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Milano

di Fabio Massa

Scommessa persa (dal Pd) scommessa vinta (dalla Lega), dunque. Due anni e scampoli dopo la sconfitta di Filippo Penati, finito poi in una querelle giudiziaria che ne ha determinato - di fatto - la fine politica, anche Umberto Ambrosoli, avvocato, figlio di un eroe borghese, perde contro il centrodestra. Non c'è più l'imbattibile Roberto Formigoni, ma un altro Roberto, di cognome Maroni, che in Lombardia ha giocato l'ultima carta della Lega Nord. Il nuovo Miglio della sua formazione, il professor Galli, intervistato da Affaritaliani.it in qualità di capolista della lista Maroni, lo ha detto chiaro e tondo in tempi non sospetti: "Questo è l'ultimo tentativo della Lega Nord. O ce la fa così, o non ce la fa". Ecco, quel che era il sogno dei barbari sognanti, può andare avanti ancora un po', perché Maroni si è giocato l'ultima carta e ha vinto. La Lombardia è sua. A nulla sono valsi l'attacco concentrico di giornali e giudici sulle malefatte (tutte da provare) di Roberto Formigoni. A nulla sono valse le ondate di indagini e di avvisi di garanzia sui rimborsi elettorali. Semplicemente, agli elettori non gliene frega nulla. Anche perché - Minzolini docet - chissà poi come vanno a finire, certe cose. Così, dal consiglio regionale lombardo sono state smaltite le "scorie" (il capogruppo leghista che paga il pranzo di nozze alla figlia, Nicoli Cristiani e Domenico Zambetti), ma la pasta rimane sempre quella. Pdl e Lega Nord uber alles, governano loro e bisogna mettersi l'anima in pace. Neppure Grillo, in terra Lombarda, ha più di tanto appeal. Da queste parti, nelle province più operose d’Italia, si bada ai fatti. E le urne danno ragione al centrodestra. Punto.

Dall'altra parte c'è il sogno del Partito Democratico lombardo. Un partito giovane, coraggioso. Diciamolo subito, il gesto di Maurizio Martina, il segretario che ha rifiutato un posto sicuro al Parlamento per giocarsela in Lombardia, è stato bellissimo. E anche folle, perchè nella sua Regione ha perso. Ad Affaritaliani.it aveva detto che ne avrebbe tratto le sue conseguenze, se avesse fallito il colpo. Lo farà, perché è un giovane di parola. Il Pd deve cambiare ancora pelle. Ma come? Per farne una metafora musicale, dalle parti democratiche suonano profonde le note di "Requiem for a dream". Finito tutto, compagni si sbaracca. Ci hanno provato con l'uomo di partito (Penati) sostenuto dalla nomenklatura, l'unico ad aver vinto qualcosa a Milano e dintorni. Ci hanno provato con il civico per eccellenza, che diceva sui cartelloni di essere "forte perché libero", Umberto Ambrosoli. Ecco, adesso con che cosa ci proveranno? Non lo sappiamo. Ora si apre la fase delle recriminazioni e delle riflessioni. Che non sarà simpatica, sarà dolorosa, ma andrà fatta.

@FabioAMassa

Tags:
barbari requiem pd






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