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Milano

E’ la terza volta che guadagno l’atrio d’ingresso dell’Agenzia delle Entrate di Milano, piazza Stuparich. Ed è la terza volta che non riesco a registrare il mio contratto d’affitto. La colpa è dei miei vecchi che mi hanno educato a pagare le tasse, fino all’ultimo centesimo. Perché quelli che affittano in nero, non hanno le mie turbe e i miei salassi. Sono un cittadino qualunque che deve registrare un contratto d’affitto (cara grazia che sono riuscito a trovare chi è interessato al mio piccolo appartamento) ma preferisco evitare il commercialista (che opera in modo telematico). Sono arrivato all’Agenzia delle Entrate, la prima volta, qualche giorno fa, per avere notizie. Dopo un’oretta di fila ho raggiunto l’ufficio informazioni e l’impiegato, con gentilezza e pazienza mi ha spiegato l’iter e mi ha aiutato a far di conto. Si perché, potete stare certi, su ogni gesto c’è una mora. Ogni ritardo - perfino la data della marca da bollo che non coincide con quella della stipula del contratto (l’ignaro l’aveva fatto firmare con un paio di mesi di anticipo – viene monetizzato dallo Stato. Felice, vado in banca a pagare registrazione e ammende (dimenticavo, anche la chiusura del contratto di locazione precedente va registrata e pagata) e mi preparo al secondo assalto. La mattina, di buon’ora, mi presento in piazza Stuparich. Un’oretta di fila e poi l’impiegato dell’ufficio informazioni mi spiega che posso registrare solo la chiusura del primo contratto, non quello nuovo. Non capisco perché, ma seguo le indicazioni, attendo poco più di 15 minuti e il vecchio contratto è archiviato. Capisco tutto, però, questa mattina. Perché, prestino, mi presento di nuovo agli uffici dell’Agenzia, vedo la solita fila di penitenti, e questa volta noto un cartello che spiega: oggi non si registrano nuovi contratti d’affitto, troppa gente in attesa. Forse domani. Ora, al netto della professionalità e della cortesia del personale, forse nemmeno nel Medioevo, per pagare la gabella sul sale, si perdeva tanto tempo. Ma la filosofia è sempre la stessa. Al di là delle chiacchiere su semplificazione e lotta alla burocrazia, i cittadini, come nel Medioevo, vengono trattati da sudditi.

Lettera firmata

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sudditi






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