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Milano
Rider, la rivoluzione parte da Milano. I giudici più efficaci dei politici

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La politica molto spesso si lamenta dei giudici. E a ragione, perché certe inchieste sembrano stare in piedi più per far carriera che per motivi oggettivi. In fondo, il sistema è perverso di suo. Se l'inchiesta fa finire nel carniere una bella condanna a un politico, il pm ha fatto bingo. Se invece l'inchiesta finisce nel nulla il pm in fondo ha solo fatto il suo dovere di controllo. E chissà poi perché è finita nel nulla. Poteri forti. E fin qui, è una denuncia che è stata fatta molte volte, e pure da noi. C'è però di fondo una debolezza della politica sui temi, sulle cose da fare, anche su quello che promette, che continua a lasciare spazi enormi che la giustizia copre per mancanza di alternative. Vi ricordate il fine vita? Ha dovuto decidere la giustizia. Vi ricordate il suicidio assistito? Ha dovuto decidere la giustizia. Vi ricordate le tante battaglie sui diritti degli omosessuali? Ha dovuto decidere la giustizia. Un pezzo per volta, spingendo forte. Anche oltre quello che avrebbe dovuto, ma giustamente. Giustizia giusta, per una volta. Così, Di Maio diceva di aver risolto il problema dei riders. Eppure in Italia non è cambiato nulla. Finché un giudice, anche mentre era ammalato di Covid, ha continuato a lavorare perché le cose cambiassero. Si chiama Fabio Roia, e ha disposto l'amministrazione controllata da parte del Tribunale di Uber Eats. Ha smontato il sistema per via giudiziaria, e ha fatto bene. Ha mostrato come gran parte delle ingiustizie e delle disumanità che percorrono le nostre città con le due ruote sono frutto di subappalti che le società "famose", come Uber, conoscono benissimo. E ha cambiato le cose: è di oggi la notizia che al tavolo convocato dal prefetto Saccone i sindacati hanno quasi raggiunto l'accordo con Assodelivery, cioè con l’associazione che rappresenta le cinque società Uber Italy, Glovo, Just Eat, Deliverooo, e Social Food. Queste si impegnano a non ricorrere più ad aziende terze per trovare ciclofattorini da impiegare nella consegna degli ordini, come dice oggi il Corriere. E così eliminano la stortura di impiego di extracomunitari senza documenti, pagamenti a 3 euro, contratti scarabocchiati sul cartone di una pizza. Tutte illegalità che venivano tollerate e anzi promosse dal sistema del subappalto. Da adesso Uber, Glovo, Just Eat eccetera devono gestire in proprio i riders, e se fanno qualcosa di illegale pagheranno. Tutto bene? Più o meno. Perché da Milano è partita una rivoluzione, non da Roma. E non dai politici di Milano, ma da palazzo di Giustizia. Con quale forza i politici potranno attaccare i giudici, se a fare politica sono meglio questi ultimi?

fabio.massa@affaritaliani.it 

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