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Moda
Lavinia Fuksas: "Il Covid ha accelerato una rivoluzione che era già in atto"
Credits Photo: Alessio Bernardini

Lavinia Fuksas è cresciuta in un ambiente culturale attivo, figlia della celebre coppia di architetti Doriana e Massimiliano, si interessa sin dai primi anni di studio alla commistione tra arte e moda. Affianca alla formazione in materia economica presso l'Università Luigi Bocconi di Milano esperienze lavorative in galleria d'arte, collaborazioni con aziende emergenti e maison di moda (Azzedine Alaia) e corsi di formazione presso la Central Saint Martins di Londra e lo studio Mode di Parigi. Ha in seguito frequentato la Parson School of Design, conseguito un master in fashion Design in Marangoni e architettura a Parigi. Attualmente lavora come designer e business developer presso lo studio Fuksas e ha il suo brand di gioielli. Noi di Affaritaliani abbiamo avuto modo di conoscerla meglio.

L'intervista di Affaritaliani.it a Lavinia Fuksas

Il connubio Arte e Moda da sempre caratterizza sia la tua carriera di studi che quella lavorativa. Oggi come oggi, con l'evoluzione che entrambe hanno subìto, come stai cercando di unire le due componenti?

Non so scegliere, sempre stata un’ indecisa cronica. Forse il fatto che il mio segno zodiacale sia la bilancia, influisce. Troppi amori, una passione che li lega, quella del creare. Ho studiato economia, ed al contrario di cio’ che dice il libro di Florence Noiville, non me ne pento. Mi ha dato una base importante per tutto cio’ che è venuto dopo. Nel mio processo creativo la commistione di questi due mondi è fondamentale, e penso che non possa esistere l’uno senza l’altro. Il periodo di fermo storico che abbiamo vissuto mi ha dato l’opportunità di ripensare al mio modo di creare, di essere e di vedere il futuro. Le collezioni, che prima dovevano essere plasmate ad una domanda di mercato, e ad una frenesia temporale, ora seguono solamente la mia esigenza creativa, ed i miei tempi.  Desidero che la persona che osserva, custodisce o indossa le mie creazioni, possa sentirsi rappresentato da esse. Sono oggetti fatti per persone forti, o che cercano quella forza, sono preziosi, ma nascondono le loro gemme all’interno, un po’ come gli esseri umani, che, sono da sempre la mia ispirazione più grande.

Quanto ha influito sul tuo lavoro la lunga carriera formativa all'estero e che clima hai trovato rispetto all'Italia? 

Credo che l'istruzione italiana sia una delle più complete.  Abbiamo un patrimonio storico e un modo di studiare e raccontare le cose molto più approfondito rispetto agli altri Paesi. Siamo portati alla cultura ed alla sensibilità, qualsiasi Italiano, proprio perché abituato alla bellezza, nasconde una tenerezza ed una sensibilità impareggiabile. Noi Italiani abbiamo tutti gli strumenti, dobbiamo solo imparare ad osservare ed a prenderci cura di tutta questa bellezza. Io stessa avevo un pessimo rapporto con Roma, fuggita a 17 anni, ho vissuto tra Milano, Parigi, Londra e New York. Vi sono ritornata e ho imparato ad amarla nuovamente,  ad osservare quello che davo per scontato. La qualità di vita in Italia, è infinitamente superiore rispetto a qualsiasi altro posto al mondo, aver vissuto in più luoghi e in città multiculturali mi ha dato una visione più aperta ed inclusiva grazie alle numerose influenze e agli stimoli diversi che ho ricevuto.

Questa quarantena che consapevolezze ti ha dato rispetto al settore professionale in cui operi, quello del design e della moda?

Ho cominciato a pensare in maniera diversa al lavoro. Mi sono resa conto che non era necessario essere in un posto fisico per poter fare qualcosa o comunque svolgere la mia professione. Nell’ ambiente nel quale  opero sapevamo che saremmo arrivati ad una situazione analoga, Gli architetti già da tempo stavano “  ripensando” le città ed il modo di viverle. Il virus ed il confinamento hanno accelerato i tempi di una rivoluzione già in atto.

Una evoluzione del concetto di spazio quindi..?

