Storie legali

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Ferie non godute da parte del Dirigente. Attenzione, si possono perdere

Avv. Alberto Buson

Giorgio, dirigente presso una multinazionale del settore metalmeccanico, ha un’unica grande passione: il suo lavoro. 

Da anni, infatti, lavora instancabilmente, sacrificando il tempo da dedicare alla famiglia, agli amici e a Mia, il suo cane Labrador di 7 anni. 

Spesso, anche ad agosto, quando tutta la sua famiglia si ritrova, come da tradizione, nella loro casa al mare di Santa Margherita Ligure, Giorgio preferisce dedicarsi al lavoro, rimanendo in azienda.

Negli anni, Giorgio ha così accumulato oltre 160 giorni di ferie arretrate. 

Purtroppo negli ultimi tempi, l’Azienda nella quale Giorgio lavora, complice anche la crisi economica, non sta attraversando un buon periodo. Il volume d’affari è drasticamente diminuito e i fatturati hanno fatto registrare un sensibile calo. 

Tale situazione ha portato così i vertici dell’azienda a studiare, in un’ottica di contingentamento dei costi e di ottimizzazione delle risorse, una nuova struttura societaria, meno complessa e più funzionale a rispondere alle nuove e diverse esigenze di mercato. La società, al fine di ridurre i costi del personale ha, quindi, pensato di intervenire direttamente nel proprio assetto manageriale, licenziando anche figure professionali apicali. 

Purtroppo anche Giorgio è stato coinvolto in tale ristrutturazione aziendale e, con dispiacere, ha dovuto prendere atto che il suo rapporto di lavoro è stato risolto.  

Cosa succede ai giorni di ferie maturati in questi anni e mai usufruiti da Giorgio? Possono essere monetizzati al termine del rapporto di lavoro?

La risposta a questa domanda ce la fornisce la Corte di Cassazione, la quale, con un orientamento praticamente costante, ritiene che il dirigente non ha diritto ad un’indennità sostitutiva delle ferie non godute, a meno che non provi di non avere potuto fruire dei riposi contrattualmente previsti a causa di necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro, 10/10/2017, n. 23697).

La ragione di tale orientamento risiede appunto nella ratio della norma di riferimento: l’art. 10 del Decreto Legislativo n. 66/2003, che ha dato attuazione alle direttive europee 93/104/CE e 2000/34/CE, rubricato “Ferie annuali”.

Posto, infatti, che il principio cardine ribadito dalla stessa giurisprudenza, in tema di ferie, è l’irrinunciabilità del periodo di riposo garantito per legge, la ratio della norma sopra riportata è quella di garantire al lavoratore il riposo necessario al ripristino delle energie fisiche e intellettive per poter adempiere al meglio alla propria attività lavorativa. 

La disposizione, quindi, impedisce la monetizzazione delle ferie non godute, non perché i prestatori di lavoro possano “decadere” dal diritto alle ferie (o alla relativa indennità), bensì per obbligare lo stesso  datore di lavoro a far fruire il lavoratore di un periodo di ristoro adeguato. 

Il dirigente dunque che, pur essendo titolato ad auto-attribuirsi le ferie, non lo faccia, essendo lui stesso e non il datore di lavoro a determinare la possibilità di accedere al ristoro delle energie previsto per legge, non avrà diritto a vedersi liquidare l’indennità per le ferie non godute in occasione della cessazione del rapporto, a meno che – dice la giurisprudenza della Suprema Corte - non sia in grado di dimostrare la sussistenza di eccezionali ed obiettive necessità aziendali ostative alla fruizione delle ferie. 

Di contro, il divieto di monetizzazione di cui sopra non trova applicazione per le ferie non godute relative al periodo ancora pendente al momento della risoluzione del rapporto di lavoro. Pertanto, alla cessazione del rapporto di lavoro sono monetizzabili le ferie non godute nell'arco dell'anno corrente, mentre le ferie maturate negli anni precedenti e non godute (per qualsiasi ragione) non sono in alcun modo indennizzabili.

A Giorgio, quindi, verranno riconosciuti soltanto i giorni di ferie maturati e non ancora usufruiti relativamente all’anno in cui è avvenuta la risoluzione del rapporto di lavoro, perdendo in tal modo ogni pretesa sugli oltre 160 giorni di ferie accumulati negli ultimi anni di lavoro.

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