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Milano
bersani maroni

di Adriana Santacroce

L'unica critica che il Centrosinistra muove a Maroni e alla sua proposta fiscale è l'inattendibilità. E c'è del vero. Basti pensare al fatto che la Lega, insieme al Pdl, ha governato il Paese e la Lombardia negli ultimi 5 anni e niente di tutto questo è stato mai fatto. La proposta di trattenere in Regione il 75% delle tasse è di facile presa sull'elettorato vessato dal fisco e dalla crisi ma non si capisce perché il Carroccio non ci abbia provato prima, anzi non ne abbia mai fatto cenno. È vero che il progetto del federalismo fiscale era partito ed è vero anche che con l'uscita di Fini dalla maggioranza le cose erano cambiate ma nel frattempo la Lega aveva acconsentito alla consegna dei famosi 400 mln a Catania. Che credibilità può avere ora, quindi? Senza contare che quando Formigoni aveva chiesto al Governo di trattenere sul territorio solo lo 0,17% in più Maroni non lo aveva fatto. Perché dovrebbe riuscirci ora?

In realtà le contestazioni da muovere al progetto leghista sono anche tante altre. Cominciamo dalla fattibilità della proposta. Sembra che Maroni una volta diventato governatore possa subito attuarla. Non è così. Serve un disegno di legge e un iter parlamentare fondato su una solida maggioranza. Chi garantisce ai padani che tutti i deputati e senatori dell'alleanza, tra cui tanti del sud, poi la votino sul serio? Una legge del genere si fa con i numeri che non dipendono solo dalla Lega quindi la promessa non sta in piedi.
E ancora. Una riforma del genere varrebbe solo per la Lombardia o per l'intera macro regione del Nord? Il Corriere della Sera ha chiarito che al momento la Regione su cui punta Maroni versa allo Stato 173 mld di tributi ricevendone in cambio 114, ovvero il 66%. Basterebbero 16 mld dunque per attuare la proposta di Maroni. Il Veneto riceve già il 71% di quello che versa ma se andiamo in Piemonte le cose cambiano. Qui la Regione incassa l'83% di quello che consegna allo Stato. Va da sé che con una riforma del genere la regione di Cota sarebbe penalizzata. Come la mettiamo allora? Facciamo una legge ad hoc solo per la Lombardia dimenticando le altre?

Non sarebbe più logico prima dividere le competenze e assegnarle allo Stato o alla Regione e poi quantificarne i costi? Maroni parla di togliere l'Irap e il bollo auto con quei 16 mld ma non è chiaro chi dovrebbe pagare poi le spese comuni come la difesa, i vigili del fuoco, la sicurezza insomma. Anche perché la gestione del denaro pubblico, negli ultimi anni anche in Lombardia,  non è stata così specchiata. L'utilizzo dei contributi da parte dei gruppi regionali nell'ultima legislatura ha mostrato sicuramente delle opacità nella classe dirigente. Chi ci assicura che tutti quei soldi in più siano gestiti bene? Forse va fatto prima un riordino delle competenze con un organo di controllo e poi, nel caso, un progetto di redistribuzione degli introiti fiscali.

Ma ci sono ancora altre perplessità. Un'azienda che ha la sede In Lombardia e poi gli stabilimenti in altre regioni dove paga le tasse? E soprattutto, nella proposta di Maroni dove vanno a finire? Il problema va posto perché non sarebbe giusto sottrarre introiti fiscali da zone del paese dove quell'azienda produce. Insomma la soluzione si può trovare ma in ogni caso il problema va posto.
Infine c'è un aspetto etico che non si può trascurare. Parte delle tasse del nord servono a finanziare il welfare delle regioni più deboli. Se esiste uno stato nazionale i più ricchi non possono dimenticare i più poveri. Questo non vuol dire assistenzialismo ma solidarietà. Maroni parla di un fondo di perequazione per le zone più svantaggiate ma non basta. La logica diventerebbe quella dell'egoismo e, alla fine, della secessione. E certamente molti lombardi, che frequentano il sud, non ne sarebbero convinti. Il sistema va cambiato, certo, ma sempre all'interno di una visone unitaria del Paese.

Insomma, i motivi su cui discutere, contestare o apprezzare,  la proposta di Maroni sono tanti. Dispiace vedere ancora una volta nel Centrosinistra un certo snobismo verso le proposte altrui che negli ultimi anni non ha portato a nulla di buono. Sabato a Milano Bersani, a una domanda sulla proposta di Maroni, ha risposto "lasciamo perdere, parliamo di cose serie".  Sono serissime, caro segretario. Basta contestarle nel merito, anche senza scendere sul terreno dell'avversario, e proporre una valida alternativa che faccia ripartire il Nord. I lombardi si sono po' stancati delle promesse a vuoto ma la spocchia non porta da nessuna parte. Sarebbe bene tenerlo presente.

 

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