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Milano
tribunale8

di Fabio Massa

Dopo il pezzo di Affaritaliani.it, qualcosa si è mosso. Anzi, qualcuno. Per fortuna. La storia, assurda, l'avevamo raccontata il 4 febbraio scorso. Una signora di Milano, proprietaria di un immobile che aveva affittato, si trova da un giorno all'altro senza affittuario. Il contratto precedente, stipulato con un'agenzia e perfettamente regolare, stabiliva che l'alloggio non si potesse subaffittare né dare in concessione ad altri. Il problema è che il locatario precedente, un signore di Genova, non aveva proprio pagato le rate del contratto. Quindi, senza neanche troppe liti, ognuno aveva deciso di andare per la sua strada. E la signora si era messa alla ricerca di un nuovo cliente al quale affittare la casa. Prima, però, un sopralluogo per vedere che tutto fosse a posto, era d'uopo. Ma qui sta il problema: perché quando la padrona di casa entra in casa sua che cosa trova? Un detenuto ai domiciliari. Domiciliari in casa tua. E pure in centro a Milano, visto che la casa in locazione sorge dalle parti di Corso di Porta Romana.

A questo punto la signora si rivolge all'avvocato Guido Camera, che mette tutto nero su bianco e cerca di vederci chiaro. Così si scopre che l'uomo non è stato mandato in quella casa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, ma da quello di Bari. Che - contattato - non risponde. Almeno fino a quando, più o meno una decina di giorni dopo la pubblicazione del fatto su Affaritaliani.it e la ripresa su vari quotidiani, decide di metterci una pezza. Il risultato? Il detenuto ai domiciliari non c'è più. "Non posso fare altro che esprimere soddisfazione perché la magistratura è intervenuta rapidamente da quando abbiamo segnalato l'errore - spiega l'avvocato Camera ad Affaritaliani.it - Ma c'è anche molta amarezza, perché queste cose non dovrebbero succedere mai". Vicenda finita? Macchè. "Ora andremo fino in fondo per capire di chi sono le responsabilità", promette Camera.

@FabioAMassa

Tags:
galeotto caso chiuso






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