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Milano

di Roberto Cornelli

Il Congresso è ufficialmente avviato; finalmente si potranno tirare le somme di una stagione politica che ci ha fatto sognare di poter cambiare l’Italia, rendendola più giusta. Le settimane travagliate che hanno seguito il dopo elezioni ci hanno consegnato un governo di larghe intese guidato dal democratico Enrico Letta, sempre più apprezzato per la sua statura istituzionale. Un governo a cui è dato il difficile compito di affrontare  questioni economiche e sociali decisive per superare la crisi, e che deve lavorare in condizioni impervie in maggioranza con un PdL sempre più logoro, diviso e irresponsabile.
Certamente oggi, dopo aver superato (momentaneamente?) una crisi istituzionale e aver separato la vicenda personale di Berlusconi dal destino del Paese, lo scopo del Congresso è molto più chiaro: si vota un Segretario del Pd, non un candidato Premier, semplicemente perché le elezioni non sono alle porte.
E per la Lombardia (in cui il Congresso si terrà entro marzo) si potrà discutere di ciò che non si è ancora fatto finora, e cioè delle ragioni della sconfitta del centrosinistra in Lombardia (nonostante nell’area metropolitana milanese e in altre città il Pd abbia vinto) che, con l’idea del Patto Civico, non ha convinto abbastanza, e di come riattrezzare il Pd lombardo di un progetto che riesca a essere vincente, come è accaduto in quasi tutte le amministrazioni locali – piccole, medie e grandi – che sono andate al voto negli ultimi 3 anni.
Anche a Milano si è aperto ufficialmente il Congresso (che si terrà il 26 ottobre), con la presentazione di quattro candidati al ruolo di Segretario Metropolitano. Penso che il miglior modo di augurare un buon congresso a ciascuna e a ciascuno dei candidati sia quello di fare un po’ di memoria – e di sintesi –  di ciò che è accaduto in quasi 4 anni della mia Segreteria, che può essere utile per orientare il dibattito di merito e fare tesoro di un progetto, quello democratico, che continua e al tempo stesso si rinnova.
Un dato di partenza, anzi della mia partenza, a suo modo innovativa ante litteram. Sono diventato Segretario metropolitano milanese in quanto Sindaco: fui uno dei pochi Sindaci di centrosinistra italiani ad aver vinto le elezioni amministrative del 2009. E le vinsi bene nel Comune che avevo amministrato per 5 anni, Cormano: al primo turno con quasi il 67% dei consensi. Rimasi sorpreso della proposta unitaria che mi fece tutto il Pd di ricoprire l’incarico di Segretario. Una proposta diretta a una persona che non aveva mai avuto incarichi di partito. Una proposta a cui risposi di sì, avendo in mente innanzitutto l’appuntamento più importante per invertire la serie di sconfitte del centrosinistra degli anni precedenti: le elezioni milanesi del 2011.
La scelta di mantenere la mia professione. In questi quattro anni ho fatto certamente errori e ho mostrato alcune lacune. Auguro al prossimo Segretario di arrivare dove io non sono arrivato, ma al tempo stesso di considerare con grande attenzione, obiettività e rispetto le condizioni in cui si è operato e i risultati raggiunti.Solo così si evita di ripartire sempre da zero.
Una scelta fondamentale che ho compiuto da subito è stata quella di mantenere la mia professione, non pesando economicamente sulla Federazione (mi sono sempre definito un Segretario militante volontario), ma nello stesso tempo non ho potuto dedicarmi a tempo pieno all’attività politica. Penso che parte delle lacune che ho avuto siano legate a questo aspetto. Ma è una questione che sono sicuro rimarrà aperta anche per il futuro. I soldi sono sempre meno e sarà sempre più difficile pagare un Segretario a tempo pieno (se si vuole tenere i conti in ordine). Bisogna, in un certo senso, scegliere che partito si vuole essere: un partito leggero, senza finanziamenti pubblici, libero da condizionamenti privati e meno legato ai ‘professionisti della politica’? In questo caso temo che non ci sia altra strada che quella di un Segretario part-time. Non credo neppure che la soluzione sia affidare il partito agli eletti, perché gli eletti hanno bisogno di essere ri-eletti e inevitabilmente, sotto elezioni, tenderanno a pensare più a questo che al resto.
