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Tori&Orsi di Lombardia
"Italian wine brands", titolo che fa gola. Tori&Orsi

Alessandro Pedrini per Affari Italiani Milano

PILLOLA DI BORSA
“Italian Wine Brands” è sbarcata in Borsa all’Aim (prima IPO del 2015 e la 58esima da sempre) il 29 gennaio 2015 collocando circa il 62% del capitale ad un prezzo di 10 euro per azione. In 6 mesi dalla quotazione il titolo, dopo un avvio sprint con un +18% (a 12,10 euro) nel primo giorno da matricola, si è mantenuta costantemente intorno ai 10 euro per azione, toccando il minimo a 9,50 euro il 18 giugno. Capitalizzazione tra le prime venti, scambi nella media.

PER SAPERNE DI PIU’
“Italian Wine Brands” Spa, prima azienda di vino quotata in Italia, con sede a Milano in via Brera, è il gruppo nato dalla fusione di Giordano Vini, azienda piemontese di Diano d’Alba, leader nelle vendite dirette e per corrispondenza e ad oggi uno dei più grandi operatori del vino nell’e-commerce e Provinco, azienda trentina di Rovereto, tra i primi fornitori di etichette italiane alla Gdo estera.  IWB Spa svolge l’attività di direzione per le società del Gruppo e l’attività di direzione e coordinamento detenendo direttamente le partecipazioni di controllo nelle due società. L’attività del Gruppo è articolata in due differenti linee di business, una B2C e l’altra B2B:

Il “Segmento Giordano” , gestito dalla Giordano Vini Spa, che comprende le attività relative alla produzione e distribuzione di vini e alla commercializzazione di altri prodotti alimentari, principalmente attraverso il canale della vendita a distanza direttamente ai clienti finali (B2C), metà dei quali in Italia e per il resto nell’UE.
Il “Segmento Provinco”, gestito dalla Provinco Spa, che comprende le attività relative alla produzione e distribuzione di vini sui mercati internazionali per la grande distribuzione organizzata internazionale (B2B).

LE TAPPE DELL’AGGREGAZIONE SOCIETARIA
A riunire le due aziende ci ha pensato IPO Challanger promossa da Electa di Simone Strocchi, Luca Giacometti e Angela Oggioni. Nello specificio, gli azionisti di Giordano Vini e Provinco hanno conferito il 100% delle aziende in IWB. In seguito Ipo Challanger, che ha raccolto 52 milioni di euro con un private placement di obbligazioni ad investitori istituzionali, ha sottoscritto un aumento di capitale riservato di IWB da 42 milioni di euro, ricevendo in cambio azioni ordinarie e warrant, che son andati a rimborsare gli obbligazionisti che son così diventati soci di IWB. In seguito la quotazione all’AIM.

“NIENTE VIGNETI, SOLO IMPIANTI AD ALTA TECNOLOGIA”
Il modello di business di IWB è innovativo e lontano dall’immaginario comune: niente terra, che richiede forti immobilizzazioni di capitali e rese basse, ma impianti di vinificazione, stoccaggio e imbottigliamento di avanguardia al Nord (Piemonte) e al Sud (Puglia) del Paese, oltre ad un sistema di logistica avanzatissimo. IWB acquista uva e mosto e realizza oltre 160 etichette di cui un centinaio DOC, DOCG, IGP e IGT. Il mercato target delle due società è quello c.d. “popular premium” con una media di prezzo per bottiglia di circa 5 euro e un buon rapporto qualità/prezzo.

PICCOLI AZIONISTI AL 62% DEL CAPITALE
L’azionista di riferimento della società è la OGV Srl con il 20,38% del capitale, mentre la Provinco Srl detiene poco più del 10%. Il resto delle azioni, circa il 62% è flottante sul mercato. Nessun altro azionista detiene partecipazioni rilevanti sopra il 5%.

IL CAVALIERE MARIO RESCA PRESIDENTE
La società è condotta da Mario Resca, un manager di elevato standing. Già Chase Manhattan e Egon Zehnder nel 1995 è stato ai vertici di McDonald’s Italia.  Nel 2013 è diventato presidente di Mondadori Direct ed è stato membro del Cda di importanti realtà quali ad esempio ENI, Versace e RCS. Attualmente è presidente di Confimprese. Gli altri membri del Consiglio della società sono: Simone Strocchi (Vice Presidente), Luca Giacometti, Angela Oggionni, Simon Pietro Felice (CEO Giordano Vini), Giovanni Campolo, Alessandro Muntinelli (Provinco CEO), Massimiliano Muntinelli e Gino Lugli (CEO di Ferrero Italia).

BILANCIO 2014 CON RICAVI PER 140 MILIONI DI EURO ED EBITDA MARGIN AL 9%. DEBITI PARI A 32 MILIONI DI EURO
Il Gruppo ha chiuso il 2014 (dati aggregati Giordano Vini e Provinco Italia) con 140 milioni di fatturato (72% Giordano e 28% Provinco), un EBITDA positivo per 13 milioni (EBITDA margin al 9%) e un utile netto di 5,1 milioni  di euro. La PFN è negativa per circa 32 milioni di euro. ROE al 7,5%. Alla data del 31 dicembre 2014 IWB Spa non deteneva partecipazioni in quanto l’operazione di integrazione ha avuto efficacia dal 19  gennaio 2015. Per il triennio 2015-2017 gli analisti stimano ricavi e margini in crescita e un lieve miglioramento della PFN.

OTTIME OPPORTUNITA’ DAI MERCATI ESTERI
Nel settore vico-vinicolo l’Italia vanta numeri da record. Secondo l’ultimo report dell’Organismo Internazionale della vinicultura e del vino, il nostro Paese è al primo posto tra i produttori mondiali con circa 52,4 milioni di ettolitri all’anno. E’ anche il primo esportatore mondiale con oltre 20 milioni di ettolitri. Nonostante questi numeri da record, l’intero  settore soffre e il consumo totale e pro-capite di vino è in declino. Le ragioni si possono ricercare sia nella crisi economica iniziata nel lontano 2007, sia nella maggiore concorrenza di altri tipi di alcolici/bevande consumati negli aperitivi al posto del vino. Il tasso di decrescita annua media del consumo di vino è pari all’1,5%. Nonostante questo, l’export italiano è aumentato e le aspettative sono ottimistiche. Una buona notizia per IWB che vede il 65% dei ricavi provenire proprio dal business con l’estero. Percentuale che aumenterà negli anni a venire. I mercati di riferimento (dopo l’Italia con il 35%) sono la Germania con una quota del 24%, la Svizzera con l’11%, l’Austria con il 9% seguite con piccole percentuali da Regno Unito, Danimarca, Francia ed altri.

TITOLO SOTTOVALUTATO
Dopo sei mesi dallo sbarco in Borsa, il titolo è, a nostro giudizio, sottovalutato. I fondamentali dell’azienda sono ottimi, l’EBITA margin è buono e il modello di business è vincente. Quest’azienda, analizzando i diversi indici finanziari, non risulta a rischio bolla, diversamente da altre società dell’AIM che registrano performance a due/tre cifre con multipli di mercato fuori da ogni logica e fondamento economico-finanziario. I debiti sembrano essere sotto controllo e la società gebera cash flow positivi.

Al 30 giugno 2015 (ultimi dati ufficiali di Borsa Italiana) la società segnava una capitalizzazione di mercato pari 53,6 milioni di euro, tra le prime venti  dell’indice, con una media giornaliera di scambi di circa 29mila euro, ancora bassi rispetto alle potenzialità.

 

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