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Milano
Primarie, vince Alfieri: "Ma il metodo di Renzi mi ha danneggiato"

di Fabio Massa

Alla fine ha vinto lui, Alessandro Alfieri. Segretario regionale reggente, capogruppo in Regione Lombardia, ex vice di Maurizio Martina, renziano doc. Ma non con il risultato bulgaro che ci si sarebbe potuto aspettare da una consultazione nella quale erano previsti pochi votanti: finisce 57-43 per lui. Così, la sfidante Diana De Marchi, consigliera provinciale di Milano, fa il botto. E addirittura, alla fine dello spoglio, risulta avanti a Milano di cinque punti, mentre la Provincia traina Alfieri. Lei, civatiana, non ha condotto una campagna all'assalto, anche se le stoccate non le ha risparmiate ("Alfieri è la continuità", disse in un'intervista ad Affari).

Poi, però, con la brutale contesa tra Letta e Renzi, arriva il colpo d'ala. "I militanti si sono infastiditi - raccontano dalle parti del Partito Democratico, ad Affaritaliani.it - e alla fine non hanno votato come si sperava. E a Milano, dove la De Marchi era più forte, ha fatto un gran risultato". Addirittura si parla di ripicche secche. Di arrabbiatura vera. E' un segnale da cogliere se allo 02PD, enclave renziana, feudo del segretario provinciale Bussolati, finisce che vince la De Marchi. Milano civatiana? Milano dove la base non sempre fa quel che vogliono i vertici (leggasi Pisapia con Boeri)? E' presto per fare analisi, per adesso, però una riflessione andrà fatta. Anche perché i civatiani sono reduci da una vera e propria debacle prima politica e poi organizzativa in occasione delle primarie per il segretario provinciale, dominate da Pietro Bussolati. Sarà per il candidato (David Gentili), sarà per l'alleanza con i bersaniani di Cornelli, alla fine il gruppo pareva essersi sfaldato. E invece Diana De Marchi fa un ottimo risultato. Oltre a Milano, stupiscono altri luoghi: a Cremona è testa a testa (52-48), a Brescia il distacco non è abissale (56-44). In altri posti, invece, Alfieri sfonda, domina senza se e senza ma: Sondrio (62%), Lodi (patria di Guerini, uomo forte di Renzi) arriva al 68%, a Pavia addirittura tocca quota 72 per cento. A Lecco arriva al 58 per cento. Nella sua Varese è quota 72, a Bergamo quota 58. "Ho vinto in tutte le province - spiega Alessandro Alfieri ad Affaritaliani.it, nella prima intervista "a caldo" - Certo devo dire che se avessimo fatto questa competizione domenica scorsa il risultato sarebbe stato ancor più netto. I fatti romani hanno influito. Vorrei dirlo chiaramente: la scelta di Renzi era inevitabile. O si andava avanti con la lenta agonia di Letta, oppure si dava la scossa e si svoltava. Abbiamo svoltato, ma questo non è stato spiegato ai nostri iscritti. Non abbiamo avuto il tempo di discuterne. Questo è stato un errore. Un grave errore di metodo. Mi sono arrivate 300 email negli ultimi tre giorni. Mi sono fatto sentire a Roma, anche se poi sul territorio ci ho messo la faccia". La partecipazione bassa non sconvolge Alfieri: "I dati non sono eccezionali, perché comunque è una competizione vissuta come distante. Ma sono buoni, perché superiamo, nonostante tutto, il numero dei votanti (che però erano solo iscritti) alle primarie tra Renzi, Civati, Cuperlo e Pittella". Alfieri commenta anche il dato di Milano: "Diana è di Milano, è una consigliera provinciale, si è spesa con generosità e passione. Ha un suo radicamento, storicamente poi c'è una domanda di radicalità nella politica a Milano che si è espressa anche nelle passate consultazioni. Io ricordo che fra gli iscritti Renzi non ha vinto su Milano città. C'è una peculiarità di Milano, della quale terrò certamente conto. Il mio era un progetto coraggioso, non mi facevo scudo delle correnti nazionali. Il mio progetto guarda lontano, alla Lombardia 2018. Faremo ricredere anche le persone che sono rimaste spaesate o comprensibilmente arrabbiate".

Se Alfieri è contento per il risultato per infastidito per il "metodo", la sconfitta De Marchi è "entusiasta". Ad Affaritaliani.it spiega: "Se avessi avuto più giorni sarebbe andata ancora meglio. Dove ho parlato, ho preso un sacco di voti. Già così è un ottimo risultato. Si parlava della mia come di una candidatura di testimonianza, mi hanno messo contro tutto e tutti. E invece, guarda qui i dati". Ecco, appunto, i dati. La Milano civatiana: "Facciamo che è demarchiana: mi conoscono. Chi mi ha votato è perché mi ha scelto. Non è un voto arrivato da altrove, ma ottenuto grazie all'impegno e poi sostenuto dalla rete dei civatiani. Ho vinto anche allo 02Pd, e questo la dice lunga", gongola. Non ci sta però ad imputare tutto alla mossa di Renzi: "Ha pesato nel senso che hanno votato meno persone. Ma anche le dichiarazioni di Civati non hanno mica aiutato. Parlava di uscire dal partito... sono parole che hanno inciso". E adesso? "Adesso vedremo. Ma il peso ci sarà in assemblea ed è importante. Questo è certo".

@FabioAMassa

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primariealfieripd






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