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Milano
Sulla vendita di Sea Palazzo Marino issa bandiera bianca

Sul pennone di Palazzo Marino sventola bandiera bianca. Sembra una maledizione. Quando il comune di Milano è chiamato a fare la sua parte, ad assumersi le responsabilità che gli competono, sceglie di farsi da parte. Era successo con Expo, oggi è il turno di Sea, col difficile bagaglio del sistema aeroportuale milanese, le spinte per svuotare Linate, Malpensa in affanno e col rischio che alla vigilia di Expo 2015 la città dei collegamenti internazionali venga dimezzata. Oggi il sindaco Pisapia, probabilmente, spiegherà ad un consiglio comunale esterrefatto (Pd compreso ) che ha intenzione di cedere il 10% della Sea alla regione di Roberto Maroni. Servirebbe una gara, o un aumento di capitale, oggi si vedrà. Un pasticcio. Perché se è vero che la maggioranza resterebbe pubblica, cosa ne sarà del potere di controllo e dunque del valore delle azioni del comune, oggi al 54%? Peggio, così, probabilmente, il gruppo F2i, che controlla oltre il 44% della società, si ritroverebbe con una quota decisiva nel decidere le strategie della società. Il Pd chiede una scelta che aiuti lo sviluppo degli aeroporti. Ma il comune di Milano, come era già successo con Expo, quando il sindaco “rinunciò” ai poteri commissariali per consegnare l’esposizione universale alla Regione, non sembra in grado di disegnare una seria politica per le aziende partecipate. Una scelta suicida, che taglia fuori Milano da una seria prospettiva di sviluppo. Proprio nel momento in cui Milano è chiamata a ragionare come città metropolitana. E così, ora, Milano potrà occuparsi finalmente solo delle buche stradali.

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vendita sea







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