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Milano

 

india mensa scuola 500

di Fabio Massa

La piccola A.C. ha sei anni. E ha già rischiato di morire. Più volte. Per colpa della pubblica amministrazione. Il caso che Affaritaliani.it può raccontare, è di quelli che fanno spavento. Perché potrebbe accadere ai tantissimi allergici della città di Milano. "La piccola soffre di una grave forma di allergia, in particolare al latte vaccino, all'ambrosia, all'uovo, alle graminacee nonché al pelo del gatto e del cane, che può comportare il rischio di reazione anafilattica in caso di contatto o ingestione degli allergeni", spiega l'avvocato Guido Camera nell'atto di denuncia depositato presso il Tribunale di Milano.

Malgrado l'allergia, A.C. vorrebbe essere una bimba normale. Giocare e vivere la sua età. "I genitori si sono impegnati in questo senso - spiega l'avvocato Camera - Ma ci sono state gravi, molteplici e continuate negligenze che hanno per ben tre volte portato la piccola a rischiare la vita". Tre casi che sono la via crucis di una bambina che adesso soffre di "gravi lesioni alla propria integrità psico-fisica".

Il primo episodio è nell'agosto 2012. A.C. ha cinque anni e decide di partecipare all'iniziativa "Estate vacanza 2012" del Comune di Milano. La madre riempie tutti i moduli nei quali dichiara l'allergia grave. "Alla partenza i genitori hanno scrupolosamente consegnato la documentazione medica, i farmaci e il piano di emergenza in caso di reazione allergica". Risultato? "Dopo meno di 48 ore dalla partenza si sfiora la tragedia: la sera del 21 agosto, infatti, un'educatrice ha dato ad A.C. un gelato di gelateria e la bambina ha avuto un'immediata reazione anafilattica che ha imposto l'intervento di un'ambulanza" e la corsa in ospedale a Pietra Ligure. Passa un mese. A settembre 2012 A.C. inizia a frequentare la scuola primaria di via Magreglio. "La famiglia, oltre ad allertare Milano Ristorazione - spiega il legale della famiglia - ha sottoscritto, in presenza di un medico Asl ed unitamente alle insegnanti della piccola, un protocollo sanitario per la somministrazione dei farmaci salvavita". "E' una prassi normale, quando si è in presenza di gravissime allergie - spiega ad Affari il presidente di BAM (Bimbi Allergici a Milano), Paolo Scomazzon - In pratica un insegnante fa un corso per intervenire in caso di emergenza con l'adrenalina. Questi corsi li organizza la Asl". Il protocollo di emergenza è rigidamente codificato per riuscire a salvare la vita ai piccoli in difficoltà. Nelle regole c'è il fatto di chiamare immediatamente il 118 e solo dopo il genitore. Tanto che, nel piano di azione, è addirittura scritto in grassetto: "Non aspettate di trovare il genitore o parente!".

Eppure, il 19 dicembre 2012 A.C. rischia di morire un'altra volta. Al pranzo di Natale il menù della mensa "viene modificato all'ultimo momento per servire a tutti i bambini una fetta di panettone o, per gli allergici come A.C., un budino di riso al cioccolato". La piccola lo mangia. Immeditamente sente bruciore alla bocca. Lei è allergica al latte. E Milano Ristorazione invece di farlo con il riso, ha cucinato il budino con latte vaccino. La bimba sta male, chiama la maestra che dovrebbe intervenire. La quale, invece di somministrargli l'adrenalina o chiamare il 118, telefona alla madre. Contravvenendo al protocollo. Intanto la bimba inizia a vomitare, poi non riesce più a respirare. E ancora nessuno chiama il pronto soccorso. Fin quando un genitore di un altro alunno che casualmente passa da quelle parti e comprende la gravità della situazione. Arriva l'ambulanza proprio mentre A.C. è prossima al collasso. Viene salvata all'ultimo minuto e si fa tre giorni di ricovero.

Il 6 marzo la bimba rischia ancora una volta. Entra in ritardo con tanto di permesso dei genitori, che avevano avvisato preventivamente. "All'ora di pranzo tutta la classe entra in sala mensa - spiega l'avvocato Camera - dove le inservienti avevano già apparecchiato i piatti con la minestra di ceci prevista dal menù del giorno. Un piatto letale per lei". Questa volta il protocollo funziona correttamente. Ma non è finita la via crucis della piccola. Perché il 24 aprile rischia ancora una volta la vita in occasione di un'uscita didattica, quando vengono dati ai bimbi dei panini imbottiti. L'insegnante riesce ad evitare che A.C. mangi alcunché. E le salva la vita. Ma adesso la piccola ha paura. I genitori la portano da uno specialista che scrive, nero su bianco, "esiste un'insicurezza importante che è strettamente legata agli episodi di choc che la bambina ha sperimentato e che le hanno lasciato la sensazione di minaccia e pericolo incombenti che solo il rapido e decisivo intervento di un adulto può sventare". Ecco perché i genitori hanno presentato denuncia.

Intanto l'allarme per tutti gli altri bimbi allergici lo lancia ancora una volta il presidente di BAM Paolo Scomazzon: "Si fa ancora troppo poco - spiega ad Affari - Cerchiamo di collaborare con Milano Ristorazione. Ma è soprattutto l'Asl che deve risolvere le tante inefficienze che mettono a repentaglio la vita dei piccoli".

@FabioAMassa

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