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Di Mrs. Lina Smith

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Green carpet pieno di vip, ma resisterà all’indifferenza istituzionale?

Green carpet pieno di vip, ma resisterà all’indifferenza istituzionale?

Carlo Capasa, Livia Firth, Giuseppe Sala, Cristina Tajani, Adut Akech, Alessandra Ambrosio, Derek Blasberg, Marco Bizzarri, Sinead Burke, Doina Ciobanu, Anna Dello Russo, Lou Doillon, Peter Dundas, Ginevra Elkann, Colin Firth, Isabeli Fontana, Valentino, Toni Garrn, Giancarlo Giammetti, Kat Graham, Izabel Goulart, Elsa Hosk, Johannes Huebl, Michelle Hunziker, Jon Kortajarena,  Doutzen Kroes, Levante, Sophia Loren,  Stella McCartney, Angela Missoni, Rosita Missoni, Olivia Palermo, Pierpaolo Piccioli, Benedetta Porcaroli, Renzo Rosso, Nikki Reed, Eva Riccobono, Jasmine Sanders, Elisa Sednaoui, Alessandro Sirtori, Ian Somerhalder, Dylan Sprouse, Candice Swanepoel, Tomaso Trussardi, Eric Underwood, Amber Valletta, Lea T, Shailene Woodley, Letitia Wright, Paolo Zegna, Gildo Zegna. 

Copia e incolla dei nomi forniti gentilmente da Camera Moda. Una mappazza quasi indigesta. Tutti in piazza Scala, prima, dentro al teatro, poi. Insieme appassionatamente per la consegna dei  Fashion Awards a chi produce moda nel rispetto dell’ambiente. Lo chiamano Green Carpet, ed è a Milano che viene organizzato per la terza volta. Senza gli euro del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ice, nisba. Eppure fa figo parlare in inglese, sul palco. La nostra lingua bandita. Per fortuna c’è la Sophia nazionale (a parte tre parole)  e Valentino (premiato), che ci ridanno dignità. Tutte vestite in politicamente corretto con le varie maison di moda pronte a lanciare comunicati sulla descrizione degli abiti indossati dalle vip: stoffe riciclate, materiali ecosostenibili con tanto di certificazioni. Il là lo diede Livia Firth, ovviamente moglie del famoso Colin, (che strano, in un mondo dove le donne si tengono saldamente stretto il loro cognome, quando è di caratura si butta bellamente alle ortiche quello di nascita) e, grazie alla coppia, arrivano a Milano nomi di peso. Se mollano loro, magari decidendo di organizzare l’evento in un altro paese, il Green Carpet tira giù la serranda. Finchè dura, ce lo teniamo, pare dia prestigio (a chi?). Leonardo da Vinci guarda dall’alto e sbuffa. La sua piazza gli piace di più quando non si riempie di tanta fuffa, di gente imboscata, di personaggi che contano nulla. C’erano cani e porci al di là della security. Quelli che contavano si sarebbero poi seduti alla cena placè organizzata nel palazzo di fronte, in Comune. Gli altri in pizzeria. 

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