Le primarie e la vittoria di Milano. Fin da subito abbiamo lavorato per una ricomposizione di una coalizione larga di centrosinistra sulla base di punti programmatici precisi. Non è stato semplice: i rapporti con i partiti della sinistra milanese si erano logorati per le scelte compiute nelle precedenti elezioni provinciali e regionali. Ma ci siamo impegnati perché ritenevamo la ricomposizione del  centrosinistra una precondizione per poter affrontare la campagna elettorale a Milano e per vincere. Non solo. Abbiamo dichiarato fin dall’aprile del 2010, anche se in molti non erano d’accordo, che si sarebbero svolte le primarie per scegliere il candidato Sindaco di centrosinistra (Milano è stata la prima grande città a svolgerle in un momento in cui non era scontato che si facessero); le abbiamo organizzate, abbiamo sostenuto con grande trasparenza un candidato che poi le ha perse e, aderendo al migliore spirito delle primarie, abbiamo assicurato il nostro sostegno pieno al candidato che gli elettori avevano scelto e che poi, col nostro sostegno, ha vinto; abbiamo attuato un rinnovamento rilevante e diffuso nelle liste milanese e nelle zone e abbiamo ottenuto un risultato storico per il Pd milanese (raggiungendo quasi il 30% dei consensi), risultato poi confermato per l’area milanese nelle successive tornate elettorali regionali e nazionali. Tutto questo ha richiesto un forte impegno di organizzazione, coordinamento e relazioni politiche, che hanno occupato tutti noi in modo quasi esclusivo. Quella di Milano appariva a tutti noi la sfida delle sfide, non solo per Milano, ma per tutta l’area metropolitana, per la Lombardia e per l’Italia.
La vicenda Penati e le elezioni di Sesto San Giovanni. A solo un mese dalla vittoria milanese è “esplosa” la vicenda giudiziaria di Filippo Penati. Tutto il Pd ha subito un duro colpo sul piano mediatico e della credibilità, in Lombardia e non solo. Ma il rinnovamento in corso a Milano, anche sul piano delle scelte politiche, e l’equilibrio nella tenuta del partito hanno consentito di limitare i danni e di tenere botta. Erano mesi in cui proprio a Sesto San Giovanni s’iniziava a ragionare delle imminenti elezioni amministrative. Occorreva dare un segnale di rinnovamento e di forza del centrosinistra a Sesto. Alcuni commentatori davano la partita già persa. Ma perdere Sesto avrebbe significato interrompere un ciclo positivo che si era aperto da qualche mese a Milano. Sono stati mesi duri al fianco di un partito, quello sestese, che si è tirato in piedi, ha reagito difendendo il buon governo della Giunta Oldrini, ha ridato corpo a un progetto politico, ha discusso animatamente, si è dato un nuovo segretario e ha trovato la forza di vincere le primarie e poi le elezioni con Monica Chittò. A Sesto San Giovanni abbiamo vinto, così come in quasi tutti i Comuni che sono andati al voto, nel 2012 e nel 2013. In questi giorni precongressuali circola l’idea che nei Comuni si vince nonostante ciò che fa la Segreteria Metropolitana. Penso che tutto sommato sia vero, nella misura in cui lo è sempre stato. Chi, come me, ha fatto il Sindaco sa bene che è la credibilità della classe dirigente locale unita alla forza di un progetto ideale nazionale di largo respiro a convincere le persone a segnare una X sul simbolo del Pd. Una classe dirigente metropolitana e cittadina, però, può fare la differenza se è in grado di interpretare al meglio quel progetto ideale e, al tempo stesso, se sa dare le giuste priorità al proprio lavoro. E per me la priorità politica, dopo aver vinto Milano, era quella di confermare Sesto. Anche a costo di apparire meno occupato in vicende più interne al partito.
