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Milano
maroni congresso

di Fabio Massa

Molti non ce la faranno. Un po' per la contrazione di voti, che  dovrebbe portare la Lega Nord poco al di sopra della soglia del 5 per cento (secondo i più pessimisti, mentre i più ottimisti parlano del 6,5-7%). Quel che è certo è che la Lega Nord diventerà 2.0 solo quando cambierà i suoi rappresentanti in Parlamento. Un cambiamento che ci sarà, almeno secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it. La ragione sta nel metodo. Sono stati infatti i membri delle segreterie provinciale a proporre (o non proporre) quelli che poi verranno messi in lista. E di sorprese ce ne saranno eccome. Ecco la mappa che Affari ha ricavato su chi sarà riconfermato e chi no.

Nel collegio Lombardia 1 sicuramente non sarà ricandidato Umberto Bossi. E su questo, pochi hanno dubbi. Ma solo per essere riproposto certamente al Senato. Chi non dovrebbe farcela, a rientrare in lista, è Claudio D'Amico, classe 1965, milanese. Niente ricandidatura anche per Marco Desiderati, di Vimercate, entrato in sostituzione di Matteo Salvini (poi andato all'europarlamento). Nessun dubbio invece per il presidente della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti. Tornerà nella Capitale. Stesso discorso per Paolo Grimoldi, classe 1975, di Milano, alla seconda esperienza. Niente da fare per Fabio Meroni di Lissone, entrato al posto di Pirovano. Fuori Laura Molteni e per Giacomo Chiappori, esponente vicino al cerchio magico di bossiana memoria.

Più complessa la situazione di Lombardia 2, da sempre il feudo del Carroccio. Il responsabile comunicazione della Lega Nord Davide Caparini dovrebbe tornare nella Capitale, anche se c'è chi lo vorrebbe in lista in Regione assieme a Maroni. Ce la dovrebbe fare anche Silvana Comaroli. Idem per Nunziante Consiglio. Una croce è invece stata tracciata su Carolina Lussana, che non rientrerà in Parlamento. Daniele Molgora non è candidabile per incompatibilità. Nicola Molteni, avvocato civilista classe 1976 dovrebbe tornare nella Capitale. L'ex capogruppo Marco Reguzzoni ovviamente non sarà ricandidato. Stessa sorte per Erica Rivolta, membro della commissione cultura. Marco Rondini forse potrebbe essere recuperato in ottica regionali. Ottimo il giudizio sull'operato di Giacomo Stucchi, che tornerà alla Camera. Complicata la situazione di Pierguido Vanalli e Raffaele Volpi. Entrambi dovrebbero essere messi in lista, ma essendo l'uno di Bergamo e l'altro di Brescia, e avendo davanti competitor importanti, probabilmente non ce la faranno ad essere eletti. In Lombardia 3 Giovanni Fava è conteso. L'uomo forte di Mantova potrebbe essere un nome spendibile sia per Roma che per la Lombardia di Maroni. Non ce la dovrebbe fare Marco Maggioni. Alberto Torazzi dovrebbe dire addio a Roma. E al Senato? Al Senato i big ci saranno. Roberto Calderoli e Umberto Bossi sono sicuri. Sicuro è anche Massimo Garavaglia. Dubbi su Sandro Mazzatorta e Roberto Mura. No secco per Giuseppe Leoni, Armando Valli ed Alessandro Vedani.

Tra le new entries in Parlamento ci dovrebbe essere il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi. C'è chi parla anche del segretario cittadino di Milano Igor Iezzi, che in caso contrario sarà chiamato a contribuire alla difficile campagna della Regione Lombardia, candidandosi. E Maroni? Dovrebbe rinunciare alla candidatura a Roma. O Lombardia o niente. In ogni caso, la decisione non è ancora stata presa. Resta in capo a Roberto Maroni, che teoricamente non dovrebbe neppure convocare il consiglio federale.

Per quanto riguarda invece la lista delle regionali, capolista potrebbe essere Matteo Salvini. Tra chi resta e chi esce, il problema è di metodo più che di merito. Due sono le ipotesi: non ricandidare nessuno degli uscenti oppure ricandidarne solo alcuni. In questo secondo caso, i provinciali di Bergamo, Brescia e Varese hanno già dato il loro verdetto. Nessuno deve tornare nella nuova Regione. Viceversa, potrebbero essere riconfermati Bianchi di Como e Romeo di Monza. In ogni caso, il criterio sarà dettato dai rimborsi. Dove saranno accertate situazioni inaccettabili, scatterà l'esclusione. E c'è già chi vocifera che il 70% non tornerà al Pirellone.

@FabioAMassa

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