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Milano

di Marco Marturano

In un Paese dove spararla più grossa e' spesso più una regola che un'eccezione il PD si e' sempre esercitato nello sport controcorrente delle previsioni super prudenti e ultra realiste sulla partecipazione alle sue primarie o a quelle del centrosinistra.
Sin dal 2005 che vide trionfare Romano Prodi nella corsa per la candidatura a premier il centrosinistra non ha mai esagerato in ottimismo e anzi ha sempre preferito mettere le mani avanti prevedendo affluenze alle primarie inferiori ai dati poi verificatisi.
Ogni volta si parlava di logoramento dello strumento stesso delle primarie o si parlava di aumento della disaffezione verso la politica o ancora di risultati scontati che non avrebbero attirato elettori. Insomma il film che stiamo leggendo ancora una volta sui giornali in questi giorni.

Fin qui dunque niente di nuovo nelle dichiarazioni degli attuali candidati alla leadership del PD nelle primarie "immacolate" dell'8 dicembre. Dichiarazioni che fissano a 2 milioni l'obiettivo massimo raggiungibile in termini di affluenza. E ancora meno nuove le motivazioni già addotte dai loro predecessori nel 2007 e nel 2009. In particolare nel 2009 in cui il fenomeno dell'astensionismo alle elezioni vere aveva già manifestato i suoi segni.

Quello che però pare sfuggire sempre a i sostenitori di queste previsioni e' la strettissima connessione che i dati delle affluenze alle primarie hanno con quelli del risultato elettorale che nel medesimo anno delle primarie o nell'anno immediatamente successivo ottiene il partito democratico. Ed e' in questo fenomeno che si spiega il motivo per cui negli ultimissimi giorni di campagna tutto il PD e i candidati dovrebbero lavorare per moltiplicare l'entusiasmo e la voglia di esserci degli elettori alle primarie prima di rischiare un fallimento non l'8 dicembre ma alle prossime elezioni.

Nel 2007 partecipano alle primarie 3 milioni e 600000 elettori circa. E, a detta di tutti, si trattava di primarie scontatissime nel risultato, che incoronavano primo segretario del PD il sindaco di Roma Walter Veltroni in un momento di notevole impopolarità di un governo guidato dal centrosinistra e il cui sottosegretario alla presidenza del consiglio era l'attuale presidente del consiglio. Pochi mesi dopo alle elezioni politiche vinte da Silvio Berlusconi con una maggioranza schiacciante il PD di Veltroni conquista un 33% che rimane oggi il miglior risultato nazionale dalla nascita del partito.

Quando l'anno dopo il PD, dopo le dimissioni di Veltroni e la segretaria di transizione di Franceschini, celebra le sue seconde primarie di partito gli elettori che vanno a votare sono circa mezzo milione in meno di quelli del 2007. E quel calo nella partecipazione alle primarie avveniva nello stesso anno in cui alle elezioni europee, guarda caso, il PD perdeva circa il 7% rispetto alle politiche del 2008.
Questa combinazione tra calo dei votanti alle primarie e calo del PD si conferma ancora anche nelle ultime elezioni politiche di febbraio di quest'anno. Alle primarie di coalizione di tutto il centrosinistra di novembre/dicembre 2012 vinte da Bersani si registra infatti una affluenza molto simile a quella delle primarie del solo partito democratico nel 2009. E quindi per il PD evidentemente un ulteriore calo dei suoi elettori. Alle politiche di febbraio ecco quindi verificarsi un ulteriore calo del PD che infatti arriva nella sua discesa verticale al 25%.

Conclusione. Oggi chi parla prudentemente di 2 milioni di votanti come obiettivo sta dicendo che più di 1 milione di persone in meno rispetto al 2009 andranno a scegliere il loro leader. E dicendo questo stanno preannunciando un PD potenzialmente a rischio (visti i dati storici primarie-elezioni) di prendere intorno al 20% alle elezioni europee di maggio 2014.
Ragion per cui, con tutta la stima per la prudenza e il realismo, forse sarebbe il caso che sia i candidati segretari che tutti i dirigenti del PD lavorassero perché l'8 dicembre il risultato minimo (ammesso l'aumento dell'astensionismo strutturale) siano 2 milioni e mezzo di elettori. Sotto quella cifra chiunque vinca e con qualunque percentuale partirebbe con una bella marcia indietro che non sarebbe solo nella partecipazione ma con alta probabilità nel risultato elettorale futuro di quello che oggi e' il primo partito italiano.

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pd europee







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