Questioni di bilancio e una festa rinnovata.
In questi anni di lavoro abbiamo ridotto considerevolmente il carico dei debiti della Federazione attraverso alcune scelte: minori spese di rappresentanza, gestione oculata e attenta delle campagne elettorali, minori consumi interni, tagli di consulenze e collaborazioni.
Dal primo anno di costituzione del Pd, la festa democratica milanese ha portato nelle casse del partito più debiti che risorse. Non si poteva continuare così e non appena ci si è presentata l’occasione giusta, nel 2012, abbiamo deciso di esternalizzare la gestione economica della ristorazione. Un accordo tra la Federazione e alcuni circoli del Pd ha consentito, poi, di fare squadra per proteggere la Federazione da altre esposizioni economiche importanti. La Festa è stata trasferita al Carroponte di Sesto San Giovanni, luogo più economico delle aree della città di Milano, molto conosciuto e frequentato dai giovani. Non necessariamente dovrà essere quella la sede permanente. La prossima Segreteria deciderà il come e il dove della Festa. Ma intanto consegniamo a chi verrà dopo di noi una innovazione che è risultata efficiente: le ultime due edizioni hanno fatto registrare saldi positivi; ciò significa che il nuovo impianto economico-finanziario e organizzativo della Festa funziona e costituisce un nuovo punto di partenza per ogni altra innovazione.  Sarebbe auspicabile, per esempio, per il prossimo anno, a ridosso di Expo, organizzare a Milano la Festa Democratica Nazionale. Potrebbe essere una proposta concreta della nuova segreteria, che a partire da quanto fatto negli ultimi due anni, possa costruire una festa con ospiti internazionali ed eventi legati ai temi dell’Expo. Una festa che renda il Pd metropolitano da subito protagonista e propulsore di un evento così decisivo per l’Italia.
Questo lavoro sul bilancio, per cui ringrazio in particolare il Tesoriere e il Comitato di Tesoreria, ha portato a risultati evidenti dal punto di vista contabile. L’ultimo  bilancio dell’esercizio chiuso al 31/12/2012 presenta per la prima volta un avanzo di gestione di 146.466,44 euro (ricavi 1.081.476,13 euro e costi 935.009,69 euro) e uno stato patrimoniale con attivo di 597.000,71 euro e passivo di 817.812,99 euro. Il risultato positivo della gestione 2012 consente di continuare l’opera di contenimento ed esaurimento progressivo dei debiti maturati negli anni precedenti nei confronti di fornitori della Festa Democratica.
Per l’anno 2013 si prevede un esercizio in attivo anche grazie allo svolgimento delle primarie nazionali che saranno svolte nel mese di dicembre.
Lo stato di salute del bilancio del Pd milanese è un dato importante perchè consentirà a chi subentrerà nel ruolo di Segretario di occuparsi con più serenità delle questioni politiche. Restano ovviamente molti problemi ancora aperti relativi ai cambiamenti nel rapporto tra politica e revisione del meccanismo di finanziamento dell’attività politica. Certamente occorrerà mettere in campo nuove strategie di crown-funding per reperire risorse e auspicabilmente ci sarà una distribuzione diversa delle risorse tra centro e territori, favorendo forme di finanziamento dei circoli. Ma questo si potrà fare grazie a una situazione di bilancio sostanzialmente solida.
