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Milano

di Franco Mirabelli,
senatore eletto a Milano

Questi giorni di consultazioni e confronto tra i partiti non si sa che esito produrranno, ma certamente meritano qualche considerazione.
1) Al di là dei giudizi "estetici" su cui in troppi si sono troppo soffermati raccontando un segretario triste, solo e disperato, Bersani ha dimostrato coerenza e serietà, attenzione all'interesse del Paese e la volontà di costruire un governo per il cambiamento e non un governo ad ogni costo. Abbiamo detto cosa vogliamo fare per affrontare le emergenze sociali che vive il Paese, per far ripartire l'economia e per rispondere al messaggio che gli italiani hanno urlato con il voto: serve cambiare la politica, rinnovare le istituzioni, affrontare la crisi degli istituti della rappresentanza, rispondere ad una urgente domanda di partecipazione. Il PD ha scelto di orientare la propria bussola verso una direzione che tiene insieme cambiamento e responsabilità e credo che su questa strada si debba restare.
2) In queste settimane con le scelte fatte abbiamo dimostrato di essere capaci di rispondere alla domanda di rinnovamento e discontinuità che è forte nel Paese. La scelta dei capigruppo ma, soprattutto, l'elezione dei Presidenti delle Camere sono figlie di un partito che sceglie di aprirsi, di valorizzare - al servizio del Paese - personalità che rappresentano i valori sociali, civili, di legalità da cui bisogna partire per ricostruire.
3) La sfida per il cambiamento che abbiamo lanciato, ha mostrato tutti i limiti e le ambiguità del Movimento Cinque Stelle. L'imbarazzo con cui Grillo ha risposto alla proposta di fare e fare subito alcune riforme che i suoi elettori hanno sollecitato ha dimostrato più la preoccupazione di non aprirsi al confronto, di mantenere un controllo ossessivo sugli eletti, di negare legittimità alle altre forze parlamentari, piuttosto che di voler cambiare davvero le cose. La stessa infondata proposta di rinunciare ad eleggere il governo, lasciando che tutto venga deciso in Parlamento, nasconde la volontà di non assumersi responsabilità cercando allo stesso tempo di blandire un elettorato che vuole cambiamenti concreti, discontinuità e non farsi guidare solo da una ossessione distruttiva.
4) Il tentativo del PDL e di Berlusconi di confondere la disponibilità, che abbiamo giustamente dato a condividere le scelte sulle riforme istituzionali e l'elezione del Presidente della Repubblica, con uno scambio politico di bassa cucina, dimostra come la tanto propagandata responsabilità del centrodestra italiano non vada mai oltre la difesa dell'interesse di parte se non personale del leader PDL.
5) Il quadro politico che emerge in questi giorni conferma, al di la di come finirà la discussione sul governo, la necessità - se si vuole cambiare veramente questo Paese - di unire tutti i riformisti per sconfiggere i populisti che vogliono utilizzare le giuste spinte che vengono dai cittadini per sé e non per cambiare davvero.

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