Milano/ L'Expo? Ad alcuni piace... "minimal"

Lunedì, 6 aprile 2009 - 11:36:00



Expo/ Di Pietro (Idv) lancia l'allarme: "Prima arriveranno le tangenti, poi le opere"
C'e' chi l'Expo lo preferisce "minimale". Niente padiglioni fuori porta: solo recupero e restauro di quello che c'e' in chiave ecosostenibile. Magari partendo dai 90.000 appartamenti sfitti e dai 30.000 metri quadri di terziario inutilizzato.
E per le mostre, sfruttare, magari ampliandoli, musei e spazi espositivi esistenti per "portare l'Expo dentro la citta'". Potrebbe essere Milano 2015 a "innovare la formula mondiale dell'Expo".

L'idea e' venuta a un gruppo di progettisti milanesi che il 9 marzo scorso si sono dati appuntamento nello studio dell'architetto Emilio Battisti per dire "no a nuove baraccopoli dell'architettura fuori porta", "si' al recupero e all'ecosostenibilita'". Tramontato il sogno della "Grande Expo", per Battisti "tanto piu' inutile vista la crisi mondiale", il manifesto dei minimalisti e' un'autentica fucina di idee. Con alcune adesioni illustri tra le quali quelle di Vittorio Gregotti e Gae Aulenti, entrambi convinti dell'inutilita' per Milano, di una Expo tradizionale fatta di padiglioni e parchi raccolti in un'area tutta da riconvertire a fine esposizione. Le proposte del gruppo vengono raccolte e discusse in un blog in cui si parla, tra l'altro, di un Piano di recupero dello sfitto e del fatiscente, di un sistema ecosostenibile di illuminazione notturna, ma anche di un sistema di ostelli per la gioventu' da costruire ex novo coi criteri della bioarchitettura o da ricavare in spazi esistenti. Ostelli che, per l'architetto Paolo Deganello, potrebbero essere affiancati da un sistema di mense per fare di Milano la "capitale dello slow food di massa". Tante proposte, un solo obiettivo: "evitare il consumo di suolo".

Ma non tutti sono disposti a rinunciare all'Expo dei superpadiglioni. I primi a bocciare le idee dei minimalisti sono i direttori delle riviste di architettura. Che giovedi' scorso, in un incontro all'Urban center, hanno ricordato i fasti dell'Expo di Milano del 1906, ribaltando la tesi per cui l'esposizione universale deve essere ridimensionata vista la crisi economica. "L'Expo deve fare da motore alla ripresa - spiega Pierluigi Nicolin, direttore di Lotus - e deve lasciare alla citta' dei segni tangibili". Dello stesso avviso l'architetto Alessandro Roj autore, tra l'altro, del recupero in chiave ecosostenibile delle torri Garibaldi. "E' giusto - spiega - che prima di tutto si recuperi l'esistente, ma sono ormai 50 anni che a Milano non si lasciano segni importanti dal punto di vista architettonico. Credo che l'Expo possa essere una buona occasione per farlo".

Tra un Expo minimale, limitato al recupero dell'esistente, e un Expo delle grandi opere e dei padiglioni, l'architetto Roj sceglie la via di mezzo: "Prima di costruire bisogna recuperare - commenta - ma credo che l'Expo meriti nuovi edifici". La querelle tra "exposcettici" e "expoentusiasti" proseguira', oltre che sul blog di Emilio Battisti, il 5 maggio prossimo nell'ultimo incontro del ciclo dedicato alle citta' sede dell'Expo organizzato dall'ordine degli architetti.

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