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Milano

Non vi è dubbio che le primarie hanno rappresentato la vera svolta politica per il PD, sia quelle sulla leadership, che quelle per l'individuazione dei candidati, senza i riflettori puntati su questa straordinaria operazione politica, senza una competizione accesa, che ha appassionato ed interessato il paese, il PD continuerebbe a navigare a livelli di consenso  ben più bassi degli attuali.
Non si può essere che soddisfatti che le primarie si siano fatte, che siano state così partecipate, che siano state elette così tante donne, e che siano emerse  leadership effettive. Molti giovani, anche molti esponenti di esperienza che coraggiosamente hanno accettato la sfida delle primarie uscendone, in non pochi casi vincenti, insomma chi aveva radici vere, almeno nella gran parte dei casi, ce l'ha fatta.
Così è stato anche a Milano, con  risultati di grande interesse:  quello di Lia Quartapelle che si impone come una giovane dirigente emergente con grande autorevolezza, e  il risultato di Barbara Pollastrini che emerge come la più votata, pur essendo stata, forse troppo frettolosamente, annoverata tra le possibili sconfitte. Due elette che confermano che si è fatto sul serio, chi aveva benzina lo ha dimostrato,  i richiami alle alleanze, alla notorietà, al poco tempo, sono solo espedienti per giustificare questa o quella delusione.
Fin qui tutto bene, cosa non mi convince? Ciò che è successo dopo il risultato delle urne.
 Se mi sembrano grandi colpi ad effetto, giustificate e lungimiranti le candidature di personaggi come Galli o Mucchetti, non analogamente mi convincono, le intrusioni di figure che mi è difficile classificare  di rilievo politico.
Che una sconosciuta candidata  romana venga paracudata a Milano, o che un parlamentare  con un curriculum pluriennale in parlamento, che nessuno ha visto alle primarie, venga inserito, ovviamente in posizioni nelle quali si sarà eletti, mi sembra sconcertante.
Non mi stupisco che la politica conosca aggiustamenti, se sono tesi a rappresentare il pluralismo  sono ampiamente giustificabili, ma non mi sembra francamente  questo il caso.
 Lo considero scorretto, anche per quei parlamentari o esponenti del PD che si sono spesi nelle primarie, e invito a riflettere che questo rimescolamento delle carte, determina, a proposito di pluralismo, che nessun esponente del PD che ha sostenuto Renzi a Milano rischia di  essere  tra gli eleggibili, anche se le primarie hanno assegnato questo ruolo a Gabriele Messina.
Trovo non accettabile che chi, avendo ottenuto un buon  risultato alle primarie, risultando fra gli eleggibili, rischi di non rientrare tra i possibili eletti.
Non so dire se ci siano spazi per modificare questa impostazione, ma perché non correggere un evidente errore, che  rende inutilmente  non allineata la relazione tra risultato le primarie e le liste effettive.

Cesare Cerea

Tags:
liste pd primarie






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