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Milano

di Sergio Vicario

Nelle settimane a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno si è riacceso il dibattito sul futuro del Cerba. Il “sogno”, più che decennale, del professor Umberto Veronesi di creare nei pressi dell’Istituto Oncologico Europeo un Centro multidisciplinare che all’oncologia, affiancasse la cardiologia, la neonatologia e le neuroscienze, mutuando dal National Institute of Health di Bethesda (Washington D.C.) l’idea di condividere una piattaforma tecnologica che permettesse di integrare la ricerca clinica con quella sperimentale, i servizi terapeutici a quelli diagnostici, dotandosi anche di strutture per la formazione e la diffusione della cultura scientifica.

09vicario04FBLa sostenibilità economica del progetto iniziale poggiava sul fatto che, a fianco delle nuove strutture sanitarie e di ricerca, venissero realizzate importanti strutture abitative e commerciali tali da ripagare l’intero investimento.

Quel “sogno” originario ha, però, dovuto fare i conti dapprima con l’opposizione di un ampio schieramento, non solo ambientalista, a fronte dei vincoli di edificabilità legati al fatto che l’area individuata si trova prevalentemente nel Parco Sud ed è soggetta a una legge regionale e, poi, con il fallimento delle società del Gruppo Ligresti proprietarie dei terreni, diventate oggetto anche di una complessa indagine penale da parte della magistratura milanese.

Lo stesso professor Veronesi, in un’intervista al Corriere della Sera del 5 gennaio scorso, ha ammesso che il progetto originario nella sua collocazione e dimensione è ormai tramontato e che le decisioni e i comportamenti assunti, nel frattempo, dal Comune di Milano, nella persona della Vice Sindaco Ada Lucia de Cesaris, erano corretti e ragionevoli, come peraltro ha riconosciuto il TAR nei giorni scorsi.

“L’importante – aveva sostenuto Umberto Veronesi – è salvaguardare il principio del progetto, che resta solido. Noi chiediamo che vengano mantenute le tre aree – oncologia, cardiologia e neuroscienze – e che tutte possano fare capo a un grande centro di ricerca biomolecolare e uno di tecnologie biomediche avanzate”.

Per strada, dunque, seguendo le stesse parole del professor Veronesi, rispetto al progetto originario si è già persa la neonatologia. La cardiologia verrebbe coperta dal trasferimento della Fondazione Monzino, che fa capo alla stessa proprietà dello IEO, ente che assicura il presidio dell’oncologia. Resta l’incognita della struttura sanitaria dedicata alle neuroscienze, dato che nel frattempo l’Istituto Neurologico ‘Carlo Besta’ ha preso la strada, però ancora molto accidentata, del trasferimento a Sesto San Giovanni, dove sorgerà la Città della Salute e della Ricerca.

Nel corso di un’audizione della Commissione edilizia del Comune di Milano, il Direttore Scientifico del Cerba, Maurizio Mauri, ha precisato che le competenze riguardanti la neurologia e la neurochirurgia saranno assicurate dall’Istituto Europeo di Neuroscienze, che è tra gli azionisti della Fondazione Cerba e che ha come Presidente il professor Gianni Broggi, primario emerito della neurochirurgia dell’Istituto Neurologico ‘Carlo Besta’.

In questa fase, è stato detto, non ci sarà richiesta di accreditamento e dunque di convenzione con la Regione Lombardia per nuovi posti letto. Dal che se ne deduce che, non disponendone l’Istituto Europeo di Neuroscienze, per rendere effettiva e credibile l’operatività sanitaria e di ricerca di questo terzo polo scientifico, i posti letto necessari dovranno arrivare grazie un qualche accordo con strutture ospedaliere già operative. Una condizione, peraltro, assolutamente necessaria per realizzare un’innovativa struttura di ricerca e cura neuro-cardiovascolare e rendere, così, maggiormente credibile il restyling del progetto Cerba che, a regime, è stato detto, dovrebbe assicurare 3.000 posti di lavoro qualificato.

Restyling reso ancor più problematico dal fatto che al progetto Cerba non parteciperà la Fondazione IFOM - Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, il Centro di ricerca dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, fino a poco tempo fa strettamente abbinato anche nel nome (ifom-ieo) all’Istituto fondato dal professor Veronesi.

Maurizio Mauri, nel corso della stessa audizione, ha anche ammesso che in passato sia stato un grave errore l’aver lasciato passare l’idea che il progetto scientifico fosse parte integrante della più complessiva operazione immobiliare e il suo finanziamento garantito dal buon esito della stessa. Al riguardo, ha precisato che il finanziamento della realizzazione dei nuovi edifici destinati alla ricerca e alla cura, che dovranno necessariamente collocarsi in prossimità dello IEO, sarà garantito esclusivamente dal pagamento nel tempo degli affitti da parte della Fondazione Cerba.

Una posizione inedita che spiega l’apertura di credito nei confronti del “nuovo” Cerba da parte della Giunta, ma anche delle forze politiche di maggioranza di Palazzo Marino, a partire da storici avversari del progetto immobiliare come il Presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, e del consigliere ambientalista del PD, Carlo Monguzzi.

Resta, però, da capire come il “nuovo” Cerba, s’inserirà nella programmazione regionale e nazionale, tenuto conto che nel frattempo, nel corso degli ultimi anni, nell’area metropolitana milanese sono cresciute importanti realtà di ricerca e cura, soprattutto private, ma inserite nel Servizio Sanitario Regionale e Nazionale. Su questo, il Comune di Milano può giocare solo un ruolo politico, sollecitando la Regione Lombardia e i Ministeri delle Salute e della Ricerca, in primo luogo, a rendere chiari obiettivi e priorità in materia di organizzazione delle cure e di finanziamento della ricerca, in un quadro epidemiologico, oltre che economico, anch’esso profondamente cambiato. Un ruolo, quello del Comune, però irrinunciabile, dato che le ricadute del nuovo insediamento avranno inevitabilmente delle ripercussioni, positive o negative, anche sul bilancio comunale.

All’interno di un quadro di certezze istituzionali anche lo sviluppo del progetto del nuovo Cerba potrebbe trarre giovamento. Spetta però ai suoi azionisti dimostrare con i fatti che la sfida scientifica è per loro davvero prioritaria e che i problemi della valorizzazione dei terreni e di quanto già edificato, sulla base del progetto immobiliare originario, vanno affrontati e risolti con altri strumenti e in altre sedi.

da www.arcipelagomilano.org

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