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Milano
franco mirabelli 400

di Fabio Massa

Franco Mirabelli, senatore, ex coordinatore della mozione Franceschini in Lombardia, esponente di punta di Area Dem, in un'intervista ad Affaritaliani.it boccia la linea scelta da Pippo Civati: "Sono contrario a chi dice che se ne deve andare. Ma anche lui sbaglia: non può essere presentato come un atto di eroismo quello di votare, dopo aver discusso e deciso le cose nel gruppo, come si vuole". Franceschini sostiene che chi vota contro la fiducia è fuori: "E' ovvio, in un gruppo non può coesistere chi vota la fiducia e chi no". I traditori? "Civati dice che sono i franceschiniani e sbaglia di grosso. Anzi"

Poi l'attacco, durissimo, al segretario metropolitano di Milano Roberto Cornelli: "Non è più di garanzia. Si deve dimettere subito, e lasciare il posto a un collegio che guidi questa transizione"

Senatore Mirabelli, iniziamo dall'elezione di Napolitano...
Ieri è stata una giornata importante. Il discorso del Presidente ha sferzato la politica, ha richiamato tutti alla responsabilità, ha detto che il Paese ha bisogno di riforme e i cittadini di risposte. Noi dobbiamo rispondere positivamente guardando alla disperazione di tante famiglie. Questo è il compito e la priorità che noi abbiamo adesso. Ora dobbiamo riportare al centro le questioni del lavoro, della disoccupazione, del sostegno alle imprese.

Oggi Civati, in un'intervista a Repubblica, dice che i traditori arrivano dai dalemiani e dal gruppo di Franceschini.
Io credo che la vicenda di questi giorni sia stato un colpo durissimo alla credibilità del Pd. Abbiamo dato un dolore a tante persone che si impegnano quotidianamente in questo partito. Il dato del Friuli ci dicono che possiamo ripartire. Ma a Pippo rispondo che si può ripartire a condizione che tutti assumano il principio della responsabilità, senza il quale non esiste un partito...

Quindi?
Io sono contrario a chi dice che Civati o altri se ne debbano andare. Però a Pippo ho detto che ha sbagliato. Non può essere presentato come un atto di eroismo quello di votare, dopo aver discusso e deciso le cose nel gruppo, come si vuole. Così si mina la credibilità di un partito. Se non siamo in grado di garantire il rispetto delle decisioni collettive facciamo venire meno uno dei fondamenti dell'essere partito.

Veniamo al punto: sono i "franceschiniani", quelli di Area Democratica, ad aver tradito?
E' una stupidata. Io c'ero e ho vissuto la cosa. Non è vero. Anzi. E sottolineo l'"anzi". Sull'ipotesi Prodi abbiamo lavorato tantissimo per riuscire a farla decollare. Ci abbiamo creduto e abbiamo sostenuto la proposta del segretario anche su Marini. Lo dico a ragion veduta: il principio che un partito non esiste se non c'è una discussione e dopo un adeguarsi tutti, per me è sacro.

Franceschini dice che chi non vota la fiducia è fuori dal partito.
Franceschini dice un'ovvietà. E' ovvio che in un gruppo non possono convivere persone che votano la fiducia ad un governo e persone che non la votano.

Passiamo al livello locale. Il consigliere lombardo D'Avolio vuole una gestione collegiale del Pd milanese. Comincini dice che la segreteria è da rifare. Lei che cosa ne pensa?
Io credo che abbiano ragione tutti e due. E credo che non si possano affrontare le scelte che abbiamo davanti con questa segreteria. E con questo segretario. Io penso che Roberto Cornelli in questi giorni abbia fatto scelte che non corrispondono al ruolo che deve avere un segretario.

In che senso?
Credo che debba dimettersi e consentire da qui al congresso un governo della federazione condiviso e aperto a tutti, come chiedono D'Avolio e Comincini. Un segretario ha il compito di rappresentare tutto il partito e certo non lo fa chi, mentre stiamo votando Napolitano a Roma, propaganda il proprio sostegno a Rodotà, o dichiara la propria contrarietà in un momento tanto difficile a un accordo con il Pdl. Cornelli deve prendere atto che un segretario deve dirigere, tenere insieme e non ripercorrere la strada di Grillo e altri populismo. Promuovere questionari senza assumere la responsabilità di una proposta e poi ergersi a portavoce di una sola idea è esattamente quel modello lì, grillino.

Dimissioni di Cornelli, dunque.
Sì, assolutamente. Cornelli ha deciso di cavalcare l'idea di un partito di duri e puri. E' assolutamente legittimo. Ma non può farlo da segretario. Si dimetta, sarà più libero anche lui di fare le sue battaglie politiche. Aggiungo, visto che questo è un argomento abbastanza usuale, che non si deve sollevare adesso la solita questione delle correnti. Ogni volta che c'è una critica si cerca di spiegare tutto dicendo che è colpa delle correnti e si scarica la responsabilità. Da dopo il congresso abbiamo tutti sostenuto il segretario come ci eravamo impegnati a fare. L'abbiamo sempre fatto nei luoghi giusti.  E non mi vengano a dire che Area Dem ha contrattato posti o poltrone. La storia degli assessorati di Milano e dei nominati in tutti gli enti lo dice chiaramente: non abbiamo mai fatto spartizioni.

Maurizio Martina, segretario regionale, si deve dimettere?
Maurizio ha sbagliato a porre la questione dei giovani parlamentari in quei termini. I giovani parlamentari sono in grado di assumersi le loro responsabilità. Ha posto una questione giusta nel momento sbagliato: i franchi tiratori di certo non erano organizzato dai nuovi eletti. Maurizio Martina ha chiuso un ciclo, lo sa anche lui. Ma a differenza di Cornelli è un segretario di garanzia.

@FabioAMassa

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