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Milano

di Ilaria Cova (coordinatrice Democratiche Lombarde) e Piera Landoni (coordinatrice Democratiche Area Metropolitana Milanese)

Dopo la pronuncia dei giudici che si sono occupati del mancato rispetto del principio di democrazia paritaria contenuto nello statuto della Regione Lombardia da parte dell’ex presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni che aveva formato una giunta regionale non paritaria non sarà più possibile per nessun governatore, ma anche riteniamo, per sindaci e presidenti di istituzioni pubbliche, tornare sui propri passi.
La precedente giunta ha collezionato una storica sentenza del Consiglio di Stato e una bocciatura del Tar tanto che Maroni ha già annunciato l’applicazione del 50 e 50 per le imminenti designazioni nell’organo esecutivo.
Il numero di consigliere donne, con questa tornata elettorale è passato da 6 a 15, anche se il gruppo regionale del PD vede la sola presenza di 2 donne: una riconferma della vicepresidente del consiglio in carica e la nuova entrata di Laura Barzaghi. Purtroppo il PD, che ha avuto il merito di far eleggere un alto numero di deputate non saputo pareggiare questo primato anche in regione Lombardia.
 Tuttavia la sentenza del Consiglio di Stato (Sezione V, n. 3670/2012), pronunciata per violazione del riequilibrio di genere nella giunta regionale lombarda composta da 15 uomini e 1 donna, la necessità di fornire al Paese scelte innovative e coraggiose e l’inderogabilità di decisioni che facciano crescere e sviluppare la nostra regione impongono a tutte le forze presenti in Consiglio regionale scelte coerenti con queste urgenze e con i dettati dello Statuto che la Regione si è data: l'impegno deve essere quello di realizzare, sia da parte di Maroni che del Consiglio, una vera parità di genere sia per quanto riguarda l'ufficio di presidenza, che la presidenza delle commissioni, la presidenza dei gruppi, fino alle nomine negli organi, di gestione e di controllo, delle oltre duecento (e forse più …) società, fondazioni, istituzioni dell’Ente Regionale.
Per quanto riguarda il PD e gli incarichi di sua competenza riteniamo che non si possa sostituire, all’interno dell’Ufficio di Presidenza, una donna che ha dato prova di serietà, competenza e trasparenza per sostituirla con un uomo.
L’onere dell’innovazione e del rispetto statutario non può essere sostenuto dal solo presidente della Regione, la questione attiene a un diverso atteggiamento dei partiti che le nomine propongono e designano: per iniziare anche il PD, per quanto riguarda le figure del capogruppo e del vicepresidente del Consiglio regionale, deve fare la sua parte!

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pd landoni






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