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BORGHETTI (PD): "SE IL PARTITO CHIAMA SONO A DISPOSIZIONE"

Si aprono i giochi per la successione a Maurizio Martina alla segreteria regionale. In campo scende anche Carlo Borghetti, esponente di Area Dem, forte delle 5mila preferenze prese alle ultime elezioni spiega ad Affaritaliani.it: "Voglio bene al mio partito e sono convinto che debba cambiare in meglio in fretta. Vi ho sempre lavorato con impegno, e credo che il mio risultato elettorale lo dimostri. Diciamo che mi ritengo a disposizione, consapevole che la sovrapposizione di ruoli istituzionali con ruoli di partito è possibile solo se suffragata da ampi consensi"

 

Carlo Borghetti, 44 anni, consigliere regionale uscente del PD, è stato rieletto in Regione, con 5mila voti. Per dirla con le sue parole è un "ingegnere con la passione della musica, diplomato in Conservatorio, ma ha soprattutto la passione della politica, essendo stato 10 anni consigliere comunale, 7 anni assessore e responsabile Enti Locali del PD metropolitano di Milano dei primi anni.

Borghetti, la sconfitta alle Regionali brucia...
Sì, brucia molto perché avevamo creduto davvero nella vittoria di Ambrosoli, considerando che la campagna si era svolta in crescendo. Avessimo avuto ancora due settimane avremmo superato il centrodestra.

È tutto qui il problema?
No, certamente. Per quanto riguarda il PD, a mio parere, c'è stato il coraggio di puntare su un candidato che allargasse il consenso, ma sono mancate le parole d'ordine che avrebbero dovuto spiegare ai lombardi il cambiamento che proponevamo. Ed è mancato il coordinamento delle forze in campo. A Milano, ad esempio, i candidati -che sono il motore della campagna elettorale- non sono stati riuniti neanche una volta, e così ciascuno ha deciso da sè su quali temi puntare e come supportare il candidato Presidente, che aveva un gran bisogno d'essere fatto conoscere.

Quale sarà ora il vostro lavoro d'opposizione al Pirellone?
Dovremo fare una opposizione senza sconti, intransigente, ma anche fatta di proposte. Dovremo chiedere ogni giorno a Maroni & co. di mantenere le mirabolanti promesse elettorali, come quella della eliminazione dei ticket. Dovremo puntare sul ripristino dei fondamentali: trasparenza, meritocrazia e legalità, in una Regione che su questo versante ha toccato il fondo...

E per il PD a Milano e in Lombardia che futuro vede?
Il PD deve ripartire davvero dalla base e dai territori. La campagna elettorale, così come la stagione delle Primarie, ha mostrato che la nostra forza sta nella partecipazione della nostra base, paradossalmente ancor più che nelle idee. Dobbiamo quindi da un lato coinvolgere di più i territori nelle scelte programmatiche, e dall'altro costruire gruppi dirigenti che siano in sincero e continuo ascolto, e dialogo, con la base.

Lei è in corsa per qualche ruolo nel partito?
Voglio bene al mio partito e sono convinto che debba cambiare in meglio in fretta. Vi ho sempre lavorato con impegno, e credo che il mio risultato elettorale lo dimostri. Diciamo che mi ritengo a disposizione, consapevole che la sovrapposizione di ruoli istituzionali con ruoli di partito è possibile solo se suffragata da ampi consensi.

 

di Fabio Massa

Roberto Rampi è il responsabile organizzativo del Pd regionale. In un'intervista ad Affaritaliani.it analizza le ragioni della sconfitta: "E' stata colpa dell'election day. Martina? Va a scadenza. Se resta lo fa per spirito di servizio. Comunque, nella direzione se vorranno ci sarà il voto". Poi spiega: "Ora ci vuole un gruppo che gestisca la fase di transizione. Non dimentichiamoci che tra poco dobbiamo votare in un comune fondamentale come Brescia"

Roberto Rampi, è stata una mazzata: che cosa è successo nella segreteria del Pd, ieri?
Abbiamo fatto un'analisi dei dati, prima di tutto. Abbiamo preso atto che siamo arrivati lontani dall'obiettivo. E abbiamo provato a valutare quali siano state le cause...

