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Milano

Fp Cgil Lombardia ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai ministri dell’Interno Annamaria Cancellieri e della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Questo il testo.

Nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica ha sottolineato più volte la necessità di rendere inscindibili, nel nostro paese, lo sviluppo economico e la salvaguardia dei diritti civili, perché l’uno non è praticabile senza gli altri in uno Stato degno di questo nome. Tra i diritti civili richiamati, quelli delle donne e degli uomini migranti, profughi, esuli o in qualunque forma presenti sul nostro territorio, sono ritenuti un parametro per misurare il livello di civiltà del nostro paese. Fa parte della tutela di queste persone la garanzia di documenti attestanti la loro presenza in Italia, per avere così la possibilità di un lavoro regolare, di ricongiungersi con la propria famiglia, di vivere una vita dignitosa nel rispetto delle regole; ciò al fine di assicurare maggiore sicurezza sociale per tutti i cittadini. Da sportelli di prefetture e questure, tali interventi sono assicurati da donne e uomini che lavorano con contratti di lavoro a tempo determinato ormai da 10 anni.

Sono 650 in Italia, circa 200 in Lombardia. Certo, si potrà dire che in questo momento di grave crisi occupazionale 650 precari in più o in meno non facciano la differenza, che non vi è confronto possibile con i minatori del Sulcis. Ma la differenza sta tutta nel fatto che queste donne e questi uomini rappresentano lo Stato nella sua massima espressione, il ruolo del ministero dell’Interno, nella sua funzione di tutore, appunto, nei territori, dei diritti civili dei cittadini. La legge di stabilità ha previsto, attraverso uno specifico emendamento, che i lavoratori a tempo determinato della pubblica amministrazione possano veder prorogati i propri contratti fino al 31.7.2013; una proroga che per le lavoratrici e i lavoratori del ministero dell’Interno è prevista invece solo fino al 30.6.2013. Perché? Inoltre, ancora in queste ore, non è dato sapere se questi lavoratori abbiano potuto firmare il nuovo contratto di lavoro, pur se oggi avrebbero dovuto essere regolarmente dietro i loro sportelli. La situazione perdura ormai da un decennio. Tutti gli anni, anche ogni sei mesi, allo scadere del contratto i lavoratori non sanno se e come, il giorno dopo, potranno riprendere il lavoro e rendere un servizio adeguato. Perché, un conto sono le dichiarazioni di principio dei diversi rappresentanti istituzionali, un conto la loro effettiva realizzazione pratica. E non sempre vi è coerenza tra questi due momenti. A quando la stabilizzazione di questi operatori dello Stato? Bisogna ricordare che, proprio in quanto operando in una pubblica amministrazione – a maggior ragione in una pubblica amministrazione della rilevanza del ministero dell’Interno – queste lavoratrici e questi lavoratori hanno dovuto sostenere un regolare concorso e dimostrare tutta la loro professionalità, senza però trovare, nel tempo, una stabilità per sé e dunque la propria famiglia. Ci permettiamo sommessamente di far presente al Presidente della Repubblica e alle altre cariche dello Stato, a partire dal ministro dell’Interno, che un paese civile è tale se è in grado di tutelare fino in fondo i diritti civili dei suoi cittadini e così anche di riconoscere dignità e rispetto a coloro che, ogni giorno, dedicano a questo compito larga parte della vita, qual è il proprio orario di lavoro.

Ci piacerebbe fosse possibile avviare una riflessione in tal senso sia all’interno delle istituzioni che nell’opinione pubblica liberandosi di stereotipi fuorvianti per approfondire il vero senso, la vera dignità del lavoro pubblico. Alla politica, che si appresta a costruire programmi elettorali, chiediamo di avere il lavoro dignitoso e stabile per tutti tra le priorità per uscire dalla crisi, la crescita e lo sviluppo del paese, e che in alcun modo bastino i giudizi delle “sedicenti” agenzie di rating. Certe dell’attenzione che vorrete porre a questa situazione, porgiamo distinti saluti.

La lettera è firmata da Gloria Baraldi  segretaria responsabile Funzioni centrali Fp Cgil Lombardia e Grazia Fortuzzi, coordinatrice regionale Fp Cgil ministero dell’Interno

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