la quintessenza del meglio del Nord (la Bocconi, Banca Intesa, il Politecnico di Torino, eccetera) in realtà è il capofila dell'ultimo clamoroso fallimento delle classi dirigenti del Settentrione.

Ovviamente, il bersaglio non è il Nord in quanto tale, ma le pessime classi dirigenti che hanno operato finora, a cominciare da Berlusconi. C'è anche un tentativo, qua e là fra le pagine (soprattutto nel primo capitolo) di quantificare i danni economici prodotti da questa pessima classe dirigente. Forse la gente operosa del Nord dovrebbe ribellarsi alle sue classi dirigenti.

Il concetto di "eccellenza" della Regione Lombardia viene rovesciato. In realtà la Lombardia è stata gestita molto male. E lo si dimostra. E se c'è un'eccellenza sanitaria, non è merito né di Formigoni né dell'ente regionale. Inoltre, si traccia la storia giudiziaria degli ultimi 20 anni di giunte lombarde. Non è solo nell'ultima legislatura formigoniana che si è visto il rischio del trascinamento in manette dell'intera giunta e di buona parte del consiglio. E' da vent'anni che le giunte regionali lombarde sono sotto inchiesta, e fioccano condanne. Un particolare curioso: i personaggi in ballo, spesso, sono sempre gli stessi. A un certo punto ritorna nel giro pure Mario Chiesa, che prima si avvicina a Cielle e poi alla Lega Nord.

Ci sono notizie inedite, interviste, dati, moltissime informazioni, anche nuove. Parla, ad esempio, l'ex "pirla" (che pirla non era) Alessandro Patelli. E che sostiene la tesi, peraltro sviluppata anche nel libro, che il problema dei soldi gestiti senza troppi complessi esiste da sempre in Lega, fin dalle origini. E' falsa pertanto la contrapposizione fra una Lega delle origini e una Lega degenerata a causa della malattia di Bossi.

Alessandro Cé, ex assessore regioanle alla Sanità in quota Lega (poi estromesso dalle giunte e dal partito perché voleva tenere testa a Comunione e Liberazione) racconta la totale opacità con la quale viene gestita la sanità (18 miliardi di euro all'anno di torta da spartire) nella regione Lombardia.

Si parla molto della capillare penetrazione della mafia in Settentrione.

Il volto della Disfatta del Nord è la faccia pingue con gli occhiali alla Onasiss dell'ex presidente della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini, finito agli arresti l'anno scorso. La sua vicenda contiene tutti gli elementi della Disfatta del Nord: le mafie, le banche che non prestano soldi alle imprese per poi darle ai soliti noti (Caltagirone e Ligresti), gli inganni per estorcere denaro ai piccoli risparmiatori, le tangenti, i manager superpagati, il clientelismo, le degenerazioni di alcuni sindacati, i guasti della Lega.

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