E quali sono state?
Noi pensiamo che il problema principale sia stato l'election day: il voto regionale è stato schiacciato su quello nazionale. Ci siamo battuti per separarli, ma non ci siamo riusciti. Abbiamo tentato di non farli fare insieme, abbiamo lavorato in questa direzione. Il centrodestra ha voluto a tutti i costi tenerli insieme perché doveva fare l'accordone tra Pdl e Lega.

Suona come autoassolutorio. Nelle squadre di calcio, quando l'allenatore perde, va a casa...
Ma non c'è problema su questo. Se diciamo a Maurizio Martina di andare a casa domani mattina, secondo me gli facciamo pure un regalo.

Noi abbiamo scritto che Martina ha avuto un gran coraggio a rimanere qui, visto che poteva avere un posto sicuro a Roma. Quindi, giù il cappello per quello. Ma questa è un'altra storia.
Lui ha avuto un gran coraggio. Tra l'altro Maurizio Martina è in scadenza, ha fatto due mandati, non è ricandidabile. Quindi entro l'anno in ogni caso ci sarà il cambiamento. Sicuramente le prossime elezioni non le gestirà Maurizio Martina.

C'è chi pensa che sarebbe stato un bel gesto presentarsi dimissionario.
Non sono il ventriloquo di Martina. Però mi sembra che Maurizio le sue responsabilità se le prenda tutte. Detto questo, se pensiamo che il problema sia lui, la facciamo un po' facile. Abbiamo condiviso tutti questo percorso: non dobbiamo buttare via gli aspetti positivi.

Quali?
Per la prima volta il centrodestra non ha la maggioranza dei voti dei lombardi. In due anni e mezzo abbiamo recuperato 600mila voti e abbiamo accorciato le distanze. Il centrosinistra regionale prende quasi 400mila voti in più del centrosinistra nazionale. Il Pd è cresciuto e il M5S ha dei numeri bassi rispetto al nazionale. Il bicchiere non è mezzo pieno, perché abbiamo perso. Però valutiamo tutto.

C'è una responsabilità da parte dei civici, da parte di Ingroia, di Idv, di Etico?
La lista civica è andata bene e non ha rubato voti al Pd. Sugli altri oggettivamente c'è un problema di coalizione. Il problema è che al di là del Pd il resto non esiste, i loro numeri sono irrisori.

Gli arancioni hanno dato un apporto determinante oppure no?
Nella campagna elettorale ci sono stati tutti. Penso a Di Stefano, che ha fatto un grosso lavoro. Il problema sono i numeri: non ci sono. I lombardi avevano una idea fortemente bipolare. Giannino non esiste, Albertini dimezza rispetto a Monti, la sinistra non esiste. I lombardi hanno votato o noi e Ambrosoli, o loro e Maroni. Punto.

roberto rampiFoto da Facebook

Adesso la road map interna che cosa prevede?
A livello di dirigenza lunedì andiamo in direzione, e si affermerà in maniera molto chiara che questo ciclo politico è finito.

Ci sarà un "voto di fiducia"?
Se lo vogliono, si voterà. Ma non credo ci sia bisogno. Il punto è che adesso bisogna iniziare a costruire un gruppo, con una serie di figure nuove, per pensare al congresso e a un nuovo segretario. Sicuramente bisogna arrivarci.

Ci sarà un cambio nella segreteria già da adesso?
Può essere. Non lo so. Io so che nel giro di brevissimo ci sono le elezioni amministrative in tantissimi comuni e soprattutto a Brescia e a Sondrio. Dobbiamo provare a vincere Brescia e a vincere Sondrio. Soprattutto la sfida di Brescia è difficile. Nel frattempo mettiamo alcune figure nuove...

Chi?
Vedremo.

@FabioAMassa

Tags:
rampi pd







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