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Milano

di Roberto Cornelli,
segretario provinciale Pd milanese

Dopo il pomeriggio trascorso in una piazza Duomo gremita di donne, uomini, bambine e bambini, insieme ad amici e compagni o con le famiglie (al plurale!), dove le parole del cambiamento correvano veloci di bocca in bocca e le bandiere sventolavano orgogliose, siamo consapevoli di avere una grande opportunità.

E va colta, in questi ultimi giorni prima delle elezioni, aprendosi il più possibile al dialogo con chi è arrabbiato, deluso, sfiduciato, indignato, diffidente, disperato o indifferente e che viene unito alla schiera degli indecisi.
 
Abbiamo buoni argomenti da spendere, tanti. E sono quelli della moralità e del lavoro, innanzitutto. E i molti altri che sono contenuti nel programma del Pd per la Lombardia e per l'Italia.
 
Ma c'è qualcosa di ancora più fondamentale, oserei dire vitale, che dovrebbe convincere a votare Ambrosoli e Bersani. In questi venti anni parole come dignità, moralità, rispetto delle regole, equità, lavoro, fraternità e, in fin dei conti, la stessa libertà che porta con sé il senso di responsabilità ("libertà per") hanno perso di significato nell'orientare le decisioni pubbliche . In questi ultimi decenni non è solo la legalità a essere stata umiliata ma è la stessa legittimità delle istituzioni democratiche a essere stata minata nel profondo. Come se le istituzioni, perdendo di valore quelle parole, fossero state svuotate di senso, abbandonate come scatole vuote. Di fronte all'ideologia dell'individuo capace di usare i propri talenti nella competizione sociale, ogni istituzione è stata rappresentata come un ostacolo ai progetti individuali, inutile, compromessa, inefficace, dannosa.
 
Al contrario, se c'è una speranza a cui vale la pena aggrapparsi - e ce lo stanno insegnando quei Paesi che ancora qualcuno si ostina a chiamare del Terzo Mondo - questa è legata alla capacità di un'intera collettività di riprendere in mano il proprio destino e, attraverso una rigenerazione delle istituzioni, di condurre milioni di persone fuori da condizioni di precarietà, verso un nuovo protagonismo democratico.
 
E allora, insieme alle proposte di rilancio dell'economia, di lotta alla corruzione e per la trasparenza amministrativa, di equità fiscale, di tutela del suolo, di investimento nella scuola, nella cultura e nella ricerca e di un maggior protagonismo delle donne nella nostra società, occorre, anche per la Lombardia e per l'Italia, una grande iniezione di fiducia, non nel mercato, ma nella capacità di una comunità aperta di donne e di uomini di ritrovare il senso di appartenenza a istituzioni, certo da riformare, ma sempre da tutelare come beni comuni, come intelligenze collettive capaci di produrre cambiamenti sociali.
 
Ridare credibilità alle istituzioni democratiche, recuperando il patto costituzionale e i principi che lo animano, è condizione necessaria per costruire un progetto politico e istituzionale aperto, che guardi all'Europa e al mondo, e che rimetta al centro la dignità della persona, i diritti, il lavoro e l'uguaglianza.
 
Solo così si può uscire dalla crisi, ridando fiato a quell'idea di progresso sociale e umano che dovrebbe orientare ogni scelta anche di politica economica.
 
E allora chiediamo a tutti un ultimo sforzo per queste ultime ore di campagna elettorale. Parliamo con i nostri vicini di casa, con i nostri colleghi e le nostre colleghe, con i giovani che credono che votare non serva a niente; Utilizziamo i volantini e il web per metterci la faccia, mettendo la nostra credibilità personale al servizio di quel grande progetto politico che è il Partito Democratico. Sappiamo che la partita si giocherà all'ultimo voto. Mai come questa volta il contributo di ognuno è fondamentale. Mai come questa volta ognuno di noi sarà responsabile del risultato che riusciremo ad ottenere.
 
Buon finale di campagna elettorale a tutte e tutti.
W Pierluigi Bersani. W Umberto Ambrosoli. W il Partito Democratico.

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