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Milano
Pinocchio/La Capotreno eroina e l'orgoglio di fare (bene) il proprio lavoro

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C’era una volta un Paese dove ogni tanto si poteva anche provare un po’ d’orgoglio. Il fatto è questo. Una capotreno, ieri mattina, ha tenuto testa a 30 ragazzi. Da sola. Lei, mingherlina, dalla voce gentile, semplicemente, li ha presi e li ha sbattuti giù uno per uno, visto che non avevano i biglietti e affollavano il treno, disturbando e soprattutto levando il posto a chi, invece, quel treno se l’era pagato e stava andando al lavoro. A Pioltello, giù tutti, tra mugugni e qualche protesta. Fa riflettere il fatto che a bordo erano rimasti solo due ragazzi di colore, che si dichiaravano estranei al gruppo di “portoghesi”. “Noi non c’entriamo con loro”, hanno detto alla capotreno. La quale, poi, semplicemente ha fatto l’unica cosa che doveva fare: ha chiesto loro i biglietti. Che ovviamente non avevano. Loro hanno protestato. Hanno detto che era discriminazione razziale perché erano di colore. Altri, più buonisti, avrebbero avuto paura della figura pubblica, della reazione di certa opinione pubblica. E invece lei, la capotreno, ha fatto, anche qui, l’unica cosa che doveva fare: li ha sbattuti giù. Loro, mentre ripartiva il treno, hanno tirato calci e pugni al convoglio. Al suo passaggio negli scompartimenti la capotreno è stata applaudita. La cosa incredibile, in questo Paese, è che bisogna applaudire come una eroina una donna che ha fatto semplicemente il proprio lavoro. E che andrà avanti a farlo, ce lo auguriamo, anche quando gli applausi saranno finiti e rimarranno le piccole grandi beghe da risolvere giorno per giorno.

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