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Milano

 

 

la russa gasparri

di Fabio Massa

 

Alla fine, come aveva anticipato Affaritaliani.it, il prestito sarà accettato da Aler, l'istito che gestisce le case popolari di Milano. Ma non ci sarà nessun piano di rientro. La vicenda era iniziata una decina di giorni fa, quando l'assessore alla Casa aveva deciso di staccare un cospicuo assegno da 30 milioni di euro per mettere una pezza alla difficilissima situazione di cassa per l'ente guidato, in via commissariale, dall'ex prefetto Lombardi. Il problema, sollevato subito dal cda dell'ente, è che la Regione pretendeva che fosse consegnato un piano di rientro in 18 mesi con un tasso del 2 per cento annuo. Un piano di rientro che nessuno, sindaci compresi, avrebbe mai avallato. Quindi le trattative, che sono arrivate a un via libera finale, perché il piano di rientro dovrà farlo la stessa società che sta conducendo la due diligence.

Ma se un problema è andato a risoluzione, la guerra politica all'interno di Aler continua. L'ente, del resto, è sempre stato terra di conquista per la politica. L'ultima gestione vedeva un impasto di sinistra, destra e centro. Il vicepresidente, ad esempio, era Filippo Musti, della Lega Nord. Nel cda c'era il piddino Emilio Bianchi, Francesco Esposito, in quota alla Provincia di Milano. E c'era Triscari, un tempo in quota Podestà. Successivamente sarebbe entrato Beltrami Gadola, per volontà di Pisapia. Gli An schieravano Pietro Cerullo e Marco Mastrandrea, entrambi legati a Ignazio La Russa. Stessa ripartizione nel collegio sindacale, dove siede l'aennino Beniamino Lo Presti, l'azzurro Stefano Sacchi e il "penatiano" Antonino Princiotta. E Cl? Secondo i bene informati, Formigoni non volle mai nessun tipo di rappresentanza all'interno dell'Ente perché aveva una garanzia in Loris Zaffra, amico di Ferlini della Compagnia delle Opere e uomo di grande equilibrio. Inoltre la Regione era (ed è) la principale controparte di Aler, e la Regione era saldamente controllata da Nicolamaria Sanese, l'ex segretario generale di chiara osservanza ciellina. Sulla poltrona di direttore generale alla Casa sedeva Maria Pia Redaelli, attuale subcommissaria dell'Ente insieme a Mario Viviani, voluto dal Comune di Milano.

Tutto secondo le regole, tutto giusto. Tutti d'accordo in una gestione che ha portato a un buco clamoroso, con acquisizioni che nulla hanno a che fare con la mission aziendale (come ha scritto Affari). Il problema è che quella sorta di pax politica che ha retto Aler per anni è finita. Nell'individuazione dei responsabili del "buco" c'è un tutti contro tutti. La Lega Nord imputa alla gestione pidiellina la colpa primaria. Il Pdl si spacca in due. Da una parte i ciellini, dall'altra gli ex An. Questi ultimi sono nel mirino un po' di tutti. Il perché? Risale a un esposto contro il ruolo rivestito in Aler dall'architetto Michele Ugliola, che pare abbia svolto un ruolo attivo in tutta una serie di compravendite oggi contestate, e che appare nelle carte dell'inchiesta su Davide Boni, ancora è in itinere. Successivamente a quell'esposto, la situazione è esplosa, e oggi stanno proprio volando gli stracci.

@FabioAMassa

Tags:
viaggio aler







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