Abitiamo un mondo, sovraffollato e sovracostruito, dove non c'è più spazio fisico per l'essere umano.  Bisogna incominciare a razionalizzare coscienziosamente il futuro dell’occupazione del suolo.

Hai intrapreso anche la carriera di business developer, raccontaci questa nuova esperienza.

Innanzitutto non è un’esperienza ma un lavoro. Avendo lavorato nella moda è naturale che faccia tesoro dell’esperienza accumulata e delle conoscenze. Lavorando in uno studio come il nostro abbiamo l’opportunità di confrontarci con una multitudine di progetti e realtà differenti.  La divisione di cui mi occupo principalmente riguarda lo sviluppo di progetti incentrati su Lusso e Moda

Come è nata l'idea di creare la tua linea di gioielli?

Ho avuto la fortuna di scoprire la mia passione molto giovane. Ho avviato il mio marchio di gioielli a 20 anni, una bambina. Negli anni, si è declinata in altro ed ho lavorato nella moda. È stato subito evidente che  lavorare da Azzedine Alaia è sicuramente molto diverso dal lavorare nelle grandi aziende dove tutto è molto compartimentalizzato. L’ esperienza da Azzedine Alaia mi ha dato modo di capire un reale processo creativo, che va a costruire una vera e propria identità a chi lo indossa. Si entra in un mondo.
Lo stesso vale per la creazione dei gioielli, sono oggetti, piccole sculture, costituite da vere e proprie costruzioni, declinabili in più varianti, cosa che risulta molto stimolante. Un elemento che cambia tutta una figura.

Quanto la figura di tuo padre Massimiliano ha influito nella tua carriera professionale e nella tua identità stilistica?

La mia famiglia mi ha trasmesso i valori del lavoro, della costanza e del mettere una forte passione in tutto ciò che si fa. Il realizzarsi da soli, è fondamentale per i miei genitori, ciò ti sprona e ti rende determinato, ma come per tutti è sicuramente difficile. Ci supportiamo molto, da un punto di vista creativo ed affettivo, ci amiamo, e ci sosteniamo, ma non ho mai chiesto nessun tipo di aiuto economico per l’avvio del mio marchio. Le forme leggere, le torsioni, la fluidità mista a geometricità dei miei gioielli, seppur continui a negarlo, seppur involontariamente richiamano lo stile di mia madre e di mio padre, dicono…..

Nonostante il lockdown non ti sei mai fermata e hai comunque molti progetti in cantiere..

Ho concluso la registrazione di una masterclass di Comunicazione & Design per una piattaforma di nome Feel Class. Ripercorrendo movimenti storici ed artistici nelle mie lezioni analizzo come in realtà si sia sempre comunicato. Il bello del design è proprio l’accessibilità al prodotto, e, senza comunicazione, essa non può sussistere. Durante il confinamento ho avviato un progetto digitale,che si chiama Nontihodettomai. Una sorta di palcoscenico virtuale, che sfrutta il canale di instagram, dove le persone si raccontano, sono incentivate a creare ed hanno finalmente una voce, cosa molto importante per chi non ha una piattaforma dove esprimersi e farsi ascoltare. Il creare, lo scrivere, il disegnare seguendo il mio stato d'animo, è catartico. Nei momenti più bui ho sempre dato il meglio di me, e volevo che anche gli altri avessero questa sensazione e trovassero il coraggio di creare. Dal caos e dalla distruzione non può che nascere qualcosa di bello. In futuro potete aspettarvi una mostra, nella quale saranno esposti i miei quadri e schizzi preparatori, un libro ed una nuova collezione di gioielli, disponibile da ottobre.

Quanto la tua casa di Roma ti rappresenta e quanto del tuo stile artistico possiamo ritrovare al suo interno?

Abito un luogo apparentemente puro, molto curato che  tra pezzi di modernariato, opere d’arte di emergenti e oggetti acquistati nei miei viaggi, nasconde un lato più duro e anticonformista, come lo sono io d’altronde. Ha equilibrio, spezzato da vari atti psicomagici ed estremamente catartici, quali disegni sui muri, fiori, e date che simbolizzano periodi della mia vita, felici oppure più burrascosi.

 

 

 

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