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Milano
Lineapelle da Bologna a Milano. La legge di mercato premia la Fiera

di Fabio Massa
 
La si potrebbe chiamare, in modo un po' scontato, "Guerra tra Fiere". Dove le Fiere in questione sono quella di Milano e quella di Bologna. Sarebbe sì un buon titolo giornalistico, ma una sottovalutazione rispetto alla comprensione della migrazione di alcune esposizioni top (come il Salone dell'Auto) dalla città felsinea al capoluogo lombardo. Ma veniamo al punto: l'ultima notizia riguarda l'addio di Lineapelle. Notizia annunciata e preannunciata. Che adesso, esattamente come nel caso del Motorshow, fa gridare allo scandalo e mobilita politici locali e nazionali. Addirittura il sindaco Virginio Merola si appella al ministro allo Sviluppo economico Guidi. Nulla di nuovo sotto al sole, con altro governo, mutatis mutandis, era già successo con il Motorshow.

Di certo ingoiare la pillola milanese, per gli emiliani, è cosa dura. Lineapelle è infatti raggruppa i marchi più famosi (da Versace a Fendi, a Gucci, da Valentino a Ermenegildo Zegna) per un totale di 400 imprese conciarie. Gli espositori? Oltre 1100. E allora torniamo a bomba: guerra delle fiere? Semplice legge di mercato. A testimoniarlo sono alcune lettere riservate, che Affaritaliani.it ha potuto visionare, tra l'amministratore delegato di Lineapelle Salvatore Mercogliano e il presidente della confcommercio bolognese, la Ascom, Enrico Postacchini. Mercogliano mette nero su bianco tutte le sue perplessità che porteranno alla decisione finale: "Il nostro mercato è radicalmente cambiato in questo lungo periodo. La domanda internazionale, divenuta prioritaria, ha postulato tempistiche, vetrine e logistica assai diverse dal passato. Le modalità della nostra rassegna sono divenute obsolete", scrive. E poi affonda: "Ho cercato insistentemente per oltre un decennio un rimedio, almeno parziale, provando ad anticipare il calendario; ma cozzavo goni volta contro un muro invalicabile e... piastrellato. Abbiamo così perduto un terzo dei clienti, la qualità della rassegna ha ceduto quote alla concorrenza, specialmente francese". La lettera è del 17 marzo. Il 25 marzo si tiene l'assemblea di Lineapelle spa. E il problema emerge con tutta la sua gravità: Lineapelle ha chiesto lo spostamento a settembre, e Bologna non ha risposto. "L'ultima, urgente istanza di anticipo a settembre 2014 è stata negata per ben 5 mesi, nonostante gli appelli ripetuti dell'ad, costringendo Lineapelle, priva di un contratto con Bologna, a cercare rapidamente un'alternativa (Milano). Il dietrofront, compiuto a vicenda sostanzialmente conclusa, con la proposta di una domenica e di un contratto triennale, con le date 2015 e 2016 ritornate a ottobre, è stato sconcertante". La conclusione è netta: "Certezza e chiarezza sono state invece trovate con Fiera Milano, costruita nel 2005 anziché negli anni '70, come gran parte dei capannoni bolognesi, dotata di tapis roulant per i visitatori, di grandi padiglioni disposti ordinatamente, ciascuno con reception ecc ecc". Insomma, ora volano gli stracci. Ma la legge è sempre la stessa: quella di mercato.

@FabioAMassa

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lineapelle bolognamilano







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