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Milano
Prende a pugni il vicino di casa e lo rende demente

Per dare una "lezione" al vicino della fidanzata dopo una lite con la mamma di quest'ultima, gli ha sferrato tre pugni che lo hanno reso invalido al cento per cento e addirittura, come dichiarato dal perito chiamato a valutarne le condizioni di salute, "di poco al di sotto di un franco livello di demenza". Ma l'imputato Mauro Nepi, un pugile dilettante oggi 32enne, secondo il giudice per l'udienza preliminare Andrea Salemme, ha dimostrato una "totale assenza di rimorso", non si è "neppure lontanamente preoccupato per la vicenda e soprattutto per la sorte" dell'uomo che ha aggredito, al punto che, intercettato al telefono pochi giorni dopo il pestaggio, ha riso di fronte all'amico che gli diceva: "Hai stroncato un cristiano... Come cazzo devi fa... Mari solo a te capitano ste cose...". Per questo, scrive oggi Salemme nelle motivazioni della sentenza con cui lo ha condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione con rito abbreviato, non è pensabile di concedere alcuna attenuante.

L'episodio risale al 24 giugno 2013 ed è avvenuto in una casa popolare di via Calvairate 3. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima, un 53enne, intorno alle 18 aveva litigato con la vicina che gli dava del ladro, dandole uno schiaffo. Mezz'èra dopo è intervenuto Nepi, fidanzato della figlia della donna, che dal cortile ha chiamato insultandolo il 53enne nel frattempo rincasato e, quando questo lo ha raggiunto, gli ha subito sferrato un pugno all'addome e due al volto, provocandogli un danno biologico quantificato dai periti nell'80 per cento e un deficit cognitivo permanente al punto che l'uomo non è più in grado di muoversi da solo. Si è poi scoperto che l'imputato frequentava come amatore una palestra di pugilato. Secondo il gup "il fatto guardato nella sua obiettività, palesa un'indiscutibile gravità. Nel contesto di un banale litigio, il Nepi ha permanentemente deteriorato l'esistenza" della sua vittima "ormai incapace di lavorare, badare a sá, di condurre una vita partecipata, relazionale, normale". Salemme ha escluso la legittima difesa invocata dalla difesa secondo la quale il 53enne un attimo prima di essere colpito aveva alzato una mano con fare minaccioso verso la fidanzata dell'aggressore. Secondo il magistrato, invece, "si è trattato di un'aggressione deliberatamente portata con determinazione, precisione e professionalità", commessa da un "soggetto giovane, assai robusto e addestrato al combattimento (in quanto riferisce lo stesso Nepi nell'interrogatorio di garanzia di aver ricevuto lezioni di box, di essere comunque dedito ad altre attività sportive e di pesare 100 chilogrammi) all'indirizzo di persona di ventidue anni più anziana e per certo meno prestante ) oltre che per l'età, per il peso, che dagli atti del ricovero, consta essere di 70 chilogrammi)".

Nepi risponde di lesioni gravissime e non di tentato omicidio perchá l'uomo che ha aggredito, cadendo all'indietro sotto la forza dei colpi, si è fratturato il cranio, ma non è mai stato in pericolo di vita. Sebbene sia stato messo dai medici in coma farmacologico e sia rimasto in ospedale 30 giorni.

Il gup gli ha inflitto 4 anni e 4 mesi con lo sconto di pena previsto dal rito scelto e lo ha condannato a 100mila euro di provvisionale di anticipo sul risarcimento da quantificare in sede civile per il 53enne costituitosi parte civile con l'assistenza dell'avvocato Roberto Falessi.

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