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Milano
Moschea a Milano, Fi attacca. Ma gli islamici: "Imam predicano pace"

di Fabio Massa

Si abbatte su Milano la polemica sul terrorismo islamico. Dopo la morte di James Foley per mano di un terrorista di origine britannica, si alza l'allarme anche sulle città del nord Italia, nelle quali sorgono numerose moschee. Sotto la Madonnina ancora non ce ne è neppure una, visto il complicato iter che pare stia arrivando a destinazione. Ma Forza Italia parte lancia in resta all'attacco con Il Mattinale, la newsletter a cura del Gruppo azzurro alla Camera: "Il jihadismo, cioè il terrorismo islamico, in realtà è un fenomeno addirittura autoctono. Non ha bisogno di missionari stranieri. Abbiamo lasciato fiorire questo giardino del nostro orrore per anni. La moschea-centro studi di viale Jenner a Milano è stata, secondo il dipartimento del Tesoro statunitense, “la principale base di Al-Qaeda in Europa”, attiva in senso jihadista sin dalla fondazione nel 1988. 1) Partì da Milano il primo attentato suicida di matrice jihadista in Europa: un'autobomba guidata da un egiziano residente a Milano contro una caserma della polizia croata a Fiume/Rijeka nel 1995. Subito dopo a essere chiamati in giudizio, sin dal 1995, furono 17 militanti del Centro Studi. Furono ritrovati centinaia di documenti falsi, per spedire nel mondo terroristi reclutati qui. Centinaia! Senza nemmeno bisogno del richiamo degli eroi. 2) Partirono da Milano almeno quattro tra i maggiori protagonisti degli attentati suicidi in Iraq. Un esempio fra tutti: Fahdal Nassim che, nell'agosto del 2003 causò 22 vittime a Baghdad, nella sede dell'Onu, tra le quali Sergio Vieira De Mello, era un algerino partito da viale Jenner". Un attacco durissimo, al quale fa eco il coordinamento cittadino di Fi, che continua a chiedere un referendum sull'edificazione di moschee a Milano. Chi invece butta acqua sul fuoco è Davide Piccardo, leader del CAIM (Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano), che ad Affaritaliani.it spiega: "Noi viviamo in Italia, l'Iraq è così lontano. E' altro rispetto a noi. Non confondiamo".

Non pensa che i fatti di questi giorni potrebbero portare a uno stop dell'iter della moschea?
Non lo credo, ma se avvenisse sarebbe gravissimo. Ognuno si deve assumere le responsabilità per quello che fa, e noi non abbiamo fatto niente. Siamo cittadini che vogliono vedere garantito il proprio diritto di culto. E poi mi faccia dire una cosa...

Prego.
In Italia ci sono un milione e 700mila musulmani. Non c'è mai stato nessun atto di violenza o altro. Sono allarmismi inutili, quelli che stanno facendo. Non esistono rischi. Ci sono gli apparati di sicurezza che sono chiamati a fare il loro lavoro. Le nostre moschee sono posti tranquilli perché noi siamo persone pacifiche. E poi diciamocelo: viviamo da decenni tra di voi, senza violenza.

Alcune idee però sono violente...
Le idee non sono violente. Sono gli atti ad esserlo. Noi vivamo in uno stato di diritto.

Se lei venisse a conoscenza di tentazioni estremiste da parte di altri musulmani di Milano che cosa farebbe?
Il cittadino italiano, nel momento in cui viene a conoscenza del fatto che stanno per essere violate le leggi, è chiamato a intervenire. Questo farei. Ma questo non riguarda le idee, ma le azioni.

E le predicazioni che incitano alla violenza?
Noi abbiamo un dibattito aperto all'interno della comunità. I toni violenti vengono usati nella nostra comunità ma anche in tante altre. Questo tipo di atteggiamento si contrasta con la dialettica. Nei sermoni del venerdì delle nostre moschee gli imam lo fanno spessissimo, contrastano le idee violente.

Siamo oltre metà mandato di Pisapia. E ancora non c'è una moschea a Milano. E' deluso?
I cittadini in Italia sono delusi dalla classe politica perché promette e non fa. Anche a Milano si è partiti con buonissime premesse ma il risultato è ad oggi molto modesto. Ad ogni modo, il bando che verrà fatto a settembre è comunque un passo molto importante. Speriamo in un primo risultato positivo.

@FabioAMassa

Tags:
moschea milano






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