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Milano

di Fabio Massa

La vicenda della Scala rende lampanti, palesi, due cose che non possono far piacere ai milanesi, al di là delle gravi responsabilità di Roma. Al di là di una norma che definire suicida è poco. Al di là di un Governo, che come i suoi predecessori pensa all'orticello sotto casa e non ai gravi problemi del motore d'Italia, Milano. La prima cosa riguarda la credibilità di quella che una volta era la Capitale morale e che adesso è ridotta a meno di una provincetta subalpina. Se per il Teatro più famoso del mondo, per l'opera più famosa del mondo, dove ci sono fior di professionisti (tra l'altro strapagati), non c'è rispetto, dove andremo a finire? Non può esserci rappresentazione più plastica dell'inconsistenza delle mozioni milanesi nella Capitale. Semplicemente, non ci calcolano proprio. A questo punto, forse un'azione di estrema rottura (il bilancio può anche non essere approvato, con tutti gli annessi e connessi) si potrebbe anche ipotizzare.

Seconda cosa. Mentre tutte le Fondazioni si ribellavano al decreto, mentre tenevano riunioni etc etc, la Scala non c'era. Perché? Boh. Viene da pensare che ci sia un bel po' di supponenza, in questo atteggiamento, un bel po' di sottovalutazione. Come se il mondo non fosse cambiato per il magico mondo dorato della Scala. Come se le aziende, che pagano un quarto dei conti dell'orchestra più strapagata d'Italia (come bene sottolinea Repubblica oggi), non soffrano la crisi. Come se non ci fosse uno Stato con le pezze al sedere e amministrazioni locali conciate anche peggio. Ecco, forse è ora di darsi una svegliata. Anche per i mostri sacri della Cultura, che per un malinteso assunto indimostrato e indimostrabile pensano di essere al riparo da qualunque attacco, da qualunque mutazione, da qualunque evoluzione, da qualunque burrasca.

@FabioAMassa

Tags:
terra scala







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