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Milano

La tre giorni milanese d’incontri tra cittadini e amministratori – un pomeriggio del Pd e due giorni dei Comitati X Milano – mi ha lasciato interdetto. Erano simili gli obbiettivi? Direi di sì: confrontarsi con la città nel grande e indefinito alveo della “partecipazione”. Sul palcoscenico o ai tavoli le stesse persone o quasi: separati in casa?
 
Quanto al Pd la vera natura dell’incontro non mi è stata chiara ma soprattutto non sono chiari l’interesse e l’utilità per la città. Non per niente se non vi fosse stato l’ennesimo scontro tra Pisapia e Boeri la stampa locale non ne avrebbe fatto cenno. Dopo aver letto nel programma che questo sarebbe “l’inizio di un percorso di confronto che abbiamo intenzione di portare avanti nei prossimi mesi per garantire alla città di Milano uno sguardo verso il futuro attraverso idee, progetti, proposte” mi viene inesorabile una domanda: ma lo sguardo verso il futuro non lo avevamo già lanciato durante la scorsa campagna elettorale? Non era su quello sguardo che avevamo scelto la nuova maggioranza? Non c’erano idee, progetti, proposte?
 
La nuova realtà, dopo 20 mesi di Pisapia è così cambiata che dobbiamo ripensare tutto? E se le nuove proposte, le nuove idee, i nuovi progetti non ci piacessero, che si fa? Certo non avevamo firmato una cambiale in bianco.
 
Sempre scorrendo il programma, leggo che a proposito della crisi economica “Milano, come sempre, gioca un ruolo di primo piano per il rilancio della partecipazione e della buona politica”. E ancora: “Questo è solo il primo momento di ascolto del Sindaco e della Giunta. Siamo convinti che attraverso la condivisione dei progetti in campo riusciremo a dare il nostro contributo per il bene della città. … Dopo questo appuntamento sarà nostro compito aprire un confronto nei circoli e con la città, tenendo conto delle tante disponibilità a dare il proprio contributo“.
 
Non voglio perdermi nel dibattito sulla “buona politica” perché tanto ognuno la pensa a modo suo ma sulla partecipazione vorrei dire qualcosa che accomuna le due manifestazioni. L’iniziativa del movimento arancione per parte sua è stata un tentativo di rispolverare la strategia dei Comitati X Milano che avevano animato l’elaborazione del programma di Giuliano Pisapia e nello stesso tempo dare un segnale a tutti quelli del movimento che dopo tante promesse della partecipazione ne avevano visto perdersi le tracce. Dunque lo snodo comune sembra essere la partecipazione: per il Pd probabilmente e auspicabilmente l’andare un po’ tentoni alla ricerca di una “forma partito” che avvicini gli elettori agli eletti, per gli arancioni la ricerca di una strategia organizzativa per un movimento che non vuole lasciarsi ingabbiare nelle vecchie architetture istituzionali dei partiti storici. Lodevoli tentativi entrambi che per il momento non sembrano destinati a un rapido approdo.
 
Le aree della partecipazione sembrano fondamentalmente essere quattro: la formazione del progetto politico (programma elettorale), la verifica sull’attuazione dello stesso, le nuove e diverse ipotesi formulate in corso di mandato da chi amministra e le proposte che autonomamente vengono dagli amministrati.
 
Così come quattro sembrano essere le fasi nelle quali si articola ogni area: la conoscenza della questione, la formulazione delle proposte, la discussione e, per finire, la condivisione delle scelte. I primi tre sono passaggi ineliminabili il quarto, la condivisione, è aleatorio ma qui dovrebbero valere le regole del dibattito democratico. Di tutto questo venerdì pomeriggio, sabato e domenica abbiamo visto poco o nulla ma principalmente richiami alla disperata condizione finanziaria del Comune. Forse a qualcuno, per esempio, sarebbe piaciuto sapere, visto che i tagli si devono fare, chi sarà penalizzato e soprattutto con che logica (conoscenza, proposta, discussione, condivisione). Forse è arrivato il momento che il Comune si doti, come hanno fatto molte amministrazioni pubbliche straniere, di un’agenzia per la partecipazione e non chiudendo il tutto in una semplice delega assessorile.
 
Un dato di costume per finire: la partecipazione sembra essere aspirazione/patrimonio della sinistra riformista: per gli altri e per la destra vige la regola del partito a padrone che tutto sa e tutto dispone, la versione speculare dei partiti del leader maximo. Dove si collochi il Movimento 5 Stelle a ognuno la sua opinione. Comunque la partecipazione, malgrado i tentativi di chi non l’ama (molti), non è ancora morta: viva la partecipazione.
 
Luca Beltrami Gadola per www.arcipelagomilano.org
 

Tags:
pd arancioni







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