A- A+
Milano

di Flaviana Robbiati - maestra

Ci sono luci, a Natale, che brillano senza corrente.

Penso a Maria, dieci anni, vado a prenderla nella baraccopoli in cui vive; andiamo a un’iniziativa a sostegno di un grande progetto della comunità di Sant' Egidio per i bambini africani. Nel tragitto le parlo di questi bambini e di ciò che manca loro. Maria mi chiede: “Ma non hanno la casa?” “Nemmeno una baracca?” e di getto continua “Ma allora perché non vengono nella mia baracchina?”. Cara Maria, i pochi metri in cui vivi con la mamma, il papà e i tuoi fratellini, senza acqua né luce, sono il luogo più bello del mondo, perché lì, nella povertà e nel freddo, c’è Gesù insieme a voi, ce l’hanno portato le tue parole. La tua baracchina è il presepe in cui Gesù abita.

Penso a Camelia, che mi corre incontro con i suoi bambini appena vede spuntare la mia macchina. Ho portato alcuni sacchetti di cose utili, loro mi portano un sorriso aperto e sereno nonostante tutto. E’ sempre così quando vengo qui: un caffè bevuto insieme in una baracca cresciuta insieme ad altre cento ai margini della città, i bambini che mi mostrano i quaderni e mi chiedono di aiutarli a finire i compiti, il racconto dei problemi di ogni giorno, ma soprattutto tanto affetto e amicizia. Nel lasciare quel luogo di miseria estrema porto sempre con me quegli abbracci, i sorrisi e l’ospitalità. Non hanno nulla, e mi regalano tutto. Anche lì ho incontrato il presepe. E’ strano, si va al presepe per portare doni, e lo si lascia rendendosi conto di essere arrivati a mani vuote e di ritrovarsele piene al momento di andarsene.

Penso a Lidia, mamma di soli sedici anni, anche lei come casa ha una baracca; è all’ospedale con il suo piccolino in braccio. Ha bisogno di aiuto, i medici sono bravi, ma nel suo cuore c’è la ferita di quel bimbo che nemmeno la miglior medicina potrà far guarire. La lascio lì, e le luci di Natale che trovo fuori non mi sono mai sembrate così spente. Di sicuro lei non è sola, ma il suo essere presepe ha il sapore della sconfitta.
Penso a Papa Francesco e a quando la scorsa estate, durante le GMG, è stato accolto nella baracca di una favela. Non so se lui sa quanto quel gesto abbia riempito il cuore di noi volontari che delle baraccopoli rom abbiamo fatto una seconda famiglia. Abbiamo sorriso quando ha detto che il pastore deve avere l’odore delle sue pecore: ne sappiamo qualcosa! Di sicuro il papa sa quale ricchezza sia incontrare questi presepi, e quanto lo si debba fare con delicatezza, in punta di piedi, anzi, in ginocchio, come si farebbe se ci si trovasse davvero davanti alla capanna di Betlemme. A questi poveri il nostro grazie per l’amicizia e la fiducia che ci donano.

L'impegno di tanti volontari per i progetti di scuola, lavoro e casa per le famiglie delle baraccopoli continua. Ciascuno lo può sostenere scrivendo a santegidio.rubattino@gmail.com

Tags:
luci brillano







A2A
A2A
i blog di affari
Green pass, l'irresponsabile accettazione cadaverica del nuovo Leviatano tecnosanitario
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Covid, aspettiamo che arrivi un governo militare: del resto "siamo in guerra"
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Filming Italy Sardegna Festival, conclusa la 4ª edizione con oltre 50 titoli


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.