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Milano

di Roberto Rampi,
Deputato e Responsabile organizzazione PD Lombardia

Fra una settimana, dopo l'esito delle elezioni Amministrative che anche in Lombardia vedono al voto comuni capoluogo come Brescia e Lodi, si aprirà ufficialmente la fase congressuale del PD. Un percorso che ci porterà all'autunno con l'elezione di un nuovo leader nazionale. Prima di allora, dovremo però sfruttare questi mesi per rivedere profondamente l'architettura e l'identità del partito: uscire insomma da un dibattito autoreferenziale e miope su nomi salvifici di segretari - il passato insegna che non ne esistono - e da una fuorviante distinzione tra iscritti, elettori, eletti. Costruiamo un progetto insieme che dia spazio a chi partecipa e porta idee, con o senza tessera, e non solo a chi vota una tantum in occasione delle primarie. Riprendiamoci la centralità della prospettiva politica, riannodando le relazioni tra noi, che prescindono dal dove trovano casa, se in rete o nelle bocciofile di quartiere.

Penso che la scelta di "chi decide cosa" sia fondamentale. Per questo è bene fare dei distinguo. Con le primarie sono gli elettori i titolari di ogni scelta. E può andarci bene. Ma quello degli elettori è di fatto un comitato elettorale che sceglie le figure più adatte nel campo del consenso per ogni competizione. Nulla di grave, anzi. Ma se riteniamo che debba essere così, credo dovremmo tirarne fino in fondo le conseguenze e smettere di parlare di iscritti e di gruppi dirigenti. Se invece pensiamo che lo specifico della democrazia europea abbia ancora un significato e vogliamo reinventare forme nuove di partecipazione, se davvero vogliam far tesoro delle esperienze partecipative sperimentate in questi anni ad esempio nei Comuni (bilanci partecipati, assemblee partecipative per scegliere sulla progettazione di aree della città), allora dobbiamo sapere che ci serve qualcosa di più che un voto. Che non possiamo accontentarci che qualcuno scelga di passare qualche minuto e votare un nome. Dobbiamo creare momenti di partecipazione autentica, profonda, reale e virtuale. "Non ci basta il tuo voto, vogliamo la tua opinione", potrebbe quasi essere il nuovo motto.

Per questo lanciamo subito, da una grande realtà come la Lombardia, un percorso di ascolto, confronto e proposta. Subito dopo le elezioni comunali, facciamoci promotori di incontri in tutte le provincie, di confronti in plenaria, di assemblee degli iscritti, di direzioni e di eletti (parlamentari, consiglieri e sindaci)  e di  sessioni tematiche per provare a dare sostanza ai termini forma-partito, primarie, governo, alleanze e rapporti con con Pdl e M5s. Ho in mente riunioni territoriali che vedano la presenza capillare di parlamentari e consiglieri e che portino all'elaborazione di documenti conclusivi. Gruppi di lavoro regionali sulle stesse materie per l'elaborazione di documenti finali da trasmettere al congresso nazionale. Una filiera virtuosa aperta a tutti quelli che vogliono partecipare, anche in rete. Per tutto il periodo, infatti, penso all'apertura di un forum moderato e di una mail dedicata per la raccolta di contributi per i documenti regionali. Un Congresso lungo e in due fasi. Una prima di discussione tematica e, solo in un secondo momento, una sui candidati. Insomma costruiamo un quadro attivo, partecipativo. E diamo nelle mani degli attivisti le scelte chiave per costruire un nuovo soggetto collettivo moderno, forte, attivo nella società.


 

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