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Milano

Nel giro di quattro giorni il Corriere della Sera ci sorprende con due notizie diametralmente opposte.

La prima, quella buona, è a pagina due dell'edizione di venerdì 14 a firma di Mario Sensini: "Alla direzione centrale Analisi Economica sono rimasti basiti… Mai nessuno, prima di allora, gli aveva chiesto di valutare l'effetto macroeconomico di un provvedimento ancora da prendere. Finora, al Dipartimento del Tesoro, si erano limitati a fare le previsioni per i documenti di finanza pubblica. Ma con l'arrivo del nuovo ministro Fabrizio Saccomanni, molte cose stanno cambiando".

La seconda, che sembra dovuta ai primi colpi di sole estivi, apre in prima pagina sull'edizione milanese del 17 giugno a firma di Armando Stella con il titolo "Non residenti Tessere dell'Atm più costose" nel testo "Distinguere i milanesi dai city users (in questo caso quelli presi in considerazione sarebbero i 20mila domiciliati). Quando salgono sul tram, sottoscrivono l'abbonamento per la piscina, buttano i rifiuti e posteggiano l'auto sottocasa … L'ipotesi (abbonamenti ATM) è sul tavolo, in bozza, affiancata alle altre. L'Atm è scettica, per non dire critica: il sistema, è stato già risposto al Comune, sarebbe difficile da gestire …" Il conto complessivo: 5milioni di euro.

Prendo spunto da questa notizie per denunciare ancora una volta il silenzio di istituzioni e corpi sociali sulla Città Metropolitana Milanese e sugli effetti che essa potrebbe produrre sul contenimento della spesa pubblica, per il miglioramento dell'efficienza della pubblica amministrazione e, di conseguenza, per il miglioramento della qualità delle condizioni di vita e di lavoro di residenti e city users e della competitività delle imprese.

Invece di inseguire proposte fantasiose e discriminanti, del tutto aliene rispetto ad una città che si accinge ad ospitare un'esposizione universale, perché non sforzarsi di accelerare il processo per la realizzazione della Città Metropolitana? Anche perché, mi riallaccio alla notizia buona, il processo di ammodernamento della pubblica amministrazione, determinato dalla nascita della Città Metropolitana, si rifletterebbe positivamente sulla stessa economia dell'area.  

Ma questo presuppone un'analisi seria, di natura macroeconomica, di quali innovazioni (con quali investimenti e quali risparmi) si potrebbero realizzare, sul fronte dei servizi per e della pubblica amministrazione, attraverso la "messa a sistema" (termine in questo caso assolutamente pertinente) dei servizi e delle competenze oggi frammentate nei 134 comuni della provincia di Milano (senza contare i 55 comuni della provincia di Monza e Brianza)? Quali gli effetti sulla riorganizzazione delle società di servizio pubblico locale, non soltanto in termini di riduzione dei costi della politica e della spesa pubblica, ma anche di sviluppo di competenze e nuove professionalità?

Quali gli effetti che la Città Metropolitana determinerebbe anche per il contemporaneo riordino degli uffici periferici dello Stato e per l'abolizione di agenzie ed enti strumentali, così come auspicato dall'UPI - Unione Province Italiane?

La nascita delle regioni ha determinato all'epoca lo sviluppo (e in alcuni casi la nascita) di nuove professionalità all'interno non soltanto dell'Ente Regione, ma anche in tutto ciò che entrava in relazione con il nuovo ente, o che da esso veniva stimolato. Nulla a che vedere con gli esiti degenerativi del progressivo affermarsi del "centralismo" regionale, più volte denunciato e non ancora interrotto (vedi le vicende ALER, ASL, Parchi e domani le Province ?) e con il pletorico sviluppo di società pubbliche, spesso inutili e controproducenti, del quale anche la Lombardia non è stata immune.

Ci saremmo aspettati che, prendendo spunto dalla scadenza del 1° gennaio 2014, la città di Milano e i comuni dell'area metropolitana (e della Brianza), nel confronto con la Provincia di Milano (e di Monza) e la Regione Lombardia, avessero avviato da tempo forme di "governance" volontarie su tutti i temi che abbiano carattere sovra comunale sia per dare risposta a problemi specifici, e attivare le possibili sinergie, che per fornire utili indicazioni per dare forma al governo (e alla partecipazione) della Città Metropolitana.

Così non è stato. Unico colpo di fantasia, se la notizia sarà confermata, cercare di penalizzare i non residenti per fare cassa. Quasi un ritorno alla filosofia dei "dazi" di antica memoria.

Massimo Gargiulo
 

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