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Milano

L’aggressore aveva le chiavi del palazzo e quelle dell’appartamento. L’uomo che ha ucciso Nicoletta Figini potrebbe essere una persona con la quale la donna aveva avuto una relazione, oppure, spiegano gli inquirenti, qualcuno che era stato mandato lì su commissione, un ladro esperto insomma, per portarle via qualcosa nei giorni in cui la signora, lasciato il socio al quale aveva dato una mano nel negozio di telefonia sotto casa, stava cominciando ad avviare il suo nuovo esercizio commerciale, assieme a due soci nuovi. Le indagini coordinate dal pm Mauro Clerici continuano e per chiarire se si tratta di furto che degenera con l’omicidio, o di omicidio con messinscena di furto, si scava nella vita privata della donna.

Gli altri elementi su cui stanno indagando gli investigatori riguardano il passato della donna: Nicoletta Figini viveva a Milano dal 2000. Dodici anni fa, dopo la morte del marito, la donna era sprofondata nella depressione e aveva cominciato a bere. La polizia l'aveva fermata per guida in stato di ebbrezza. E due anni fa era stata pizzicata sulla sua auto con uno spacciatore di eroina e cocaina. Nella sua abitazione, sarebbero state rinvenute delle boccette contenenti metadone. La donna, tuttavia, risultava incensurata. Secondo gli investigatori ne faceva uso anche lei. Gli inquirenti stanno setacciando le 'amicizie' della donna in quel mondo.

A quanto sembra, negli ultimi tempi aveva manifestato al socio la volonta' di liquidare la sua quota dell'attivita' e qualche giorno fa aveva chiesto ad un'agenzia immobiliare della zona di cercare un possibile affittuario per un altro appartamento di sua proprieta', situato a poca distanza da quello nel quale viveva.

 

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