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Milano
serravalle

di Sergio Luciano

L’Asam, come si chiama la società che gestisce l'Autostrada A10 Genova-Serravalle e le tangenziali di Milano, oggi controllata per il 54% dalla Provincia di Milano, deve vendere la trafficatissima direttrice per affrontare le prossime scadenze di finanza pubblica. E domani l'Asam stessa, e quindi la Provincia, approverà e pubblicherà – salvo imprevisti dell'ultimissima ora – il bando di gara internazionale con cui conta di raccogliere le manifestazioni d'interesse da parte di quanti più candidati acquirenti possibili, italiani e stranieri.

La quota in vendita è in realtà dell'80%, perchè al pacchetto di maggioranza offerto da Palazzo Isimbardi vanno sommati quelli della Provincia di Monza e Brianza, del Comune di Milano e altri, minori, sempre di area pubblica. Dalla cessione di quest'80% la Provincia si aspetta di poter incassare circa 700 milioni di euro, almeno stando alle attese, e ai calcoli, della vigilia. Ma queste attese potrebbero però dimostrarsi troppo ottimistiche, perchè nel giro degli analisti finanziari specializzati nel settore della logistica il prezzo è considerato tendente all'alto, più che al conveniente. Soprattutto perchè la Serravalle ha in pancia due asset estremamente importanti: le quote nella Pedemontana e nella Tem (Tangenziale esterna Milano), ovvero le due opere autostradali più importanti in cantiere oggi nel Nord Italia, destinate ad assicurare una formidabile redditività nel tempo ma intanto bisognose di forti investimenti. Il calcolo a spanne che circola tra gli esperti è che per servire la propria quota di investimenti sulle due partecipate (68% nella Pedemontana e 57% nella Tem) occorreranno circa 500 milioni di euro, per cui l'esborso degli aquirenti, secondo i venditori, dovrebbe complessivamente ammontare a 1200 milioni di euro. Una cifra certo impegnativa, anche se alla portata di numerosi concorrenti. Altra questione riguarda poi la redditività gestionale degli attuali asset operativi di Serravalle, ovvero l'A7 Milano-Genova e le tangenziali milanesi, una redditività importante ma ridotta dal boom del costo del personale, raddoppiato da quando è subentrata la Provincia. Il nuovo direttore generale dell'Asam Carmen Zizza ha potuto promuovere una certa ottimizzazione di queste voci di costo, ma non ancora incidervi in maniera risolutiva ed è intanto giunto il momento della vendita.

Chi sono i potenziali acquirenti dell'asset? L'offerta nazionale più accreditata è quella che potrebbe essere avanzata dal tandem Gamberale-Gavio, ovvero F2i-Astm. In questo due c'è infatti esperienza gestionale nelle infrastrutturali autostradali, competenza nelle costruzioni, disponibilità finanziaria: questo non vuol dire, però, che ci sia il consenso sulla richiesta della Provincia, anche perchè entrambi i soggetti sono molto impegnati anche su altri fronti: F2i su quello aeroportuale e Gavio su quello di Impregilo.

Molti potenziali acquirenti si contano invece tra i grandi fondi infrastrutturali stranieri, alcuni operatori autostradali (in primis gli spagnoli), alcuni fondi sovrani e alcune società di costruzione. A scoraggiare, però, le offerte dall'estero subentra l'eterno fattore-campo: acquistare un'attività in concessione, in Italia, significa infatti consegnarsi mani e piedi ai capricci di una politica considerata altamente inaffidabili nell'esercitare i suoi direttori di ente concedente... Non sarà un caso se i grandi gestori privati di “public utilities” in Italia sono quasi tutti nazionali, e quei pochi che hanno provato a fare “invasione di campo” - si pensi alla potente British Airport Autorithy che acquistò quindici anni fa l'Aeroporto di Capodichino dal Comune di Napoli o alla ricca banca d'affari Australiana MacQuarie che entrò in Aeroporti di Roma – ne sono usciti con le ossa rotte. Un po' come nei Paesi del Terzo Mondo, purtroppo, per fare business con la pubblica amministrazione in Italia bisogna...”parlare la lingua”, che è quella delle lobby partitiche o, quando va male, dell'intrallazzo. Le vicende – di rilevanza penale – vissute proprio dalla Serravalle sotto la gestione Penati della Provincia di Milano sono la riprova recente di questa triste condizione.

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