Per finire (anche se ci sarebbe ancora molto da dire)
Dal settembre 2012 al marzo 2013 siamo stati gettati in una fase lunga di primarie per il candidato Premier, primarie per il candidato alla Presidenza della Regione Lombardia, primarie per i parlamentari ed elezioni nazionali e lombarde. Una stagione che abbiamo vissuto  “in apnea”, a testa bassa, rincorrendo le mille necessità organizzative e politiche. Dopo le elezioni di marzo, che hanno consegnato l’Italia all’ingovernabilità, si è lavorato per il governo di cambiamento e, poi, dopo il pasticcio dell’elezione del Presidente della Repubblica e la disponibilità in extremis di Napolitano, per sostenere Enrico Letta nel suo difficile compito d Governo.
Oggi siamo alla vigilia di una legge di stabilità che, prendendo per buone le anticipazioni, potrebbe portare più equità e allentare il patto di stabilità per i Comuni.
Proprio su questo secondo punto, patto di stabilità e taglio agli enti locali, il Pd milanese si è sempre impegnato per sostenere le ragioni dei Sindaci in ogni occasione, anche in dialettica con il livello nazionale; e poi per la costruzione della Città Metropolitana (siamo gli unici ad aver prodotto documenti e atti d’indirizzo poi recepiti dalla Giunta Milanese), per l’attuazione di un decentramento di funzioni alle zone milanesi, per la la realizzazione di servizi su scala metropolitana, a partire dal  sistema idrico integrato tra i Comuni della Provincia di Milano e oltre. Abbiamo lavorato sulla promozione dei referendum sull’acqua (anticipando le scelte del Pd nazionale), sull’affermazione dei diritti civili, sulle seconde generazioni, sulle politiche di mobilità sostenibile, sui temi della giustizia e della sicurezza; e ancora sulla formazione politica, anche in collaborazione con altri enti, su una collaborazione stretta con una nuova leva di Giovani Democratici e su molto altro ancora.
È giusto concentrarsi, in una fase precongressuale, su ciò che occorre migliorare. Direi quasi che è salutare, purchè si sia disposti a riconoscere il molto lavoro fatto e i risultati raggiunti. Altrimenti tutto diventa polemica interna, tanto sterile quanto noiosa.
Per concludere, una breve nota personale sui rapporti con l’Amministrazione milanese. Non è mai facile per il principale partito di governo trovare il modo giusto per sostenere il proprio Sindaco e la propria Giunta. Anche perché in questi casi, come in generale, le relazioni sono sempre biunivoche. Occorre sostenersi a vicenda, anche criticamente, ma sempre lealmente. Da parte mia ho interpretato questa esigenza sostenendo convintamente l’operato di Pisapia e della Giunta che, pur nelle enormi difficoltà dell’amministrare oggi, si sta impegnando anima e corpo per costruire una Milano più vivibile e bella, più giusta e più solidale. Ho dato il mio apporto – a volte anche critico – nelle sedi di discussione appropriate, senza mai cercare una visibilità personale a discapito dell’Amministrazione milanese. Ho lavorato per evitare fratture, per ricucire strappi e per creare le condizioni per una forte coesione nella maggioranza che si trovava di fronte a scelte difficili. Non so se questo sia l’unico modo per sostenere un’amministrazione; non so neppure dire se sono stato ripagato – io in quanto Segretario del Pd – con la stessa moneta da tutti gli amministratori milanesi. A volte questo lavoro è stato ancora più difficile proprio per un clima di scarsa legittimazione reciproca in ruoli e funzioni. Ma per come sono fatto, non avrei potuto fare diversamente. Credo che il bene più grande che abbiamo prodotto in questi anni sia il governo democratico della città di Milano. Si trovi un modo migliore del mio per sostenere il Sindaco Pisapia e gli Assessori, si faccia comprendere loro che la partecipazione alle scelte richiede una condivisione costante con i consiglieri comunali e un coinvolgimento più convinto dei tanti militanti e consiglieri di zona che quotidianamente  mettono la faccia per sostenere le scelte amministrative. Ma non facciamo gli errori di sempre: sosteniamo chi sta dando a Milano un’occasione di rinascita!

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