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Milano
Colombo Clerici con Gigi Caccia Dominioni
 
 

di Benito Sicchiero

Luigi Caccia Dominioni, il grande vecchio dell’architettura e del design italiani, compie quest’anno il secolo di vita, attivissimo e forte nel corpo come nello spirito, proprio il giorno di S. Ambrogio, patrono di Milano, il 7 dicembre.

Un traguardo ammirabile, dovuto - afferma l’antico amico Achille Colombo Clerici - "al rigore, all’autocontrollo, al socratico esercizio fisico e mentale. Socrate dava l'idea della forza: tanto intellettuale, quanto fisica. Era il "magister bibendi": nei convivi discuteva e teneva banco, il primo ad alzare il bicchiere e l'ultimo a scivolare sotto il tavolo.

Questa l'idea che Gigi suscita ancor oggi: l'idea della forza nelle idee e nell'azione. A cominciare dalla stretta di mano, dal ferreo ed instancabile impegno nell'esercizio sportivo, dalla costanza e dalla vigoria nella vita quotidiana e nel lavoro.

Quel lavoro che, costituendo insieme alla fede ed alla famiglia una tra le principali ragioni della sua vita, gli ha dato tante soddisfazioni e tanti meriti.

Gigi sta lasciando, con le sue opere nell'architettura e nel design, una chiara traccia identificativa, un segno del suo genio che sa coniugare estetica e funzionalita' nel rispetto, direi rigorosamente filologico, dell'ambiente e del contesto generale nel quale il suo lavoro si colloca. Ad multos annos..."

Come sono invidiabili i tanti successi professionali testimoniati dagli edifici e dagli oggetti disegnati in Milano, la “sua” città; in Valtellina, dove è nato a Morbegno; nei Grigioni dove, a Celerina, possiede una bella dimora secentesca; a Montecarlo; ed altrove.

Il 29 novembre il Politecnico gli ha conferito un aureo riconoscimento in occasione della cerimonia per il 150°  della fondazione e per l’inaugurazione dell’anno accademico.

In una delle rare interviste (correva il 1999) mi disse: “Ho sempre inteso questa professione come un servizio, non come una palestra per le proprie esibizioni. Quando progetto un edificio, recepisco il desiderio del committente e ne traduco l’aspirazione. E lavorando bene per gli altri, lavoro bene per me stesso”.

Il colloquio avvenne nello studio del palazzo di famiglia di piazza Sant’Ambrogio a Milano e vi partecipò da coprotagonista la figlia Lavinia.

Caccia Dominioni ha altri due figli, Daria e Antonio, anch'egli architetto, tutti collaboratori di cotanto padre ed a lui sempre vicini.

L’armonia è il suo fine.

L’ambiente è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti.

E’ un delicato rapporto tra colori, forme, materie, dimensioni, rientranze e sporgenze. E’ l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali proprio perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento …”.


A cent’anni bisogna contare anche molte delusioni “di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”.

Ma permane l’attenzione critica a quanto succede nel Paese e soprattutto a Milano, in Lombardia: “La migliore borghesia – ha affermato -  ben rappresentata, con altri personaggi, da Achille Colombo Clerici che impegna Assoedilizia sui temi fondamentali del territorio e che ha costituito l’associazione Amici di Milano, ha tentato altre volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli.

Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale.

Forse è proprio per questo che Milano, città delle professioni, non esprime nella classe politica  i valori quantitativi e qualitativi che le sarebbero propri”.

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luigi caccia dominioni






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