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Milano
Le liti in Procura, gli arresti Ilspa e i 250 anni di Beccaria

di Guido Camera, avvocato di Milano

Corrono esattamente 250 anni da quando Cesare Beccaria pubblicò “Dei delitti e delle pene”: il capolavoro dell’illustre esponente dell’illuminismo milanese - che conquistò l’ammirazione dello stesso Voltaire – ha segnato diverse epoche. Sedusse prima molti sovrani europei – e non solo: il presidente americano Jefferson lesse il testo di Beccaria direttamente in italiano utilizzandolo per la Costituzione degli USA – e li convinse a sopprimere la pena di morte: è poi rimasto una preziosa, e sempre attuale, bussola per orientare la cultura e il pensiero liberale.
La Milano in cui visse e operò Beccaria era un laboratorio – di primario rango sul panorama europeo - dove pensiero e azione si fondevano alla perfezione grazie alla passione e alla vivacità intellettuale di personaggi come Alessandro e Pietro Verri – quest’ultimo fondatore della rivista illuminista “Il Caffè” – e altri giovani di non comune spessore, milanesi di nascita e anche di adozione, come Boscovich, che si riunivano per discutere nella “Accademia dei Pugni”: dove, senza esitare a sferrarsi reciprocamente metaforici pugni, confrontavano le rispettive idee. Idee che hanno reso Milano una delle culle dell’Europa moderna: basta pensare a quale fonte di ispirazione sono state – nonostante fossero passati quasi duecento anni! – per la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.   
Le idee di Beccaria sulla giustizia – che nacquero proprio intorno alla redazione de “Il Caffè” - non erano solo affascinanti: erano – o meglio, sono - dotate di notevole pragmatismo, ovvero una delle medicine migliori per la giustizia e la credibilità dello Stato. Basta pensare all’idea che Beccaria ha della pena: “perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. In poco più di tre righe ci sono le fondamenta di un sistema penale realmente efficace, dove la certezza della pena ha una centralità assoluta: la pena deve essere effettiva, proporzionata e non eccessiva, non può arrivare dopo anni dal reato, e, soprattutto, non deve essere una vendetta ma una punizione. Ovvero due concetti strutturalmente differenti.
A maggior ragione, di questi tempi, le parole di Beccaria dovrebbero fare riflettere chi scrive le leggi e chi le applica; sia con riferimento ai processi più rilevanti per la nostra società – per il rilevante ruolo politico o economico dei soggetti indagati, oppure per l’attualità dei temi coinvolti – sia ai processi di “tutti i giorni”: che toccano i diritti della gente comune, che necessariamente deve poter percepire una risposta proporzionata, certa e tempestiva dello Stato alla propria quotidiana richiesta di giustizia. 
Il dibattito sull’azione di Beccaria non deve però esaurirsi solo nell’ambito degli addetti ai lavori, ma deve interessare particolarmente anche i milanesi: Beccaria, infatti, è stato un illustre nostro concittadino il cui ricordo ci deve rendere orgogliosi e, nel contempo, deve dare sempre più forza alla nostra voglia di far crescere Milano. I tempi della Milano di Beccaria non erano certo meno sofferti degli attuali; allora c’era un dispotismo secolare che pareva incrollabile, oggi ci affligge un senso diffuso di smarrimento di fronte ai tanti cambiamenti della società e al malcostume diffuso, che sembra ormai patologico. Emblematiche, in questo senso, sono le ombre che le inchieste giudiziarie milanesi addensano sulla vigilia dell’Expo: ombre ancor più cupe se si pensa che si collocano in un clima di pubblico, e clamoroso, conflitto - che ha conquistato le prime pagine dei giornali nelle scorse settimane, proprio nell’imminenza di eccellenti arresti - all’interno degli stessi uffici giudiziari milanesi. Sono tutti fattori che, inevitabilmente, disorientano e sconfortano i cittadini, aumentando la loro sfiducia nelle istituzioni e nella capacità di queste di risolvere i problemi.
L’esempio di chi ci ha preceduto, tuttavia, deve incoraggiarci a raccogliere con entusiasmo le sfide dei tempi moderni: Milano ha tutte le carte in regola, ora come allora, per giocare una partita da grande protagonista, in Italia e in Europa. Cerchiamo di non dimenticarlo mai.
 
 

 

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beccaria procura







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