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Milano

di Giulio Cavalli per Affaritaliani.it

di Fabio Massa
 
Luigi Bonaventura è un pentito. Non un pentito qualunque, magari di quelli che lo fanno solo per spifferare poco e ottenere molto. Con le testimonianze dell'uomo della cosca Vrenna Bonaventura sono arrivati 130 arresti a Crotone, nel corso dell'operazione Heracles. Luigi Bonaventura l'ha dichiarato, l'ha messo nero su bianco: Giulio Cavalli, l'ex consigliere regionale lombardo, deve morire. Ed ecco come avrebbe fatto la 'ndrangheta. Prima di tutto avrebbe aspettato che nel cambio di residenza, da Lodi a Roma, Giulio fosse sfornito di scorta per qualche giorno. Poi, un camion assassino avrebbe dovuto investirlo. Un lavoretto pulito per "uno scassaminchia". Quello dell'investimento era ovviamente il piano B, perché il piano A era molto più violento, e infamante. Un'overdose forzata di eroina. Peccato che Giulio non si "faccia", non si droghi. Avrebbe suscitato il sospetto degli inquirenti. Adesso la politica faccia qualcosa. Girelli, il presidente della commissione antimafia, ha già dato il suo sostegno. Altri stanno per farlo. Ma occorrerebbe un movimento corale del consiglio. Anche in vacanza. 
 
@FabioAMassa
All'inizio, forse, in fondo, succedeva che mi spaventassi davvero che la paura mi si attaccasse alla gola come il morso di un cane e tutto il resto mi interessasse poco. Ora no. Ora il "resto" è il libretto di istruzioni per capire, per avere uno sguardo meno disilluso e, possibilmente, per raccontare anche la paura.
 
Ora che Bonaventura ha parlato ci sono delle azioni che diventano obbligatorie, il prima possibile: verificare, ovvio, mettere il collaboratore di giustizia in "sicurezza" (lui e la sua famiglia) e porsi delle domande anche "politiche". Perché nel racconto di Bonaventura mi stupisce soprattutto ciò che sa di me, dei miei rapporti con alcune istituzioni e come racconta particolari che dovremmo sapere solo in pochi.
Per essere credibile devi finire ammazzato, mi diceva spesso un amico. Ci siamo quasi, eh.
 
Non muoio nemmeno se mi ammazzano
 
Adesso mi piacerebbe vedere la faccia che faranno tutti quelli che si sono riempiti la bocca in tutti questi ultimi mesi. Mi piacerebbe anche ascoltare i soloni che hanno potuto piantare la bandiera sul mio “cambiamento” che li ha confortati nella loro opera di demolizione, mi piacerebbe guardare tutti quelli che hanno giudicato le mie vicende personali, la mia separazione, i miei amori e le mie paure senza nemmeno avere un secondo per cogliere le parole “giuste”, sempre impegnati come sono con il pennarello rosso a dimostrare che “hai visto, è vero, alla fine era tutto un bluff”.
 
Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano i giornalisti, quelli che fanno antimafia come se fosse gossip, che stanno in provincia perché hanno le vertigini appena ci si alza un po’ e esibiscono l’amicizia con il maresciallo del paese come se fosse un riscatto sociale.
 
Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano tutti quelli che mi hanno raccontato immerso nella “mondanità” tutta romana o televisiva mentre cercavo di fare quadrare le responsabilità, quelle perse e quelle trovate, quelle che ho costruito per anni mentre mi venivano affettate in pochi minuti.
 
Mi piacerebbe, oggi, telefonare a quelli che dicono che Giulio si è perso, che non scrive più come una volta, che si è bruciato, che è un prodotto solo editoriale, uno incapace di fare gruppo, un minacciato per finta o uno che in questi ultimi mesi ha preferito divertirsi.
 
Ecco, mi piacerebbe sapere, come dovrei essere, secondo i vostri canoni idioti e superficiali come mosche, cosa dovrei scrivere in questi giorni in cui un pentito sta descrivendo punto per punto, nome per nome, incontro per incontro, il progetto che avrebbe dovuto ammazzarmi. E che si è svolto per un bel pezzo più con l’aiuto degli altri, che dei mafiosi stessi, con quelleconvergenze degli utili cretini che sanno sempre cosa sarebbe giusto fare senza farsi domande.
 
Ditemi voi, che mi avete giudicato tutti questi ultimi mesi, cosa devo scrivere dopo avere letto la sceneggiatura della mia morte ammazzata.
 
Adesso ci prendiamo del tempo. Ancora. E se vi spiace io non ho tempo e voglia di dispiacermene.

 

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giulio cavalli consigliere







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