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Milano

Cabaret, battute, frasi a effetto. La visita di Renzi a Milano fa il tutto esaurito al Piccolo Teatro. Lui, dal palco, fa il piacione. Dice di tutto e di più. Interloquisce con il pubblico, con una militante armata di stendardo. La chiama "signora". Notare bene: non "compagna", né "amica". Ma proprio così: "signora". C'è chi si potrebbe intrattenere a lungo con la storia di quei due termini, "compagna" e "amica". Il fatto che il primo sia di derivazione comunista, che sia stato analizzato filosoficamente da Jean-Paul Sartre. O che "amici" si chiamavano tra di loro i democristiani, dai quali poi è discesa la Margherita. Insomma, Renzi non usa né la tradizione della sinistra né la tradizione del centro. Usa quel "signora" che sa tanto di televisione, sa tanto di separazione e non di lavoro per un progetto comune. Sa tanto di freddezza, come se Renzi fosse un corpo alieno, estraneo, catapultato nella storia di un Partito Democratico che forse non sa più da dove arriva, sperando di sapere dove andare.

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