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Milano
Milano, il residence della violenza. Il caso di via Cavezzali 11

Un caso vergognoso per una città come Milano. Un edificio - secondo la denuncia di Marzio Nava (capogruppo in zona 2) e Silvia Sardone di Forza Italia e anche secondo il documento presentato dal consiglio di zona - nel quale si annidano violenza, sporcizia e prostituzione. Un pericolo per i cittadini della zona. In origine, fino al 2003, l'edificio di via Cavezzali era di proprietà dell'Inpdap: 190 appartamenti distribuiti su quattro corpi, uno centrale, alto otto piani, e altri tre più bassi. "Ad ogni piano vi sono più di 20 appartamenti di due diverse tipologie: appartamento piccolo di circa 16 mq composto da un locale più bagno, appartamento grande di circa 30 mq bagno compreso. Al piano attico sono presenti 2 appartamenti di grandi dimensioni con terrazzi", spiega il documento presentato dal cdz.

Quello che succede dopo il 2003 è la storia di un immobile che scivola irrimediabilmente verso il degrado. Prima viene venduto all'asta, nel 2003. Poi passa di mano in modo poco chiaro, con passaggi di proprietà che finiscono nel mirino della polizia giudiziaria che ha accusato ex amministratori, proprietari e anche bancari di associazione a delinquere e riciclaggio. L'ultima delle società finite nei guai per lo stabile è la Interhouse, che deteneva la proprietà di 30 appartamenti. Fallisce per non aver pagato le spese condominiali. Altri 50 invece finiscono pignorati da una banca. Altri appartementi finiscono all'asta. Il prezzo? Decisamente di saldo, visto che il prezzo per singolo alloggio si aggira sui 20mila euro. Eppure nessuno li compra. Perché? Perché è un residence di illegalità e violenza, stando al documento.
"Ci sono numerose segnalazione di proprietari che non possono più gestire il proprio appartamento perché oggetto di
occupazione: viene sfondata la porta, sostituita con una nuova e poi l'appartamento viene affittato in nero dagli
occupanti (poche persone che vivono anche all'interno dell'edificio). Questo sembra che avvenga sia per gli
appartamenti di proprietà di singoli sia per gli appartamenti all'asta giudiziaria che dovrebbero essere affittati e
gestiti dagli incaricati del tribunale", è il racconto.

E ancora: "le condizioni nelle parti comuni raggiungono spesso situazioni di notevole degrado in quanto rifiuti di ogni genere
vengono abbandonati in particolare nella scala di destra; negli appartamenti sono presenti bombole di gas che non è
permesso utilizzare (con grave rischio per l'incolumità di tutti i condomini); il settimo piano, disabitato, viene
vandalizzato costantemente; ci sono molti allacci abusivi della corrente e fili “volanti”, i locali tecnici ai piani sono
stati bruciati o vengono utilizzati come deposito rifiuti. Il cortile viene utilizzato come discarica (vengono portati
rifiuti anche dall'esterno) e a volte vengono incendiati i cumuli di rifiuti. La situazione è fuori controllo dal punto di vista della sicurezza in quanto molto spesso le forze dell'ordine sono chiamate a dirimere violente liti tra i vari abitanti. Viene segnalato lo spaccio di stupefacenti e attività di prostituzione. E' doveroso ricordare che nel 2006 ci fu un omicidio di un inquilino da parte di una guardia giurata".

Anche l'amministratrice nominata dal tribunale non sa più che cosa fare. "Va ricordato che attualmente è in carica un'amministratrice, nominata nel 2013 dal tribunale, la quale ha più volte segnalato alle autorità la sua impossibilità ad intervenire direttamente nel palazzo perché già oggetto di violenza e minacce. Questa situazione di forte illegalità è causa di forte degrado e paura nei palazzi circostanti che da anni devono subire questa situazione con urli, criminalità e paura".

Tags:
milanoresidence violenza







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