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Di Mrs. Lina Smith

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Niente tentazioni per Cairo. Al suo premio impossibile mancare

di Mrs. Lina Smith

Come da pronostico ha vinto uno straniero.  La ventesima edizione del Premio Cairo doveva essere coronata con qualcosa di esotico e, quindi, dal cappello a cilindro della qualificata giuria, è uscito il nome di Namsal Siedlecki, nato a Greenfield nel 1986 da papà americano di origine polacca e mamma italiana. Tre teste, tre sculture manco tanto ammirate da quella moltitudine di gente venuta a baciare la pantofola al grande capo dell’editoria, sono state premiate con 25 mila euro e tanta speranza di futuro successo in tasca. Cosa che si augura anche l’Urbano nazionale dato che tutte le opere vincitrici se le tiene in saccoccia lui. Bene, comunque, gli va dato il merito di dare  uno scossone al mondo dell’arte giovanile ormai da vent’anni, unico evento che mette in mostra nuovi talenti. Fino a qualche anno fa, tra le stanze di Palazzo Reale, non accorrevano cosi tante persone alla proclamazione del vincitore, ma l’ebrezza di stringergli la mano, ora vengono a provarla in molti. La processione davanti alle opere dava l’impressione che tutti se ne intendessero veramente. I commenti pure. Ma, si sa, non c’è nulla di più figo di esibire una cultura anche se millantata.

Mescolati tra le maestranze dei giornali, ecco i direttori, i giornalisti, gli amici e i nemici tutti presi, nei rispettivi ruoli, a dar prova del loro esserci. Prima di tutto farsi vedere dal re:  un’occhiata, un cenno, un mezzo sorriso, basta la certezza che il padrone della Rcs abbia registrato la presenza. Diverse lo baciano ma lui non gradisce, e si vede.

Forse non sanno che c’è Mali Pelandini la bella moglie con parecchie marce in più di tante sciacquette (giovani o vecchie) che cercavano di mettersi in bella vista. Simpatica, semplice, fare rassicurante, nessun tiraggio strano, nessun gonfiaggio sospetto, faccia pulita , Cairo, con lei, ha fatto bingo. Lella Curiel, Miki Gioia, Manuela Galtrucco, Anna Cataldi, Maurizio Fabris felici di esserci come Andrea Monti, Luciano Fontana, Michela Vittoria Brambilla, Filippo Del Corno.

Non è mancato qualche tocco berlusconiano: veline in minigonna e tacchi a spillo, magliette attillate con la scritta Premio Cairo svettante sul seno, davano la chiara sensazione che il cavaliere ha sempre avuto ragione: i capolavori stanno lì. 

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